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Un dispetto alla Germania che danneggia soprattutto il Regno Unito E-mail
di Francesco Pastore
07 luglio 2016

In un tweet del 25 giugno, Enrico Letta ha notato: “Una chiave per capire voto per #Brexit? Tra gli elettori nella fascia 18-24 ha votato solo il 36%, tra quelli sopra i 65 anni ha votato l'83!” Osservazione acuta! Che sconfessa l’analisi diffusa in precedenza dalla stampa, in realtà poco convincente, secondo cui i giovani erano per il remain[1]. In realtà, i giovani sono quelli che stanno alimentando tutti i movimenti euroscettici d’Europa. Il Movimento 5 Stelle in Italia, podemos in Spagna e i movimenti nazionalistici in Europa centrale sono tutti fatti in prevalenza da giovani. Già alle ultime elezioni europee, sono stati proprio i giovani che hanno mandato a sedere sugli scranni del Parlamento Europeo un cospicuo drappello di deputati euroscettici (25% degli eletti). Si tratta di un fenomeno già notato dagli analisti politici su cui non mi soffermo ulteriormente.



D'altra parte, la permanenza di tassi di disoccupazione giovanile a due cifre, con punte che sono ancora intorno al 40% o più in Grecia, Spagna e anche Italia è una delle conseguenze più evidenti della politica di austerità imposta dalla Germania all’Europa. La crisi economica e finanziaria del 2006-2007 viene dalla bolla immobiliare e finanziaria degli Stati Uniti, ma è stata pur sempre l’austerità tedesca a farla diventare la crisi più lunga della storia contemporanea, molto più lunga anche di quella di Wall Street. Invece, gli Stati Uniti che hanno generato la crisi ne sono usciti da tempo, ormai, e sono tornati a crescere e a creare posti di lavoro. Invece, l'Europa ancora arranca, pur potendo sfruttare i vantaggi della moneta forte che non sono pochi. A pagare le conseguenze di questi errori sono soprattutto i giovani!

Una delle notizie più curiose apparse all’indomani del giorno storico della Brexit è che oltre due milioni e mezzo di inglesi hanno firmato una petizione online per chiedere un altro referendum nella speranza che questa volta vinca davvero il remain come dicevano i sondaggi. Secondo la stampa inglese, moltissimi inglesi che appunto hanno votato leave sarebbero pentiti. Sarebbero stati proprio questi elettori a firmare in massa la petizione online. Molti erano convinti che vincesse il remain e, quindi, hanno votato per il leave più che altro per lanciare un messaggio ai leader dell’UE, ma, alla fine, è stato un messaggio così sentito dagli inglesi che il leave ha vinto, anche se di poco.

In realtà, i sostenitori del leave pensavano di trarre un vantaggio dalla Brexit, ma credo che abbiano sottovalutato gli effetti negativi. Tradizionalmente, gli inglesi hanno fatto sempre pesare i pochi quids che hanno versato all'UE.

Poi c'è sempre stato nei confronti dell'Europa un certo nazionalismo da vecchio impero coloniale, che, non a caso, è fortissimo fra gli inglesi anziani. Ho vissuto diversi anni in Inghilterra e mi sono reso conto di persona che l’inglese medio pensa ancora di avere l'impero, il Commonwealth. Perciò, mal sopporta il ruolo egemone della Germania e, in parte, della Francia in Europa.

Gli inglesi non hanno mai avuto molta voce in capitolo in Europa proprio per il loro atteggiamento critico su ogni punto all’ordine del giorno. La loro soluzione ad ogni questione europea è sempre stata: riduciamo gli spazi dell'UE, togliamo l’ossigeno all’UE e alla fine, poiché presto crollerà. Per questo motivo, non erano ascoltati più. 

Nel 1997 sono stato al Consiglio dell'UE per alcuni mesi ed ho assistito alle trattative per Agenda 2000 all'interno del COREPER (il Consiglio dei rappresentanti permanenti degli stati membri presso l’UE) e mi ha colpito sempre l'egoismo dell'Inghilterra in tutte le riunioni che si facevano. 

Comunque, per loro la Brexit è diversa da quello che l'uscita sarebbe per l'Italia, poiché la Gran Bretagna non è mai voluta entrare nell'area euro. Per loro è una questione minore, tipo l'1,27% del PIL che pagano e quello che ricevono in cambio. Sono creditori netti di qualche milione di euro, ma alla fine sono spiccioli.

Loro non godono come l'Italia del vantaggio di circa il 3-4% di PIL annuo in termini di minori tassi d'interesse sul debito pubblico. In caso di nostra uscita, la conseguenza immediata più evidente sarebbe che dovremmo pagare tassi d’interesse più alti, in una proporzione che appunto sarebbe insostenibile per la nostra economia. Con possibile rischio quasi immediato di avvitamento del debito. Aumenterebbero le tasse, si ridurrebbero gli investimenti anche dei privati e presto svaluteremmo tantissimo. Le nostre proprietà non varrebbero più nulla e i tedeschi verrebbero qua a comprarsi con pochi spiccioli tutto quello che abbiamo.

I costi della Brexit per la Gran Bretagna dipenderanno molto, alla fine, dalle condizioni della separazione imposte dall'UE. Se l'UE comincia a porre questioni del tipo: per operare in Europa dovete pagare i dazi che pagano gli extra-comunitari, gli inglesi ci vanno a perdere e di parecchio. Se l'UE è morbida, sperando che prima o poi gli inglesi tornino sui loro passi, allora alla fine non gli costerà molto la bravata che hanno fatto.

Credo che l'infantilismo congenito di Mr. Bean sia un tratto proprio del carattere inglese. Noi siamo indolenti. Loro sono infantili e capricciosi. Molti inglesi pensavano davvero di aver fatto una bravata per fare arrabbiare i tedeschi. 

Nigel Farage è un esempio del carattere inglese. Lui si sta divertendo come un bambino che è contento di averla fatta grossa. Ricorda il Carletto della canzone omonima che la fa nel letto per fare un dispetto a mamma e papà. Però, la pipi resterà nel loro letto, a giudicare da come i tedeschi e gli altri europei sembrano voler reagire alla bravata. Sarà una reazione tutt’altro che paterna. 

La conseguenza politica più pericolosa della Brexit è che può innescare davvero una spinta disgregatrice dell'UE. Spero che ciò non accada. Occorre che la Germania però cambi strada. Lasciamo la via dell'austerità. Credo che questa sarà una condizione importante per evitare la disintegrazione dell’UE.



[1] Assumo che non andare a votare significhi che l’UE importi poco. Quelli che hanno votato per il remain sono forse le classi sociali più agiate e cosmopolite che traggono vantaggio dall’adesione all’UE. La gioventù del resto è sempre stata fortemente segmentata al proprio interno.

 

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