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Le sfide delle bcc in attesa della riorganizzazione E-mail
di Francesco Pastore, Mitja Stefancic
24 febbraio 2016

I cambiamenti che si stanno susseguendo sul fronte della regolamentazione bancaria a livello europeo, le nuove norme per la garanzia dei depositi, la trasparenza e la tutela dei risparmiatori, nonché le novità nella governance di alcune tipologie bancarie nel nostro Paese riguardano da vicino anche il settore del credito cooperativo. A questo proposito, possiamo attenderci importanti novità riguardanti il governo societario delle banche di credito cooperativo (bcc) a partire dalle loro basi giuridiche e dalla disciplina legislativa del sistema di credito cooperativo.

Il credito cooperativo è storicamente ben radicato nel territorio italiano. Le bcc hanno saputo sfruttare negli anni tale radicamento e la loro vicinanza ai cittadini e alle piccole imprese, instaurando in questo modo rapporti solidi, proficui e duraturi. Da un lato ciò ha consentito loro di rafforzare la vicinanza con il territorio attraverso una rete di filiali e sportelli che è cresciuta negli anni; e, dall’altro, ha permesso alle stesse banche di registrare delle buone performance non solo prima della crisi finanziaria, ma anche durante i primi anni della crisi (Catturani e Stefani, 2011; Stefancic, 2014).


A differenza di altre banche, quelle cooperative sono mediamente ben patrimonializzate, grazie soprattutto ai loro ampi accantonamenti a riserve degli utili ottenuti su base annua. Come osserva Carlo Milani, l’importanza di avere banche ben patrimonializzate è chiara nei periodi di crisi: “la letteratura economica è concorde nell’indicare come banche più patrimonializzate siano in grado di assorbire meglio gli shock che si verificano sul mercato, riuscendo così a svolgere la loro funzione di sostegno all’economia reale” (Milani, 2015). Ciò nonostante, le bcc risultano essere sostanzialmente esposte alla crisi quando a soffrirne è proprio l’economia reale – soprattutto quella locale – per lunghi periodi. E si sa, l’Italia in questi anni sta facendo fatica a risollevarsi dalla crisi e ripartire da un punto di vista economico, perciò anche le banche locali soffrono.

Inoltre, un aspetto critico per le banche cooperative è il loro legame profondo con il territorio. Se è logico aspettarsi dalle banche locali un’ottima conoscenza del territorio di riferimento (Goglio, 2016), è anche vero che la società a un livello locale e le dinamiche imprenditoriali locali stanno mutando rapidamente. Basti pensare a come sta cambiando la composizione della società in alcune regioni, ad esempio nel Nord Est, dove vi è una sempre maggior presenza di immigrati da altri Paesi e, dunque, la popolazione è sempre più multietnica (Marini, 2012). Ci si attende che le banche di piccole dimensioni sappiano adeguarsi a tali novità.

Ciò significa che le banche cooperative, alla pari delle banche commerciali “spa.”, sono esposte al cambiamento, anche se talvolta gli stessi attori fanno fatica a prenderne atto. È ormai scontato pensare a delle fusioni tra banche cooperative che operano nello stesso territorio per promuoverne l’efficienza e dare loro una dimensione adeguata per competere con gli altri istituti di credito (Stefancic, 2014). Inizialmente si è ipotizzato la riorganizzazione del sistema di credito cooperativo in Italia prendendo come esempio il modello francese del Crédit Agricole – la “banca verde” che in Europa vanta ben 50 milioni di clienti e oltre 11 mila agenzie (Moussanet, 2015). Non è però da escludere che altri modelli di riassetto vengano presi in considerazione. Sapremo nei prossimi mesi quale sarà la scelta finale: a deciderlo sarà in ultima istanza il Governo. 

Inoltre, molte altre sfide attendono le bcc nei prossimi mesi, iniziando da quello della riforma della governance. Le bcc si basano sul principio di “una persona, un voto”. Per diverso tempo questo elemento è stato presentato sotto un punto di vista molto positivo: il voto capitario sarebbe l’esempio di una gestione democratica delle banche. Ma se si va ad indagare più a fondo, si può osservare – in base anche ad alcune recenti ricerche economiche – che in pratica il voto capitario non sempre è utile nel garantire la partecipazione dei soci nella scelta delle politiche della banca né tanto meno nella supervisione del management. Ne risulta dunque una visione molto meno edulcorata delle bcc.

Non per ultimo, un problema che le bcc stanno affrontando è quello della dimensione ottimale della singola banca. Per far fronte alla concorrenza esterna e per evitare una eccessiva concorrenza reciproca sarà opportuno che alcune bcc si fondino, pur cercando di mantenere intatta la vicinanza alla clientela e al territorio di riferimento. Sarà proprio questa una delle sfide principali delle nuove bcc: rappresentare anche in futuro i valori e le peculiarità sociali e culturali che sono un bene prezioso per le nostre regioni, pur raggiungendo dimensioni più idonee per rimanere competitive sul mercato. In altre parole, sarà interessante capire se le bcc del futuro riusciranno a mantenere saldi i loro valori mutualistici oppure se il cambiamento sarà tale da renderle materia di studio per storici piuttosto che per gli economisti.

 

Riferimenti

Catturani, I. e Stefani, L. (2011) Opening the Pomegranate (intervento), Conferenza dell’EURICSE sul credito cooperativo, Trento, giugno 2011.

Goglio, S. (2016) Najbolj pomembno je, da banka pozna okolje, v katerem deluje (intervista), Primorski dnevnik, 6 gennaio.

Marini, D. (2012) Innovatori di confine: i percorsi del nuovo Nord Est. Venezia: Marsilio.

Milani, C. (2015) Il capitale bancario che fa la differenza, lavoce.info, 16 gennaio.

Moussanet, M. (2015) Come funziona il Crédit Agricole, il sistema cooperativo francese che Renzi vuole prendere a modello, Il Sole 24 Ore, 18 dicembre.

Stefancic, M. (2014) Co-operative Banks in Italy, Review of International Co-operation 2014, 6-17. 

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