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Alla ricerca della regolaritÓ: ulteriori aspetti della migrazione interregionale in Italia E-mail
di Paolo Di Caro
14 settembre 2015

In un articolo apparso di recente su questa rivista (04 Giugno 2015), Francesco Pastore ha ribadito l’importanza della migrazione Sud-Nord in Italia ed, in particolare, dei legami tra divari strutturali, mercato del lavoro e scelte migratorie interregionali. Un ulteriore aspetto merita di essere preso in considerazione: gli effetti dei differenziali regionali in termini di lavoro irregolare sulle scelte migratorie degli italiani. Infatti, una quota non irrilevante dei flussi migratori interregionali nel nostro Paese è rappresentata da lavoratori e lavoratrici impiegati nel settore non regolare dell’economia desiderosi di trovare altrove un’occupazione regolare (SVIMEZ, 2003). Si pensi, ad esempio, agli edili meridionali emigrati negli anni Sessanta-Settanta in Lombardia e Piemonte, o ai giovani professionisti che in tempi recenti decidono di muoversi dal Sud al Nord per regolarizzare la propria attività.  


Occupazione irregolare e dinamica spaziale

Il settore irregolare (shadow labour market) dell’economia comprende tutte le attività lavorative occultate al fine di sfuggire all’imposizione fiscale e alla regolamentazione in senso lato, incluse le prestazioni di lavori secondari (moonlighting) da parte di lavoratori aventi un’occupazione primaria di tipo regolare. L’occupazione irregolare è caratterizzata dalle ore lavorate (margine intensivo) e dalle posizioni lavorative (margine estensivo), e generalmente non comprende le attività criminali (Schneider e Williams, 2013).    

 

Secondo l’analisi economica tradizionale, basata su modelli a due settori à la Harris-Todaro, i lavoratori decidono di operare nel settore regolare/irregolare in una data regione dopo aver valutato il trade-off tra attività regolari ed irregolari nella stessa regione. Tale scelta è influenzata da una serie di fattori: gap di produttività tra settore regolare ed irregolare, peso della tassazione, efficienza della Pubblica Amministrazione, difficoltà ad ottenere credito dal sistema finanziario. Tuttavia, gli occupati irregolari residenti in una regione ‘ad alta irregolarità’ possono decidere di migrare verso una regione ‘a bassa irregolarità’ al fine di regolarizzare la propria attività. In altre parole, i lavoratori effettuano una comparazione tra il valore atteso della propria condizione economica di irregolari (salario ed altri fattori) nella regione di partenza e la condizione di regolari nella regione di destinazione. Un nuovo trade-off, quindi, emerge: rimanere irregolari nella home region o migrare alla ricerca della regolarizzazione. Questa scelta è influenzata da nuovi fattori quali (nella regione di destinazione) la produttività del settore regolare, la forza lavoro regolare totale e la tassazione; la produttività del settore irregolare nella regione di partenza.

 

Di conseguenza, la maggiore convenienza ad operare nel settore regolare dell’economia nella regione ‘a bassa irregolarità’ produce degli effetti anche sul mercato del lavoro della regione ‘ad alta irregolarità’, dove un numero maggiore di lavoratori irregolari sarà disposto a migrare data le accresciute opportunità di regolarizzazione nella regione di destinazione. La parte irregolare del mercato del lavoro nelle due regioni mostrerà una relazione positiva, a parità di altre condizioni.  

 

Evidenze empiriche sull’Italia

Utilizzando i dati ISTAT sulle forze lavoro irregolari nelle 20 regioni italiane nel periodo 2001-2012, un recente contributo (Di Caro e Nicotra, 2015) ha analizzato e prodotto evidenze econometriche sulla valenza empirica della componente migratoria per spiegare le connessioni interregionali del mercato del lavoro irregolare in Italia. In particolare, mediante la definizione di una variabile spaziale in grado di collegare i diversi livelli di irregolarità delle regioni attraverso la matrice origine-destinazione delle migrazioni interregionali totali (dati GeoDemo ISTAT), si è verificata l’esistenza di una relazione positiva tra i settori irregolari delle regioni di partenza e di destinazione. Due aspetti meritano particolare attenzione.

 

Primo, è interessante notare che l’interdipendenza regionale del mercato del lavoro irregolare risulta valida sia per descrivere i flussi migratori dalle regioni meridionali a quelle del Centro-Nord, due aree caratterizzate da livelli di irregolarità molto differenti (media periodo unità lavorative irregolari sul totale unità lavorative: Sud 20%; Centro-Nord 10%), sia per quanto riguarda le migrazioni all’interno delle regioni centrali e settentrionali. In altre parole, la ricerca della regolarizzazione contribuisce a giustificare parte dei flussi migratori Sud-Nord, ma anche gli spostamenti interregionali all’interno della macro area Centro-Nord. Quest’aspetto è stato confermato anche utilizzando le osservazioni contenute nella banca dati SHIW elaborata dalla Banca d’Italia.

  

Secondo, una relazione positiva tra i livelli di irregolarità delle regioni ad alta e bassa intensità di lavoratori irregolari ha delle implicazioni importanti sui differenziali economici regionali e sul mercato del lavoro. Ad esempio, se le attività regolari localizzate nel Centro-Nord diventano meno produttive, per effetto di minori investimenti da parte delle imprese e/o di shock tecnologici negativi, si avranno degli effetti sia sul mercato del lavoro (regolare ed irregolare) nel Centro-Nord sia sul mercato del lavoro irregolare nel Mezzogiorno. Un minor numero di lavoratori e di lavoratrici irregolari del Sud, infatti, sarà incentivato a migrare in altre regioni, decidendo di rimanere fuori dal mercato del lavoro regolare nella home region. Si tratta di una spiegazione che potrebbe contribuire a chiarire almeno parzialmente la dinamica divergente dei livelli di irregolarità in Italia durante la recente crisi economica: crescita cumulata delle unità di lavoro irregolare nel periodo 2008-2012 pari a circa -2% (Centro-Nord) e +13% (Sud).

 

Una delle ulteriori conseguenze negative della Grande Recessione nel nostro Paese potrebbe essere stata quella di ridurre il numero di persone disposte a migrare in cerca di un’occupazione regolare data la ridotta domanda di lavoro nel mercato regolare nelle aree più dinamiche. Si osservi, inoltre, che se la mancata migrazione ha ripercussioni maggiori nei confronti di quelle categorie di lavoratori tradizionalmente ai margini del mercato del lavoro regolare nel Mezzogiorno e ad alta potenzialità di migrazione (donne e giovani in primis), si corre il rischio di consolidare una situazione di emarginazione lavorativa con conseguenze negative in termini di contribuzione sociale, distribuzione di skills ed effetti duraturi dell’irregolarità.      

 

Osservazioni conclusive ed implicazioni di policy

Un’analisi più approfondita dei legami tra migrazione interregionale e mercato del lavoro irregolare richiede inevitabilmente la disponibilità di micro dati con un dettaglio maggiore sui profili individuali dei lavoratori (regolari ed irregolari) che decidono di migrare. Tuttavia, almeno tre implicazioni di policy emergono dalla nostra analisi. In primo luogo, l’idea secondo la quale il fenomeno dell’irregolarità lavorativa in Italia segue due modelli distinti (Rey, 2007) – uno per il Centro-Nord e uno per Sud – che presentano diversità di interazione con il settore regolare e con il mercato del lavoro in generale, non solo trova fondamento, ma deve essere presa in considerazione per progettare politiche pubbliche più efficaci in questo settore. In secondo luogo, l’esistenza di determinanti dei livelli di irregolarità di tipo place-specific richiede la combinazione di interventi a due livelli: un livello centrale di programmazione ed un livello regionale di attuazione e fonte informativa. Questo era l’approccio suggerito dalla ‘Rete per l’emersione’ nella seconda metà degli anni Novanta. Infine, le politiche indirizzate alla creazione di incentivi per ridurre la migrazione dei giovani meridionali, purtroppo sempre più marginalizzate all’interno del dibattito pubblico italiano, devono necessariamente tenere in considerazione la tipologia di occupazione (regolare o irregolare) che viene direttamente o indirettamente incentivata, così da evitare la creazione di trappole di mobilità e di irregolarità allo stesso tempo.   

 

Riferimenti bibliografici

Di Caro, P., Nicotra, G., (2015), “Short, long and spatial dynamics of informal employment”, Regional Studies, forthcoming, doi: 10.1080/00343404.2015.1072274.

Pastore, F. (2015), “Migrazione Nord-Sud. E’ davvero troppo poca?”, www.nelmerito.com, 04 giugno 2015 .

Rey, G.M., (2007), “Il frutto illegittimo dell'economia italiana: un confronto Nord-Sud”, QA Rivista dell’Associazione Rossi-Doria, Franco Angeli, Milano.

Schneider, F., Williams C.C. (2013), “The Shadow Economy”, The Institute of Economic Affairs, London.

SVIMEZ, (2003), “Il sommerso nei contesti economici territoriali: produzione, lavoro, imprese”, Quaderno 22, Roma.

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