Home arrow Politica e Istituzioni arrow La Grillonomics: back to disaster!
La Grillonomics: back to disaster! E-mail
di Francesco Pastore
25 luglio 2016

In un’intervista concessa da Luigi Di Maio a Manuela Perrone su Il Sole 24 ore del 22 giugno 2016, l’esponente di punta del M5S ha enunciato i punti cardine della proposta di politica economica del suo partito.

Il primo punto è già una svolta epocale. Il M5S non è contro l’Unione Europea, ma vuole un’Europa più solidale, e fin qui siamo perfettamente d’accordo. Il Movimento, però, è più drastico e proporrà un referendum di indirizzo per l’uscita dell’Italia dall’area euro e il ritorno ad una moneta nazionale. Collegato a questo tema del ritorno alla lira sarebbe “ripubblicizzare” Bankitalia, togliendo alle banche private le quote di capitale da esse possedute. Una quota degli utili netti destinati a riserve (il 4%) dovrebbe essere impegnata per finanziare un Fondo per il reddito di cittadinanza. La somma destinata sarebbe di poco inferiore al miliardo. 


In realtà, secondo i loro calcoli, occorrerebbero 16,3 miliardi di euro per realizzare il loro programma di reddito di cittadinanza, ma Pier Carlo Padoan ritiene la somma da loro prevista molto inferiore all’effettivo fabbisogno. I soldi necessari andrebbero reperiti così: 5 miliardi di riduzione della spesa pubblica; 2.5 miliardi di riduzione delle spese militari, e degli F35 in primis; 2,5 miliardi da un aumento dei canoni di concessione per gli idrocarburi, 900 milioni dalle riduzioni delle quote di deducibilità degli interessi passivi per banche e assicurazioni e il resto dalla riduzione dei costi della politica (auto blu, pensioni d’oro, consulenze, indennità etc).

Sul debito pubblico che potrebbe aumentare a seguito di questi interventi? Secondo loro, le misure di austerità previste dagli accordi europei finalizzate a creare avanzi primari non sarebbero sostenibili oltre che essere inefficaci. Un audit accurato delle diverse componenti del debito dovrebbe portare a verificare la sua sostenibilità ed eventualmente anche arrivare a ripudiare una parte del debito sovrano se ritenuta inaccettabile.

Altri elementi importanti sarebbero:

-          Draconiani provvedimenti anti-corruzione;

-          Provvedimenti sulle pensioni volti ad aumentare la quota dei giovani nelle imprese;

-          Una riforma costituzionale per aggiungere ulteriori pesi e contrappesi alla azione del governo, l’opposto della riforma costituzionale proposta dal governo;

-          Allargare la platea delle piccole imprese che ricevono l’aliquota agevolata al 5 e al 15%;

-          Eliminare gli 8mila euro di incentivi per le start-up innovative;

-          Abolire l’Irap sulle microimprese;

-          Sostenere investimenti nei settori innovativi, tipo stampanti 3D.

Sulla politica energetica, il movimento vuole la chiusura immediata delle 14 centrali italiane a carbone e degli inceneritori. Tassa ambientale sull’uso del carbone e forti incentivi alle rinnovabili. Sostituzione defnitiva dei motori termici con quelli elettrici. L’eliminazione di 13.5 miliardi di sussidi che sarebbero oggi pagati sulle fonti fossili libererebbero risorse per gli altri impieghi sociali.

 

Le probabili conseguenze

 

Ecco la grillonomics. La riassumerei con una frase: Back to disaster!
L’uscita dall’euro, il ripudio di parte del debito e la pubblicizzazione di Bankitalia (quest’ultima abbastanza irrilevante) già da sole basterebbero a mettere in ginocchio il paese. Svalutazione drammatica della moneta, fuga immediata e massiccia di capitali, perdita di valore della ricchezza accumulata, aumento alle stelle dei tassi d’interesse con conseguente aumento della disoccupazione a livelli mai visti prima. Conseguente chiusura del mercato dei capitali e isolamento internazionale del paese sia sul mercato delle merci che dei capitali. Impossibilità o quasi di ricorrere a finanziatori esteri.

 

Questa prima parte della proposta, in verità, sembra così assurda da risultare poco credibile, nel senso che difficilmente sarebbe realizzata. Prima della sua realizzazione, si verificherebbe una sorta di “colpo di stato” da parte dei mercati, del tipo di quello subito da Silvio Berlusconi nel 2011.

Oltre al ripudio del debito, il M5S prevede anche una serie di altri interventi che andrebbero ad incidere in misura massiccia sulla spesa pubblica, aumentando il deficit e anche il debito, ma se si ripudia il debito pregresso, sarà possibile avere rifinanziamenti solo a tassi altissimi.

Il problema della copertura degli interventi è affrontato in modo naif e quindi c’è da ritenere che ancora queste proposte dovranno poi essere sottoposte al vaglio dell’ufficio legislativo del Parlamento che le boccerebbe tutte per mancanza di copertura.

Ma qui ritorna in gioco il punto iniziale. L’Italia uscirebbe dall’UE e ciò, secondo Grillo e Di Maio, consentirebbe di spendere soldi pubblici all’infinito. Ma chi finanzierebbe il debito italiano mentre i nostri governanti aumentano la spesa all’infinito? E le tasse? Chi le pagherebbe?

Stranamente, non bisogna più incentivare le start up, ma gli investimenti innovativi.

Alcuni provvedimenti sarebbero molto retro, come la chiusura dei termovalorizzatori, che sono considerati universalmente la soluzione principe al problema dello smaltimento dei rifiuti assieme alla raccolta differenziata.

Gli altri interventi sono in parte accettabili, ma in parte poco realistici ovvero, quando sono realizzabili, come il passaggio alle energie pulite, comunque non cambierebbero di tanto la situazione.

 

Il transfert psicologico da Matteo Renzi a Grillo

 

Non si dica poi che non si sapeva cosa proponevano quelli del M5S-MSI. Si perda qualche minuto per leggere le loro proposte. Ora tutti i media sembrano indicare in Grillo la salvezza del paese. Tuttavia, sembra evidente che se si seguono le sue ricette si va a sbattere. Ma di brutto. Non si dica che non lo si sapeva. 

L’ipotesi più probabile è che man mano che diventa possibile una loro vittoria elettorale, saranno spinti a cambiare le loro proposte, mettendo da parte quelle più assurde, come l’uscita dall’euro. Su questo, la Brexit sta chiaramente indicendo una riflessione più approfondita anche nel M5S.
Mi chiedo quanti, votando alle primarie per Matteo Renzi, abbiamo letto prima le sue proposte economiche. Ora tutti sembrano sorpresi delle sue politiche. In realtà, che Renzi fosse un po' troppo liberal per l'elettorato medio del PD era chiarissimo fin dall'inizio. Io infatti ero sorpreso dei suoi tanti consensi. Mi chiedevo: ma lo votano al di là di quello che dice? La risposta è sì, evidentemente. Si votava lui in quanto ritenuto vincente senza farsi troppe domande. 
Si sta facendo lo stesso con il M5S-MSI. Attenzione a votarlo. Leggete i programmi prima di scegliere.
Colpa dei media. Non spingono alla riflessione, all'analisi ma al transfert psicologico sul politico di turno. Si spingono gli elettori a individuare un capro espiatorio ed un nuovo leader senza guardare le proposte né dell'uno né dell'altro! 
Onestamente come si può pensare che chicchessia riesca a risolvere i problemi dell'Italia senza sacrifici? Eppure si continua su questa strada folle e insensata! Sarebbe bene che il dibattito si concentrasse non sui leader ma sui suoi programmi e sulle soluzioni che propone!

 

Disinnescare il M5S


Comunque il modo migliore per disinnescare Il M5S-MSI consiste nel prendere alcune delle loro battaglie giuste e realizzarle al più presto. In particolare, mi soffermo su tre punti: a) l’euro; b) la lotta alla casta; c) il reddito di cittadinanza.

Credo che il governo farebbe bene a porre al centro del dibattito politico italiano il tema certo non dell’uscita dell’Italia dall’UE, ma della ricontrattazione su basi nuove della cessione della sovranità fiscale e monetaria, avvenuta nel 1993 (Trattato di Maastricht) e nel 2001 (introduzione euro) forse troppo frettolosamente e ingenuamente. Con il fiscal compact del 2012 si è accettata un’ulteriore cessione di sovranità anche sulle politiche di bilancio di tipo più strettamente congiunturale. Tutto ciò sarebbe dovuto avvenire solo a certe condizioni che all’epoca non furono adeguatamente discusse e che andrebbero ridiscusse approfonditamente. La BCE dovrebbe abbandonare la strada dell’austerità al più presto!

Andrei avanti con decisione sulla lotta alla casta e la riduzione dei costi della politica. Occorrono provvedimenti immediati e forti in questo campo, di quelli che fanno scalpore!

Poi credo che il Movimento 5 Stelle stia usando la proposta di reddito di cittadinanza come una sorta di cavallo di Troia per conquistare il voto della sinistra. Credo che possiamo paragonarlo al programma di nazionalizzazioni di Francois Mitterrand durante la campagna per la sua elezione presidenziale. Grazie a quel programma di nazionalizzazioni, per lo più irrealizzato, Mitterand riuscì a fagocitare alle elezioni il Partito Comunista Francese dell’epoca. Per evitare che ciò accada di nuovo, occorre realizzare un provvedimento di sostegno al reddito per i poveri. Aumento della no tax area; aumento delle pensioni minime etc. le risorse le si prendano dall’IMU, dalla Tasi e da una seria spending review dal basso, secondo le pratiche introdotte di recente nel Regno Unito.

 

 

 

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
Pros. >