Home arrow Ambiente ed Energia arrow Agricoltura campana: un presidio per avvicinare lo Stato al territorio
Agricoltura campana: un presidio per avvicinare lo Stato al territorio E-mail
di Antonio Di Niola, Francesco Pastore
10 febbraio 2016

Da qualche anno, l’Unione Europea ha introdotto un’importante e complessa direttiva (Reg. 1107/2009) a tutela dei consumatori che impone, fra l’altro, una serie di limitazioni della libertà degli agricoltori nell’uso di fitofarmaci per il trattamento della frutta. I fitofarmaci possono essere veleni per i consumatori se presenti al di sopra di una certa quantità, ma sono importanti per due motivi fondamentali: primo, per combattere gli insetti e i parassiti che possono distruggere quote importanti di raccolto; e, secondo, per una più facile conservazione del prodotto e la sua immissione sul mercato fuori stagione.

L’utilità dei fitofarmaci contro gli insetti non richiede spiegazioni. Meno immediata è, invece, l’utilità dei fitofarmaci in funzione di calmiere dei prezzi di mercato. La immissione sul mercato della frutta stoccata nei frigoriferi nel momento in cui l’offerta langue, serve a mantenere i prezzi più stabili a vantaggio dei produttori, ma anche dei consumatori: quando c’è il raccolto, i prezzi scenderebbero quasi a zero se i produttori non potessero sottrarre al mercato la quantità in eccesso rispetto alla domanda, quantità che serve poi per ridurre i prezzi fuori stagione, quando il prodotto scarseggia, ma il consumatore continua a richiederlo. 


“Autorizzazioni eccezionali”: fattore di competitività o tutela dei consumatori?

 

Naturalmente, come accade per ogni normativa, anche le direttive comunitarie tendono a lasciare importanti margini di discrezionalità che, accoppiati ad un maggior grado di efficienza del settore pubblico a livello di singolo paese membro, stanno diventando un importante fattore di competitività per le imprese agricole di alcuni paesi avverso i propri concorrenti europei. Non si può parlare, forse, in termini tecnici di “concorrenza sleale”, ma certamente un uso discrezionale degli strumenti previsti dalla direttiva, uso più favorevole ai propri agricoltori (forse più che ai consumatori) da parte di alcuni paesi membri, può favorire gli agricoltori di quel paese a danno di quelli dei paesi concorrenti.

In particolare, la normativa in questione consente le cosiddette “autorizzazioni eccezionali” (art. 53 Reg. 1107/2009) all’uso di certi fitofarmaci più invasivi e dannosi per la salute umana, solo e soltanto in presenza di specifiche condizioni atmosferiche (per esempio nell’ipotesi di un eccesso di pioggia o di caldo) che rendono inutili i fitofarmaci più blandi e meno dannosi per la salute umana. La differenza fra agricoltori di diversi paesi la possono fare la numerosità e la velocità delle “autorizzazioni eccezionali”. È un fatto accertato che alcuni paesi, come, ad esempio, la Spagna, concorrente dell’Italia in molti comparti agricoli, fanno un uso smodato delle autorizzazioni eccezionali, consentendole più spesso e anche in modo più veloce che in altri paesi più “attenti” alla salute dei consumatori, come l’Italia.

 

Il caso della etosicchina

 

Questo fitofarmaco serve per conservare meglio pere e mele per tutto l’inverno nei magazzini di refrigerazione dove vengono stoccate, per essere poi proposte al mercato in periodi dell’anno lontani dalla raccolta (ottobre-novembre), quando i frutti sono richiesti, ma non c’è produzione, come gennaio, febbraio, ma anche in primavera quando il caldo, però, farebbe deperire velocemente il prodotto se prima non trattato con etosicchina.

Se trattate con etosicchina, pere e mele riescono a sopportare meglio gli sbalzi di temperatura dai 0° magazzini di refrigerazione ai 20-30° della primavera, anche quella più calda. Ciò consente un vantaggio ai produttori e ai consumatori dal punto di vista economico, poiché i produttori tolgono dal mercato la produzione in eccesso al momento del raccolto per rilasciarla gradualmente fuori stagione. Come spiegato sopra, ciò consente di calmierare i prezzi e ridurre gli eccessi sia troppo bassi della piena stagione che troppo alti del periodo fuori stagione.

Inoltre, essendo un conservante, l’etosicchina consente di far viaggiare il prodotto fuori dai magazzini di refrigerazione anche per molti chilometri, con sbalzi e altri problemi di trasporto senza subire gravi danni, consentendo di commercializzarlo facilmente in altri Paesi sia europei che extra-europei.

Tuttavia, l’etosicchina, assunta con continuità e per molto tempo “potrebbe” essere dannosa alla salute del consumatore, motivo per cui questa molecola è stata revocata dalla Commissione Europea nel 2011 e non è più utilizzabile in Italia dal settembre del 2012.

Al momento, gli agricoltori possono usare diversi metodi che, però, hanno l’inconveniente di essere più costosi, meno efficaci e in via di sperimentazione. Mentre gli agricoltori italiani si sforzano di cercare strumenti alternativi, la Spagna ha “eccezionalmente” consentito l’uso dell’etosicchina ai propri agricoltori nel 2014. Il risultato è immaginabile. Gli agricoltori spagnoli hanno avuto grandi profitti senza la concorrenza di altri Paesi, potendo così imporre prezzi più alti al mercato non solo locale, ma europeo, visto che potevano esportare dappertutto, con frutta in buone condizioni, e i consumatori europei, anche quelli italiani, hanno comunque ingerito dosi elevate di etosicchina. L’unica differenza è che l’etosicchina era contenuta in frutta spagnola invece che italiana.

 

Le soluzioni

Il primo obiettivo di un intervento efficace per il comparto ortofrutticolo non solo campano consiste nel mettere tutti i paesi dell’UE nelle stesse condizioni, garantendo che la numerosità e velocità di concessione delle “autorizzazioni eccezionali” sia uguale ovunque. C’è poi un problema di efficienza. Occorre che le autorità pubbliche preposte utilizzino in Italia le “autorizzazioni eccezionali” in modo più veloce, a tutto vantaggio sia del consumatore che anche del produttore che deve essere tutelato contro il rischio di perdere ingenti quantitativi di produzione. È bene precisare che ciò incide non solo sul reddito degli agricoltori stessi, ma anche su quello dell’indotto, colpendo svariate migliaia di posti di lavoro solo nella Regione Campania. La soluzione a questo problema passa per l’attuazione delle seguenti condizioni:

a)      Si definiscano in modo oggettivo per tutti i paesi dell’UE le stesse condizioni per la concessione delle “autorizzazioni eccezionali” in modo che la stessa sia ovunque automatica se e solo quando tali condizioni si verifichino;

b)      Si assegni anche in Italia il potere di autorizzazione ad un solo organismo, il Ministero dell’Agricoltura, come in Spagna;

c)      Si creino presidi territoriali in ogni regione dove ci sono importanti produzioni agricole, con possibilità di contatto diretto ed immediato con l’autorità competente per consentire le autorizzazioni eccezionali nel caso si verifichino le condizioni previste. Per presidi territoriali, si intendono uffici ad hoc per ogni specifico prodotto. Ad esempio, se l’alto casertano è una zona vocata alla peschicoltura dovrebbe esistere d’obbligo un ufficio che metta in relazione diretta l’agricoltore e il Ministero, per fronteggiare tutte le emergenze fitosanitarie. In tal modo, il presidio territoriale creato fungerebbe da trait d’union fra agricoltori e Ministero dell’Agricoltura.

d)     Finché le cose non cambiano, si realizzi un monitoraggio delle “autorizzazioni eccezionali” di tutti gli stati membri, in particolare quelli che hanno caratteristiche climatiche simili a quelle italiane, e si vietino le importazioni di un prodotto trattato con fitofarmaci vietati nel nostro paese, o, almeno, si obblighi alla dichiarazione da parte di tutti i produttori, tramite inserimento in etichetta, del nome del fitofarmaco utilizzato (e non consentito in Italia);

e)      Nel caso in cui si decida di vietare l’utilizzo di una molecola il cui utilizzo è particolarmente diffuso (come è stato per l’etosicchina), le autorità competenti (in primis il Ministero della Salute) dovrebbero essere obbligate a suggerire metodi e/o molecole alternativi. In altri termini, le autorità non dovrebbero limitarsi a concedere l’autorizzazione eccezionale per qualche altro anno, come è stato fatto proprio per la etosicchina nel 2013, ma si dovrebbero trovare alternative valide, poiché la tutela del consumatore non dovrebbe essere dannosa per i produttori.

In conclusione, in Campania, anche la Regione, con sedi dislocate, dovrebbe e potrebbe contribuire ad una comunicazione più efficiente e veloce fra il territorio e le autorità competenti per tutelare importanti comparti agricoli come ad esempio le pomacee e drupacee dell’alto Casertano, le ortive del Salernitano, i vigneti del Beneventano. Visto che, tali comparti, rappresentano una linfa vitale per una regione che come la Campania basa ancora oggi buona parte della sua economia sulla Agricoltura. 

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >