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Smartphone, tablet e rendimento scolastico. Un report sui ‘nativi digitali’ di una scuola siciliana E-mail
di Rosamaria Alibrandi, Massimo Mucciardi
15 giugno 2015
La rivoluzione digitale, per gli adulti, ha luci e ombre. Le giovani generazioni, invece, sono in grado di sfruttarne a pieno i vantaggi. I ‘nativi digitali’, fin da piccolissimi, usano i dispositivi mobili e sempre più presto ne diventano unici possessori. Per i genitori il problema diventa non tanto il generico controllo dell’accesso del minore a internet, ma della fruizione diretta e senza mediazioni della rete. 
Questa nuova ‘autonomia digitale’ si conquista sempre più precocemente; lo smartphone, in particolar modo, rappresenta nel contempo un’apertura verso ogni possibile pericolo e un’incredibile opportunità di crescita. Status symbol fra i ragazzi,  che sono ‘always-on’ in quanto sempre connessi alla rete, permette l’invio di immagini, video e informazioni i cui contenuti possono non essere appropriati, e una navigazione in rete libera, senza filtri, e, soprattutto, senza limiti.

Poiché il telefonino si può occultare facilmente, si presta a un uso ‘clandestino’ e facilita la trasgressione dei divieti genitoriali; se un tempo i genitori ‘invadevano’ con facilità il privato dei figli leggendo i loro diari, oggi è molto difficile impadronirsi dell’oggetto di culto, tenuto costantemente presso di sé, tanto da essere definito dagli psicologi ‘estensione protesica del proprio io’. I tentativi di controllo vengono di norma mal tollerati, e, sebbene la legge stabilisca che l’età minima per potersi intestare una SIM sia 12 anni, sono sempre di più i bambini che possiedono uno smartphone. 
Sull’uso dei dispositivi mobili in età scolastica è in corso, nell’Università di Messina, una indagine statistica di estremo interesse. Lucia Crisafulli e Ida la Rosa stanno conducendo una inchiesta ‘a tappeto’ per la completezza dei dati, nell’ambito della propria tesi di laurea specialistica. La ricerca è stata svolta sotto la guida del relatore, Massimo Mucciardi, docente di Statistica nel Dipartimento di Scienze Economiche (SEAM), Sezione di Scienze Statistiche e Matematiche, dell’Ateneo messinese.
Il report utilizza quale terreno di indagine un Istituto Comprensivo situato in una zona semicentrale di Messina, che comprende sia la scuola primaria che la secondaria di 1° grado, nell’ambito del quale è stato raccolto un consistente numero di dati sull’uso delle nuove tecnologie da parte degli studenti, anche comparato, rispetto ai tempi di utilizzo, con le ore dedicate allo studio. Le informazioni che emergono dalla ricerca forniscono, al di là dei dati numerici, anche un attendibile quadro socio-culturale.
Sono stati intervistati, tramite la redazione di un questionario opportunamente predisposto, 531 studenti che frequentano le classi dalla terza elementare alla terza media: la fascia di età analizzata va quindi dagli otto ai tredici anni. Alla domanda preliminare, ‘sai usare il cellulare?’, hanno risposto positivamente ben 508 bambini (95.8%), dei quali 412 (81.1%) possiedono un cellulare personale. Le percentuali riportate in questo documento sono calcolate al netto dei non rispondenti.
Riguardo all’età nella quale hanno avuto il primo cellulare/smartphone, un solo bambino afferma di possederlo già dall’età di tre anni, otto scolari dichiarano di averlo avuto a 4 anni (1,9%), dodici a 5 (2,9%) , trentanove a 6 (9,5%), settantadue a 7 (17,5%), ottantasei a 8 (20,9%), settantadue a 9 (17,5%), settantasei a 10 (18,4%), ventisette a 11 (6,6%), dodici a 12 (2,9%) e solo quattro a 13 anni (1%) con un’età media che si attesta a 8,37 anni (si veda grafico 1). 

                                                                  Grafico 1

 

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Appare evidente una coincidenza dei due estremi della ‘forbice’: se è vero che un esiguo numero di bambini ha avuto il cellulare prima dell’ingresso nella scuola elementare, pochissimi non lo possiedono ancora al momento della conclusione del ciclo di studi medi. E, chi non ha il suo, usa comunque, per la quasi totalità (95%) quello di genitori, fratelli e sorelle.

Come se ne servono? Anzitutto per inviare messaggi (via sms e whatsapp 20,1%); quindi, nell’ordine, per giocare (in effetti il cellulare viene spesso usato dai più piccoli come una mini-console, per un 15,0%), per ascoltare musica (12,9%), per ricevere (11,2%) e fare telefonate (10,7%), per fare foto e video (9,7%), per navigare in internet (6,3%), per fare ricerche scolastiche (4%) e per utilizzare le applicazioni (3,4%). Il 95% dei piccoli intervistati sa usare il tablet e, di questi, 330 (65%) ne possiedono uno personale. In ogni caso la restante parte che dichiara di non possederlo (33,7%) ne usa uno a disposizione della famiglia. Come per lo smartphone, anche il tablet viene usato per scambiarsi messaggi, ma principalmente (date le dimensioni) per giocare e per guardare video.

Entrando più nello specifico, si è indagata la conoscenza dei minori riguardo alle applicazioni di messaggistica e ai social network. Solo uno sparuto numero (tredici  scolari, il 2.5% degli studenti intervistati) non sa cosa sia Whatsapp, utilizzato dalla quasi totalità degli intervistati; 48 bambini pari al 9,1% dichiarano di non sapere cosa sia Facebook; 276 (52,6%) lo usano e hanno un profilo personale, gli altri (36%) si collegano al social network mediante l’account di un familiare. 

Per cosa lo usano? Chattano con amici e compagni, mettono i like, commentano e condividono i post degli amici. 

Ma quante ore al giorno trascorrono usando il cellulare? 

Sebbene la differenza non sia statisticamente significativa, si rileva una tendenza all’utilizzo dello smartphone maggiore tra i maschi (quasi 3 al giorno contro le 2 ore e 43 minuti delle femmine), come pure tra i ragazzini provenienti da famiglie numerose: 3 ore e 24 minuti per un nucleo famigliare con più di 4 componenti contro 2 ore e 30 minuti circa per un nucleo famigliare minore o uguale a 4 componenti. Sarà per la minore attenzione che si riceve in famiglia? La tendenza è particolarmente accentuata per la scuola secondaria di primo grado: i giovanissimi utenti lo usano quasi 4 ore in media al giorno, con una punta massima di 5 ore e 16 minuti relativa agli studenti frequentanti la 3° media (si veda nel dettaglio il grafico 2). Un dato particolarmente interessante: viene usato di meno (-38 minuti in media al giorno) nelle famiglie con almeno un genitore laureato. 

 

                                                                   Grafico 2

 

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L’uso dello smartphone ha infine un notevole impatto sul rendimento scolastico dichiarato dallo studente, e in maniera inversamente proporzionale al tempo di utilizzo: 2 ore al giorno corrispondono a un profitto ottimo, 2 ore e 50 minuti a un profitto buono, e 4 ore e 30 minuti a uno appena sufficiente (si veda grafico 3).

  

                                                                        Grafico 3

 

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Con riferimento al tablet, ci si attesta su un uso giornaliero medio di circa 1 ora e 50 minuti. Non si presentano differenze significative tra i vari sottogruppi analizzati (genere, numero di componenti famigliari, titolo di studio dei genitori, rendimento scolastico etc.), il che lascia intravedere un utilizzo di tale dispositivo più trasversale e comunque nettamente inferiore rispetto a quello dello smartphone.

Rilevante, infine, appare le relazione che emerge tra ‘tempo studio’, ‘tempo per lo smartphone’ e ‘tempo per l’Ipad’: per ogni ora trascorsa in più nell’utilizzo di tali dispositivi diminuisce in media il tempo dedicato allo studio di circa 10 minuti’. Tra gli scolari intervistati, c’è ancora qualcuno che non utilizza affatto lo smartphone? La categoria di studenti che non lo possiede né lo usa (solo 22 ragazzi,  pari al  4% del campione), si colloca maggiormente nella scuola elementare e ha genitori laureati. Secondo i dati Eurispes -perfettamente in linea col report citato- il 62% dei bambini fra i 7 e gli 11 anni ha un telefonino e il 17,6 per cento ne ha uno già a meno di sette anni di età. E per la nuova generazione digitale sono stati creati degli smartphone ad hoc, utilizzabili a partire dai tre anni di età, con pochi tasti e contatti memorizzati, tra i quali i numeri di mamma e papà, quelli utili del pronto intervento, la funzione di geolocalizzazione, che consente di sapere sempre dove si trova il bambino e, persino, di una navigazione internet limitata. Ma, soprattutto, questi smartphone sono dotati di parental control, una funzione per  controllarne il contenuto, che è auspicabile venga costantemente utilizzata.

 

 

 

 

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