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Più Europa per il futuro dell’Europa E-mail
di Justina AV Fischer, Francesco Pastore
27 luglio 2015
Colpo di stato in Grecia, come in Italia?

Ci sembra che sia diventato di moda offendere i professori, ma purtroppo lo si fa spesso a sproposito. Il senatore Mario Monti, ad esempio, è stato accusato di aver imposto con il suo governo salva-Italia tasse inaccettabili che hanno, infatti, causato una caduta del PIL di quasi 3 punti percentuali, un po’ come sta accadendo in Grecia. I leader del M5S, del PDL e della Lega Nord – Beppe Grillo, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini – hanno gridato all’unisono al colpo di stato della Troika in Italia che nel novembre 2011 avrebbe defenestrato Berlusconi, “liberamente” eletto dagli italiani*. Lo stesso allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe contribuito al colpo di Stato della Troika in Italia. Si tratta di una situazione analoga a quella della Grecia e di Alexis Tsipras che abbiamo visto in questi giorni.


In realtà, il povero professor Monti è stato costretto a fare le riforme lacrime e sangue che ha fatto per correggere i guai che aveva combinato il suo predecessore, Berlusconi, che professore non è. È facile fare del populismo e accusare il professore Monti, e i professori in genere, ma se ci si trova nelle loro condizioni, non è facile uscirne. 
Lo si vede anche quando altri che professori non sono, ma si trovano nella stessa situazione. Come doveva fare Tsipras ora? Si devono pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e mancano i soldi per farlo, poiché ci sono i creditori che devono avere 300 miliardi di euro. Non era colpa dei professori allora e neppure di Tsipras ora se accettano condizioni durissime, ma di quei politici populisti che il debito l'hanno creato con una gestione troppo allegra della finanza pubblica. 
Si parla della Grecia, ma in fondo si pensa anche all'Italia. Negli ultimi 3 anni del suo governo, Berlusconi ha portato il debito pubblico italiano dal 103.9% circa del PIL dove l'aveva lasciato il professor Prodi (che l'aveva già ridotto dal 106.7% di Berlusconi prima di lui) ad oltre il 120%. Si tratta di centinaia di miliardi di euro in pochi mesi, una somma da far rabbrividire. Neppure il pentapartito era riuscito a fare di peggio in venti anni di onorato clientelismo. Ha, infatti, aumentato il deficit talmente tanto (5-6% all'anno per tre anni, pari a circa il 18-20%) che il debito è poi salito sotto il governo Monti oltre il 130% dove ancora si trova ora, nonostante la valanga di tasse e di tagli di spesa che il professore, mettendoci la faccia e la credibilità che il suo predecessore non aveva più, ci ha fatto pagare. Colpa dei professoroni o dei politici pasticcioni che li hanno preceduti?
Ci chiediamo: Cosa succederebbe se Grillo andasse al governo ora? Se dobbiamo prendere alla lettera le cose che dice ogni giorno, dovremmo concludere che ci porterebbe ad una posizione simile a quella della Grecia in pochi mesi!

Grexit per l’Italia?

La risposta facile subito viene alla mente. Molti la vorrebbero declinare in greco: NAI. Questi pensieri sono indotti dalla propaganda dei partiti euroscettici che sta prendendo il sopravvento in Italia. Usciamo dall’euro! In realtà, l'uscita dall'euro non sarebbe una soluzione, ma un problema in se. La globalizzazione economica e politica va avanti lo stesso. La partita della competizione internazionale sarebbe persa in partenza restando piccoli paesi soli fuori dall’ombrello dell’unione monetaria. Anche la Germania con i suoi ottanta milioni di consumatori a reddito medio alto, sarebbe un atomo. 
L'euro era la soluzione giusta e deve continuare ad esserlo. Lo spieghiamo in modo che lo capirebbe anche un bambino di 3 anni. Solo così non saremo un pulviscolo in balia della Russia, della Cina, dell’India, del Giappone, di altri paesi asiatici e anche dell’America latina. Siamo piccoli paesi in Europa che da soli presto non conterebbero più nulla. Stando assieme, invece, quei piccoli paesi, ormai 28, ma presto saranno di più, sono una potenza mondiale, un mercato di circa 500 milioni di abitanti, la metà della Cina e dell’India, ma il doppio degli Stati Uniti. Non è poco! Non ci sono alternative! Semplicemente, dobbiamo tenere la barra dritta. 
Il caso Greco è stato utile, da questo punto di vista. Un utile psicodramma per acquisire consapevolezza di dove siamo arrivati e del fatto che dobbiamo cambiare l'Europa e sappiamo ora in che direzione. Non spostiamo la barra dalla dritta via. L'Europa deve cambiare! L'euro deve avere le riforme necessarie e le avrà. Contiamo sulla Germania e sulla Francia perché siano i leader delle riforme dell’area euro! Per raggiungere il benessere maggiore possibile, non contiamo sul loro altruismo, ma sul loro egoismo, avrebbe detto Adam Smith. Francia e Germania sono come il macellaio della metafora smithiana. Come mosse da una mano invisibile per realizzare i propri interessi dovranno fare l’interesse degli altri paesi dell’euro. Infatti, anche la Germania e la Francia sanno che l'euro conviene, e molto, ma non può andare avanti senza gli altri. Con la crisi greca, ci siamo svegliati e ora dobbiamo trovare la strada giusta e utile per tutti!

La questione più urgente

Tutti i commentatori guardano all'immediato, all’accordo fra Tsipras e la Troika. Molti commentatori dicono che il ritardo è tutto colpa di Angela Merkel e di Schauble. Altri commentatori, invece, dicono che no, è tutta colpa di Tsipras! È questo il problema. Entrambi hanno le loro ragioni e dovrebbero trovare un punto di incontro senza indugio.
La vera questione urgente, invece, è: Quale riforma dell'euro? Parliamo di questo, poiché da là si deve partire anche per capire i diritti e doveri veri della Grecia, non quelli che la Troika vede nei numeri del bilancio pubblico della Grecia, ma quelli di tutti i paesi europei. I conti si devono fare bene! Come ha spiegato, in queste settimane, Paul Krugman, l’euro non favorisce la crescita della Grecia, tuttaltro. Di questo bisogna tener conto.
Basta trattative, tavoli, buoni e cattivi in base a regole assurde, che lasciano margini di manovra eccessivi ad ognuno. Qui ci vogliono regole nuove, precise e valide per tutti. Poi bisogna capire cosa vogliamo accettare e cosa no, ma non possono essere solo i paesi creditori  a decidere per tutti.

Come cambiare Maastricht?

Quando si entra nel merito delle questioni, i politici forse non sanno bene cosa fare. Hanno bisogno anche di indicazioni su cosa mettere nella minestra della nuova Unione Europea. Su questo serve un aiuto anche da parte dei professori, di economisti e giuristi innanzitutto.  
L'UE deve uscire dall'ambito del diritto internazionale e sovranazionale e avviarsi verso i principi del diritto interno, per così dire. Non si può condividere la moneta, ma trattare un paese come se fosse qualcosa di diverso da se.
Bisogna togliere di dosso all’euro quella camicia di forza che i redattori del Trattato di Maastricht, ispirandosi alle teorie monetariste, gli hanno cucito addosso e farlo correre come potrebbe fare, portando l'Europa ad essere davvero il continente della conoscenza e la locomotiva del mondo!
Bisogna cambiare il trattato di Maastricht su molti punti, ma restare nell'euro. Occorre un governo europeo con competenze di politica monetaria, economica e sociale per tutta l’Europa. Un governo eletto dal Parlamento europeo o eletto direttamente dal popolo europeo. Solo un governo europeo potrebbe superare gli egoismi nazionali, anche in contrasto con le soluzioni intergovernamentali dell’eurogruppo. 

*In realtà, si potrebbe parlare molto di come Berlusconi costrinse Romano Prodi, un altro professore, a dimettersi, comprando senatori del centro-sinistra a suon di milioni di euro. È di questi giorni la condanna di Berlusconi per il caso dell’Onorevole De Gregorio. Si potrebbe parlare anche di come vinse le elezioni nel 2008, subito dopo aver contribuito a creare con i leader del suo partito in Campania la crisi dei rifiuti che nessuno poteva risolvere e neppure il governo Prodi, che i cittadini misero sotto accusa.
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