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I “poveri” digitali. A proposito dell’Universal Credit in UK E-mail
di Michele Faioli
21 dicembre 2015
E’ diventato più profondamente europeo il discorso sul collegamento tra politiche attive e politiche assistenziali? Quel collegamento presuppone una generazione di “poveri” digitalmente competenti? Già nei Memorandum of Understanding, stipulati nel periodo della crisi tra autorità europee e Stati, si vedevano i primi segnali di questa tendenza alla razionalizzazione di schemi assistenziali e di introduzione di condizionalità anche per l'assistenza. Il caso dell’Universal Credit inglese permette di osservare come il collegamento tra politiche attive e politiche assistenziali si porrà nella dinamica tra "stick and carrots” nei piani del governo che attengono alla lotta alla esclusione sociale e se il “simply digital” sarà adottato nel futuro anche da altri paesi europei.

In Inghilterra è stato introdotto nel 2013, sperimentalmente, un sistema di sostegno assistenziale di ultima istanza (Universal Credit) che ha sostituito sei schemi riferibili a disoccupazione di lunga durata, famiglia, housing, etc. In ambito europeo è considerato una specie di benchmark a cui far riferimento per l’introduzione di schemi assistenziali di ultima istanza. Nel diritto europeo il concetto di benchmark significa che (i) gli ordinamenti nazionali che stanno per modificare e/o introdurre un proprio schema di ultima istanza debbono prendere in considerazione l’Universal Credit e (ii) i punti di forza dell’Universal Credit sono utilizzati dalla Commissione Europea per una continua operazione di comparazione con gli altri sistemi nazionali. Gli effetti di questi due punti possono essere eterogenei: prima o poi una raccomandazione o una soft policy potrebbe segnalare la buona prassi e invitare a non escludere la possibilità di introdurre qualcosa di simile all’Universal Credit.

Recentemente ho avuto l’occasione di studiare l’Universal Credit, la relativa disciplina giuridica, l’introduzione pratico-sperimentale e di valutare alcuni aspetti delle sei precedenti misure, oggi sostituite. Ho partecipato a interviste per capire come/se l’Universal Credit funzioni. I sei schemi assistenziali precedenti erano in parte nella specie di tax credit/allowance e si combinavano con misure assistenziali erogate in danaro.

Ciò che colpisce è che l’Universal Credit è totalmente digitale (simply digital). E ciò significa accettare che i poveri, i socialmente esclusi, o coloro che corrono tale rischio sociale, siano digitalmente capaci di interagire con una “app" del ministero del lavoro inglese, in cui inserire dati professionali, personali, di reddito. Il risultato è gestito digitalmente, è reso all’avente diritto digitalmente, crea un collegamento continuo digitale con l’agenzia pubblica per il lavoro (Jobcentre). Il “povero” digitale viene successivamente contattato dal Jobcentre, viene profilato, viene invitato a accettare le condizioni, in un patto con lo Stato, di riattivazione sul mercato del lavoro o di formazione. Pur essendo di fronte a uno schema assistenziale, i Jobcentre sono stati amministrativamente ri-orientati a svolgere anche questa funzione. Inoltre i Jobcentre sono in collegamento digitale con l’agenzia fiscale e l’agenzia previdenziale: il che permette il controllo quasi simultaneo dei dati dichiarati sull’app.

Nel patto con lo Stato vi è l’impegno a effettuare almeno 35 ore settimanali di ricerca attiva di lavoro, coadiuvato e sub controllo del Jobcentre. Il lavoro, eventualmente trovato, deve essere accettato, salvo valutazioni che possono essere svolte sul caso specifico. Quel lavoro, entro certi limiti economici e di tempo, è compatibile con il sostegno assistenziale, con una evidente intenzione di accompagnare la persona, per fasi, sino alla piena/quasi piena autonomia. L’erogazione della prestazione avviene mediante bonifico bancario, senza alternative possibili (ad esempio, in caso di pagamento del canone di locazione di casa, sarà il proprietario a ricevere direttamente l’importo dall’agenzia pubblica). La prestazione assistenziale non è tassata e strettamente collegata al bisogno sociale per cui si fa domanda (pagamento del canone di locazione, se la persona non ha risorse per pagarsi casa; sostegno per i figli, se si tratta di garantire un reddito minimo familiare; etc.). Si noti che il legislatore inglese ha nel retro-pensiero un tipo di povertà che attaglia o colpisce persone giovani, single o in coppia, con o senza figli, considerate già digitalmente competenti.

Il mercato del lavoro, almeno leggendo i primi dati resi disponibili dal ministero inglese, sta assorbendo queste persone. Alcuni studiosi hanno già notato una maggiore efficacia di questa misura, in termini di riattivazione della persona, rispetto alle sei precedenti. E questo è un risultato importante, anche per l’equilibrio del bilancio statale (i modelli matematici prevedono già una riduzione della spesa pubblica nel medio-lungo periodo). L’impact assessment riguarda prevalentemente il comportamento degli aventi diritto, il quantum e il tempo cui il reddito da lavoro per questi soggetti viene a determinarsi rispetto ai sei precedenti schemi (quanti winners e quanti losers ci saranno in un certo tempo?). Il metodo di valutazione è realizzato secondo il “testing and learning”, che evidentemente pone problemi etici. Sarà utile osservare anche quanto possa incidere tale misura sulla ri-scolarizzazione dei figli, sul numero degli sfratti e in generale sui fenomeni che la povertà porta generalmente con sé. Ma la domanda più rilevante, almeno dal mio punto di vista, riguarda la capacità di condizionare la volontà della persona, e - per essere più chiari - tale domanda attiene alla capacità di organizzare la pubblica amministrazione nelle funzioni di promozione all’occupazione, di verifica delle condotte diligenti e di sanzione. Si vede uno sforzo burocratico enorme che ahimè in altri paesi europei (tra cui l’Olanda e la Svezia) non ha dato risultati decisivi in termini di occupabilità. Forse la digitalizzazione, nel caso britannico, potrebbe essere la risposta a costose inefficienze amministrative.

I poveri “digitali" saranno, in ogni caso, sfidati sul campo della trasparenza: abusi di diritto, frodi, overlapping di schemi assistenziali o di detassazione, condotte opportunistiche, inerzie varie saranno il vero punto di attacco dell’Universal Credit. Il pensiero di Lord Beveridge si adatta ai tempi: la persona che chiede un supporto al Jobcentre prescinde dal rimedio che verrà posto in essere, assistenza o previdenza, come classicamente si distingue; il Jobcentre disporrà, in unica sede, la misura più adatta al caso, nel rispetto della norma e dei requisiti. Ciò spiega perché nei Jobcentre il “work-coach” è un funzionario che dovrebbe mettere insieme tutti i pezzi della storia della persona e poi delineare il percorso di riattivazione/formazione, monitorare e supportare.

E in Italia? Possiamo prendere in esame, solo per finalità comparative, due istituti. Il primo è l’ASDI (con i limiti che deriveranno dalla prossima legge di stabilità) e il secondo è il SIA (sostegno all’inclusione attiva), introdotto sperimentalmente in una decina di città italiane nel 2013 (art. 60, d.l 5/2012 con l. conv. 35/2012). Nel SIA ci sono alcuni elementi interessanti sulla condizionalità e sulla riattivazione della persona e del relativo nucleo familiare (tra cui la regolarità di frequenza della scuola dei figli).  Sul sistema italiano si v. il mio saggio in RGL 2/14 (http://www.ediesseonline.it/riviste/rgl/anno-lxv-2014-2/deprivazione-materiale-assistenza-sociale-e-diritti-)  

E’ diventato, dunque, più profondamente europeo il discorso sul collegamento tra politiche attive e politiche assistenziali? Si capisce che quel collegamento sia riferibile alle persone che possono rientrare nel mercato del lavoro, con la prospettiva di essere assoggettate a regimi di condizionalità e formate più adeguatamente. Del resto già nei Memorandum of Understanding, stipulati nel periodo della crisi tra autorità europee e Stati, si vedevano i primi segnali di questa tendenza alla razionalizzazione di schemi assistenziali e di introduzione di condizionalità anche per l'assistenza. Ciò che rileva è allora osservare come il collegamento tra politiche attive e politiche assistenziali si porrà nella dinamica tra "stick and carrots” nei piani del governo che attengono alla lotta alla esclusione sociale e se il “simply digital” sarà adottato nel futuro anche da altri paesi europei.

 

Per ulteriori spunti si v. https://www.gov.uk/universal-credit/overview

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