ANPAL: start up delle politiche attive del lavoro E-mail
di Giovanni Di Corrado
25 luglio 2016

L’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), nasce con l’articolo 4 del decreto legislativo n. 150/2015, recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive”. In particolare, il suddetto decreto ha istituito infatti, una Rete Nazionale dei Servizi per le Politiche del Lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, dall’ INPS, dall’INAIL, dalle Agenzie per il Lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all’attività di intermediazione, nonché dagli enti per la formazione continua.


L’ANPAL è stata dotata di personalità giuridica, autonomia organizzativa, regolamentare, amministrativa contabile e di bilancio, e allo stesso tempo si è provveduto alla individuazione di quelli che sono i diversi compiti spettanti, a partire dal 01 Gennaio 2016, alla stessa Agenzia, nonché quelli che sono gli Organi che la compongono e nello specifico: il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Consiglio di Vigilanza ed il Collegio dei Revisori. In particolare, con decreto approvato in via definitiva il 29 Aprile 2016 dal Consiglio dei Ministri, è stato recepito lo Statuto dell’Agenzia, emanato in attuazione dell’articolo 4, comma 18 del decreto n. 150/2015.

Quest’ultimo, formato da sedici articoli, ha confermato con assoluta certezza ed in maniera dettagliata, quali sono le numerose funzioni attribuite all’ Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro.

In primis occorre dire che l’ANPAL viene incaricata di gestire i servizi per il lavoro, il collocamento dei disabili, le politiche di attivazione dei lavoratori disoccupati, specialmente di coloro che hanno diritto ad indennità di prestazioni di sostegno del reddito erogate a seguito di licenziamento involontario (es: NASPI etc).

Ad essa spetta anche la definizione di quelle che devono essere le modalità operative, nonché la misura, dell’assegno di ricollocazione, oltre gli standard di servizio con riferimento alle misure che sono state introdotte dall’articolo 18 del decreto in oggetto.

L’ Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, ha come compito quello di occuparsi dello sviluppo e della gestione del sistema informativo delle politiche di lavoro, attraverso l’ausilio di nuovi strumenti tecnologici volti a favorire una maggiore attività di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, oltre ad una comunicazione con gli altri soggetti pubblici e privati, compito ritenuto di estrema rilevanza.

Tra le sue maggiori competenze vi è quella di favorire la ricollocazione di lavoratori dipendenti di aziende in crisi mediante l’attuazione di programmi di politica attiva del lavoro.

A tal proposito la stessa ha altresì il dovere di assistere le aziende in crisi aventi unità produttive ubicate in più Province o Regioni, così come quello fondamentale di vigilare sui Fondi Interprofessionali e bilaterali appartenenti alla Rete Nazionale dei Servizi per le Politiche Attive del Lavoro.

Dunque, si può ben asserire che il legislatore è stato davvero molto fiducioso nell’assegnare alla suddetta Agenzia tutte queste funzioni, caricandola di numerose responsabilità, facendo inoltre intendere come uno dei suoi obiettivi principali fosse proprio quello di valorizzare le sinergie tra soggetti pubblici e privati e conseguentemente quello di rendere più forti le capacità di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro.

Naturalmente anche un’Agenzia incaricata dello svolgimento di compiti così importanti non poteva essere esonerata da operazioni di controllo e precisamente, la stessa è soggetta alla vigilanza del Ministero del Lavoro, nonché al controllo della Corte dei Conti.

A sollecitare l’attenzione di coloro che operano nella complessa rete del mondo del lavoro, è intervenuto un decreto legislativo, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, in data10 Giugno 2016, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, il quale, contiene disposizioni integrative e correttive dei decreti attuativi del Jobs Act.

Quest’ultimo, in particolare, effettua anche un intervento sul decreto legislativo n. 150/2015, modificando in parte quelle che sono le funzioni attribuite all’ Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro.

Tale decreto infatti, innanzitutto provvede a chiarire quali sono i servizi per il lavoro che rientrano nelle competenze dell’ANPAL, attraverso il rinvio ai servizi ed alle misure di politica attiva che vengono elencati nell’articolo 18 del decreto legislativo n. 150/2015.

Lo stesso non si limita solo a questo però, perché d’altra parte, si prevede infatti, che la nuova Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro, dovrà avere competenza anche in merito al coordinamento dei programmi formativi destinati alle persone prive di impiego, ai fini della qualificazione e riqualificazione professionale, dell’autoimpiego e dell’immediato inserimento lavorativo, nel rispetto delle competenze attribuite alle Regioni e Province autonome.

Dunque viene ampliato ulteriormente il ventaglio di competenze dell’Agenzia, come se già non fosse più che sufficiente il peso gravante su di essa che si è vista da subito oberata di non poche responsabilità.

Alla luce di quanto detto sin qui però, non si può non fare una spiacevole osservazione.

 Se infatti da una parte è vero che con il Jobs Act il legislatore si sia adoperato per portare delle innovazioni nel mondo del diritto del lavoro, al fine di incentivare soprattutto l’occupazione, d’altra parte non si può fare a meno di notare che a tutt’oggi lo stesso Jobs Act resta una sorta di riforma a metà, poiché le nuove politiche per l’incentivazione del lavoro sono rimaste fino ad ora solo sulla carta, non essendoci concretamente i presupposti per le politiche attive del lavoro.

La stessa ANPAL, che avrebbe dovuto essere operativa già dal 01 Gennaio 2016, in realtà non è ancora decollata!

Malgrado i diversi interventi legislativi, i decreti ed i compiti che le sono stati attribuiti, la stessa non ha avuto ancora un destino fortunato ed è come se tutto si fosse fermato ad un mero ragionamento teorico.

Infatti mancano i provvedimenti relativi alle risorse strumentali e finanziarie lasciando l’Agenzia ancora in una sorta di limbo.

 Inoltre vi è la mancanza di valorizzazione dei Centri per l’Impiego, che in Italia pur avendo  ancora natura esclusivamente pubblica, sono caratterizzati da una mal organizzazione, oltre al fatto che sussiste una forte differenza tra Nord e Sud, e tutto ciò non permette loro di garantire una funzionalità adeguata e commisurata ai bisogni della cittadinanza.

Non essendoci pertanto, un maggiore coinvolgimento dei Centri per l’Impiego nelle politiche attive del lavoro, non può essere messo in pratica quel sistema unitario delle stesse politiche del lavoro che dovrebbe essere attuato dall’ ANPAL e che andrebbe a costituire la colonna portante del nuovo mercato del lavoro.

In pratica, pare proprio che fino ad oggi, si possa parlare dell’ ANPAL come di una enorme scatola ancora vuota poiché non vi sono norme che ne garantiscano una piena funzionalità, e tutto ciò naturalmente rischia di rendere la stessa Agenzia un ente inutile, quando invece potrebbe avere una portata fortemente innovatrice e rivoluzionaria, e nel contempo, con l’ausilio di altri strumenti (come il contratto di ricollocazione, il portale unitario del lavoro, l’offerta congrua etc.), potrebbe certamente favorire l’inserimento od il reinserimento dei lavoratori disoccupati che si trovano attualmente in balia di mille difficoltà.

Dunque ben si evince come non abbia senso continuare ad incrementare le competenze dell’ANPAL se tutto il sistema circostante non è ancora funzionante.

Sarebbe ora, che le proposte legislative ed i testi normativi trovassero una concreta applicazione, e non rimanessero soltanto mere utopie, dunque sarebbe giunto il momento di dare attuazione a tutti questi buoni propositi oggetto delle riforme legislative.

Secondo il parere di chi scrive, pare opportuno effettuare un’ultima riflessione sull’attuale sistema di gestione dei Centri Territoriali per l’Impiego.

Essi non godono di una gestione omogenea su tutto il territorio nazionale, dato che ogni Regione ha gestito le politiche attive e gli stessi Centri Territoriali per l’Impiego in maniera del tutto autonoma. Pertanto allo stato attuale sembra sia un’impresa molto ardua il fatto di rendere omogeneo un sistema così disarmonico, caratterizzato appunto da contesti occupazionali diversi e da esigenze formative alquanto variegate.

Un ulteriore obiettivo di rilevante importanza è quello di costruire una rete che si attivi per la formazione dei soggetti privi di occupazione o in attesa di ricollocazione che sia soprattutto in grado di rispecchiare le esigenze dei territori in cui il disoccupato dovrà essere reimpiegato

L’auspicio è che si concluda subito questo lungo iter burocratico e che vengano dissipati tutti gli ostacoli per dare finalmente l’avvio all’ ANPAL.

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