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Il dilemma della redistribuzione dei rifugiati E-mail
di Alessandro Toppeta
11 aprile 2016
Il 2015 è stato segnato dall’arrivo di 900mila rifugiati, secondo i dati EUROSTAT. E’ stato un numero senza precedenti che ha spinto Ungheria e Bulgaria a innalzare muri per bloccarne l’arrivo, a mettere in discussione il trattato di Schengen, introducendo controlli ai confini, e ha portato al potere un partito populista e contro gli immigrati in Polonia. La cancelleria tedesca Angela Merkel ha avuto un ruolo fondamentale all’interno della crisi, aprendo i confini ai rifugiati siriani, che si dirigevano verso la Germania. Ha sottolineato la necessità di una cooperazione a livello europeo, per poter dar vita ad un piano di ripartizione equa dei rifugiati fra i paesi partecipanti all’Unione. 

L’anno scorso, i capi di Stato e di governo dell’UE hanno raggiunto un accordo su un meccanismo di solidarietà che dovrebbe distribuire nei diversi paesi UE circa 40mila rifugiati siriani ed eritrei arrivati in Italia e Grecia.  A settembre 2015 si è deciso di ampliare lo schema e re-distribuire altri 120mila rifugiati da Grecia, Italia e Ungheria, per un totale di 160mila. Tuttavia, i dati della Commissione Europea mostrano chiaramente come sia complesso attuare tale cooperazione nel ripartire i rifugiati. Infatti solo 583 rifugiati sono stati trasferiti da Italia e Grecia. (link:http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_relocation_en.pdf)


Come mai è così complesso attuare l’accordo? L’analisi

La teoria dei giochi offre una chiave di lettura per comprendere come mai questo accordo sia così controverso e difficile da attuare. Il dilemma del prigioniero fa riflettere sul motivo per cui i paesi dell’Unione non stiano riuscendo ad applicare il piano di redistribuzione dei rifugiati. Il dilemma illustra quanto possa essere complesso cooperare nell’attuazione di un accordo. Il gioco si basa sulla storia di due ladri, che vengono imprigionati e accusati di aver commesso un certo crimine; entrambi sono interrogati simultaneamente in due stanza diverse e possono decidere se negare di aver commesso il crimine oppure accusare il complice. Vengono assegnate dell’utilità ad ogni azione, che dipendono dalla propria scelta e da come si comporta l’altro; quindi ogni ladro, quando è chiamato a rispondere all’interrogatorio, pensa a cosa rispondere in base a ciò che farà l’altro. Se entrambi negano il crimine, ossia cooperano, la polizia non può accusarli. Se invece scelgono di non cooperare, accusando l’altro, sono condannati a cinque anni. Mentre se uno accusa l’altro, quando questo nega il crimine, solo l’accusato viene condannato. Opportunisticamente entrambi accuseranno l’altro per non essere il condannato. La mancata cooperazione porta a raggiungere un equilibrio negativo, dove sono condannati alla massima pena.

Questa logica è stata estesa dal premio Nobel Thomas Schelling al caso di più giocatori. Nel breve periodo, l’utilità dei paesi che non accettano i rifugiati è maggiore di quella degli stati che li accettano perché non bisognerà giustificare gli arrivi e gli oneri dell’assistenza e integrazione di fronte ai propri cittadini. Quindi, molti governi opportunisticamente preferiscono deviare dell’accordo, non cooperando (come nel dilemma del prigioniero). Si raggiunge così un equilibrio negativo, che va svantaggio dei giocatori, ossia i paesi dell’Unione. Infatti, i 28 stati membri non sono propensi a cooperare fra loro, ma anzi mettono addirittura in discussione il trattato di Schengen.


Cosa ci possiamo aspettare?

Il dilemma del prigioniero esteso a più giocatori mostra che, dopo ripetuti incontri, è possibile raggiungere una cooperazione parziale, dove alcuni stati partecipano all’accordo. A livello europeo, la Germania cerca di modificare questo equilibrio negativo, dove non avviene la redistribuzione dei rifugiati, dando il buon esempio, così che un maggior numero di paesi attuino l’accordo e redistribuiscano i rifugiati. E’ anche possibile allontanarsi da questo equilibrio negativo tramite la minaccia di una punizione per chi decide di non cooperare. A livello europeo, queste minacce possono riguardare sia sanzioni commerciali sia semplici dichiarazioni a discredito dei governi dell’Unione che non partecipano all’accordo. Possiamo prevederne altre nel caso in cui i paesi scelgano di continuare a sottrarsi alla redistribuzione dei rifugiati secondo il sistema di quote.

La difficile cooperazione è infine riscontrabile nell’attuale politica dell’Unione Europea, che finanzia la Turchia, cercando così di esternalizzare il problema nella speranza che i migranti si fermino prima di arrivare in Europa. Questa politica però difficilmente fermerà coloro, che vogliono arrivare in Europa. E’ quindi necessario attuare un piano di redistribuzione dei rifugiati per non addossare l’onere dell’accoglienza solo ai paesi al confine. La teoria dei giochi ci mostra quanto questo accordo sia però complesso da attuare e cosa ci si può aspettare nel breve periodo. In questo frangente il numero di arrivi si è ridotto perché i viaggi della speranza attraverso il mediterraneo sono resi più rischiosi dalle avverse condizioni climatiche, ma non appena arriverà la primavera i flussi aumenteranno nuovamente, con la possibilità che il numero di arrivi sia maggiore rispetto all’anno passato. Sarà importante fare tesoro di questo poco tempo a disposizione per avere risposte adeguate quando il flusso di migranti rivolti verso l’Europa tornerà a crescere.

 

 

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