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Il concorso del governo locale alla SostenibilitÓ del Debito Pubblico E-mail
di Massimo Bianco, Antonio Troisi
20 ottobre 2015

L’approssimarsi della  Legge di Stabilità 2016 ha riacceso le discussioni sulle modalità di attuazione dell’ articolo 12  legge n.243/2012 che impone, a tutti i livelli di governo locale, l’obbligo di contribuire  alla Sostenibilità del Debito Pubblico. La soluzione è indicata dal comma  4 art.3  legge n.243/2012 che  indica, come metodo ,quello di tener conto   dei riflessi finanziari delle riforme strutturali sull'effettivo contributo alla riduzione del Debito. Poichè l’unica riforma strutturale, rilevante  ai nostri fini  è quella dei poteri locali ,realizzata dalla legge n.56/2014, è necessario verificare  se  possa risolvere il  problema posto dal citato art. dodici.


Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico

Il concorso del governo locale alla Sostenibilità del Debito Pubblico  è stato, da tempo, recepito  dall’art. 28  legge 23 /XII/ 1998 n.448  che , ai fini del calcolo del disavanzo, non  considera  i trasferimenti dallo stato ma solo le entrate proprie. Inoltre anche i commi  2e3 art.12 legge n.243/2012 stabiliscono una relazione diretta tra le entrate proprie dei diversi livelli di governo locale ed il rispettivo concorso  alla Sostenibilità  del Debito Pubblico .

Pertanto da detta normativa  deriva  un profilo di virtuosità finanziaria  dei comuni  del tutto nuovo:  il saldo originario di bilancio che  prescinde dai trasferimenti statali ed ha come componenti solo le  entrate proprie. E’ questo   il parametro oggetto dell’attenzione della UE che non tiene conto dei trasferimenti dello Stato agli enti locali e ,quindi, rappresenta  l’elemento chiave del concorso degli enti locali al processo di risanamento richiesto dall’Europa.

Questo concetto di virtuosità finanziaria,trascurato dalla vecchia normativa,  è stato recepito dalla  nuova regolamentazione che  adegua l’ordinamento del governo locale ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza indicati dall’ art. 118 della Costituzione  come criterio per l’allocazione  delle funzioni amministrative. Pertanto  le   pubbliche amministrazioni  locali possono   riorganizzare    la propria rete periferica, individuando ambiti territoriali ottimali di esercizio delle funzioni attraverso uno  spacchettamento della spesa pubblica ricollegato   alla  spesa realmente aggredibile ,quella cioè  coperta da  tributi propri . essendo  i trasferimenti statali  esogeni rispetto  alle decisioni di bilancio. La  valutazione dell’uso effettivo delle leve che i comuni possono realmente utilizzare evidenzia   le differenze di spesa che non sono giustificate  dalle caratteristiche del servizio,dando  la  massima trasparenza al legame tra azioni e i vincoli  europei  sul contenimento del debito pubblico.

Pertanto la legge n.56/2014,  accogliendo il vincolo europeo sui trasferimenti dello stato agli enti locali,consente di  costruire un Indice della Sostenibilità del Debito Pubblico di ogni ente locale rappresentato dal suo Saldo di Bilancio originario(entrate proprie---spese  finali )che  realizza l’obbligo di cui all’art.12.Non trattasi ,infatti,  di  un mero criterio di riparto dei mezzi finanziari  ma di  un indice di efficienza che misura l’effettivo concorso   dell’ente locale alla sostenibilità del debito pubblico.

Il miglioramento dell’Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico

Poiché l’aspetto qualificante di detto Indice  non è tanto la  misura  ma, piuttosto, il miglioramento  nel tempo ( riduzione se negativo, aumento se positivo) occorre tener presente che la legge n.56/2014  articola per livelli di governo locale la manovra del concorso, assimilando  l’intero comparto della Amministrazione locale ad una grande Holding .In essa  le singole amministrazioni vengono valutate non  solo per il loro specifico saldo di bilancio ma anche  per il concorso che ciascuna collegata fornisce alla formazione del saldo di bilancio originario complessivo. Pertanto   rappresenta lo strumento ideale perché  consente di  assumere  le entrate  e le spese  sostenute da tutti gli enti che operano sullo stesso territorio  regionale, come base  per  definire il miglioramento dell’Indice  generato  dall’azione di governo dei flussi di entrate e di spesa  degli enti territoriali.  Definita l’entità del miglioramento  che deve essere realizzato da tutti  gli enti che operano sullo stesso  territorio regionale, il rapporto di stretta funzionalità che nella Holding lega il singolo ente al consolidato regionale suggerisce   una strada capace di conciliare e anche di effettuare arbitraggi tra i saldi dei singoli enti. In altri termini nel senso di rendere legittime temporanee violazioni della regola di riduzione dei saldi da parte di qualche ente  se, e in quanto, compensate da performance migliori di quelle proposte dal vincolo generale da parte di altri enti, per consentire a tutti un costante miglioramento di questa griglia di virtuosità finanziaria.

Il rispetto del riequilibrio  dei saldi tra entrate proprie e spese finali, vincolante a livello regionale, valorizza il ruolo del decentramento, rafforza le forme di cooperazione tra enti diversi nella stessa regione e tra regioni,attribuendo  al sistema delle autonomie un ruolo autonomo nella politica di risanamento della finanza pubblica .

Poichè la spesa degli  enti locali rappresenta, al netto degli  interessi del debito pubblico e delle pensioni, il 60 per cento della spesa  statale ,un  secondo profilo di  detto Indice è che  può assicurare la flessibilità aggiuntiva necessaria per le riforme  da spuntare  a Bruxelles.  Infatti consente  di presentare un piano triennale di aumento della capacità di sostegno  del debito pubblico da parte del governo locale, atto a garantire  la  conformità all’ordinamento dell’Unione Europea  non col  burocratismo letterario ma, aggiornando annualmente il  miglioramento dell’Indice  da realizzare attraverso il piano strategico  triennale

Un terzo profilo di detto Indice è che legittima l’inserimento nel Patto istituzionale di un  aumento dell’autonomia finanziaria che non serva solo   a tamponare le falle della  finanza pubblica. Pertanto è  necessario un miglioramento della spesa statale che,pur ricadendo sul  territorio,mantiene  un forte indirizzo centrale (spesa sanitaria,infrastrutture,assistenza ). Del resto il ricorso  all’arbitraggio articolato territorialmente oltre che migliorare l’Indice  complessivo consente anche  una gestione attiva di detti impegni statali , superandone i profili inerziali rispetto al Fiscal Compact.

Considerazioni conclusive

L’indice  proposto  consente   di attuare quanto richiesto  dall’art.12   legge n 243/2012 perché:

1) in conformità a quanto disposto  dal comma4 art.  3 legge 243/2012 tiene conto dei riflessi finanziari di una riforma dei poteri locali realizzata e non proclamata, come esige la UE.  Questa condizione   non è soddisfatta  dal vecchio schema compiti/dotazioni finanziarie ,peraltro superato   dalla riforma dell’art.118 della Costituzione. Analoghe  considerazioni  valgono per la riforma federalista della legge 42/2009, non attuata. 

2) si basa sul rapporto entrate proprie/sostenibilità del debito pubblico, cosi come previsto dal comma2 dell’art.12  legge 243/2012 e dall’art 28    legge 23/XII/1998 n.488.

3) realizza detto concorso attraverso  un  modello di “ autonomismo cooperativo “e non competitivo, con un  ridisegno del federalismo fiscale reso necessario dalla mancata realizzazione della schema federalista   della legge 42/2009.

4) Elimina  lo schema di una finanza locale  strumento bizzarro di sostegno al risanamento finanziario del nostro paese, consentendo  di  appendere per sempre ad un ideale attaccapanni il vecchio vestito  dello Stato-Padre Zappata che predica bene  e razzola male.


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