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Vecchie idee (sbagliate) e falsi miti sulle banche locali E-mail
di Stefano Di Colli
24 febbraio 2016

Il 2015 si è chiuso con la vicenda del decreto “salva-banche” in favore di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e Carichieti. Sovrapponendo elementi oggettivi, elementi ancora da valutare (le eventuali responsabilità civili e penali degli amministratori, le eventuali omissioni di vigilanza delle autorità preposte) ed elementi aneddotici, si è fatto passare a livello mediatico un messaggio tanto semplice quanto non dimostrato: le banche locali (BL) sarebbero instabili, più difficili da vigilare, con un management inadeguato e più facilmente condizionabile da lobby locali e nazionali. Ergo, sarebbe urgente riformarle. Questo apparente sillogismo si è insinuato nell’opinione pubblica durante la fase finale della discussione sulla riforma delle Banche di Credito Cooperativo (BCC-CRA), in realtà in corso già da gennaio 2015.


Gli assunti infondati sono almeno due: 1) le banche in questione non sono piccole (almeno non tutte) e locali, 2) le gravi irregolarità emerse non sono legate all’eventuale dimensione operativa degli istituti coinvolti, ma a responsabilità civili e penali individuali non riconducibili al modello di governance adottato (in ogni caso, quello di Popolare Etruria è diverso da quello di CariFerrara e Carichieti da un lato e di Banca Marche dall’altro). Da ultimo, nessuna delle quattro è una BCC, modello bancario cooperativo e a mutualità prevalente che contraddistingue la quasi totalità delle BL italiane. Il rumore generato dal legittimo scandalo, in altre parole, è stato pericolosamente innestato sulla riforma delle banche locali. Con il rischio di condizionarne gli sviluppi in modo inappropriato.

Per evitare di disperdere una risorsa importante dell’economia italiana, come la biodiversità dell’industria bancaria, vitale in un tessuto produttivo caratterizzato da una presenza rilevante di piccole e medie imprese, può essere utile riportare il dibattito su alcuni temi più centrati: 1) in cosa si distinguono le BL?, 2) è vero che le BL sono più instabili / hanno un effetto negativo sulla stabilità finanziaria?, 3) le BL sono utili, vale a dire contribuiscono alla crescita del paese?

In cosa si distinguono le BL? Le BL si distinguono da quelle medio-grandi per una maggiore prossimità alla clientela. La dimensione locale consente di disporre di informazioni accurate sui prenditori di fondi, grazie a una conoscenza personale diretta. Si tratta di informazioni di tipo qualitativo, non quantificabili. Questa massa informativa, che in letteratura è detta di tipo “soft”, non è necessariamente coerente con quella contenuta nei documenti contabili (di tipo “hard”, Berger e Udell 2002). Un piccolo imprenditore in temporanea difficoltà (registrata dai ratios di bilancio) potrebbe essere salvato da un finanziamento bancario. Un istituto di credito che disponga di informazioni di tipo soft (il valore dell’imprenditore, la sua capacità di produrre ricchezza per la comunità locale) è in grado di valutarne meglio la capacità di rimborso. In generale, le grandi banche realizzano economie di scala nell’elaborazione di informazioni di tipo hard divenendo più efficienti nella valutazione del merito di credito su basi standard. Per contro, le piccole banche hanno una maggiore capacità di valutare i prenditori cosiddetti opachi, come le piccole e medie imprese (che di solito sono tenute anche ad un’informativa contabile in forma ridotta) che altrimenti farebbero molta difficoltà a finanziarsi sul mercato del credito bancario.

Le BL sono più instabili? L’ultimo Rapporto di Stabilità della Banca d’Italia evidenzia come sofferenze su impieghi e crediti deteriorati su impieghi delle BL siano inferiori a quelli del resto del sistema bancario. Inoltre, Cioli e Giannozzi (2014) hanno misurato il grado di stabilità finanziaria delle BL italiane comparandolo a quello delle banche commerciali. Hanno mostrato che le prime risultano più stabili delle seconde, in virtù di un maggior grado di capitalizzazione e di un ricorso molto limitato (nel caso delle BCC per un vincolo di legge) ai prodotti derivati.

Sono utili le BL? Ebbene sì, le BL sono utili. Usai e Vannini (2005) e Dalla Pellegrina (2006) hanno rilevato una correlazione positiva tra presenza di BL e crescita economica. Caporale, Di Colli, Di Salvo e Lopez (2015) hanno analizzato il rapporto tra crescita economica provinciale in Italia e attività bancaria, dimostrando che: 1) l’attività bancaria è un driver della crescita economica locale italiana; 2) la presenza di BL è positivamente correlata alla qualità del capitale sociale e umano e della vita; 3) la presenza di BL ha un effetto positivo sulla crescita economica provinciale.

“La più grande difficoltà nasce non tanto dal persuadere la gente ad accettare le nuove idee, ma dal persuaderli ad abbandonare le vecchie”, scriveva Keynes. Pensiamoci bene prima di snaturare una risorsa che ha contribuito alla crescita del paese e ha supportato le piccole e medie imprese italiane nella più grande crisi economica dal dopo-guerra.

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