Legge di stabilitÓ 2015: sgravi fiscali in chiaroscuro E-mail
di Andrea Festa
15 giugno 2015

Con la legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n. 190), il governo è intervenuto nuovamente in materia di sgravi fiscali alle imprese, con lo scopo di promuovere forme di occupazione stabile attraverso il taglio del cuneo fiscale, visto come una delle cause delle distorsioni nel mercato del lavoro e fattore disincentivante la domanda di lavoro nel settore privato. Nel corso degli anni, tali misure – periodicamente modificate, rivedute, rimodulate dai legislatori via via succedutisi – sono state al centro dell’attenzione poiché considerate in grado di ridurre il prezzo relativo dei fattori produttivi e quindi di rilanciare l'occupazione, in particolare nelle regioni ad elevato tasso di disoccupazione. 

 


Proprio con l’obiettivo di favorire l’occupazione nel Mezzogiorno, il comma 9 dell’articolo 8 della legge 29 dicembre 1990 n. 407, (Disposizioni diverse per l'attuazione della manovra di finanza pubblica 1991-1993) aveva previsto, a decorrere dal 1 gennaio 1991, uno sgravio fiscale triennale del 100% dei contributi previdenziali ed assistenziali in caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o in cassa integrazione da almeno due anni. Nel resto d’Italia, invece, lo sgravio fiscale era limitato al 50%. Si trattava dunque di una misura stabile, sulla quale i datori di lavoro del settore privato, con le differenziazioni territoriali delineate, potevano contare da ventiquattro anni. Questa misura, tuttavia, è stata soppressa dalla nuova legge di stabilità (art. 1, comma 121) e sostituita da un nuovo sgravio fiscale triennale con caratteristiche marcatamente differenti.

Infatti, una prima e cruciale differenza tra le due agevolazioni fiscali risiede nella temporaneità della norma in argomento. In particolare, mentre la vecchia norma non aveva validità temporanea, la nuova disposizione richiede invece alle imprese che vogliono accedere alle agevolazioni fiscali di procedere con le nuove assunzioni entro il 31 dicembre 2015, poiché successivamente a tale data la norma cesserà di avere efficacia. Ciò vuol dire che, senza un’ulteriore intervento legislativo, dal 2016 non esisterà alcuna forma di sgravio fiscale per assunzioni a tempo indeterminato. È dunque evidente come alla stabilità della vecchia disposizione si è preferita la valenza temporanea del nuovo sgravio fiscale triennale, probabilmente per stimolare una crescita del tasso di occupazione nel breve periodo. Non si può nascondere, tuttavia, che la limitazione della validità della novella legislativa al 2015 e la necessità di un ulteriore intervento legislativo per un eventuale rifinanziamento futuro introducono un elemento di incertezza.

D’altra parte, se è vero che la validità dell’attuale disposizione è limitata nel tempo, bisogna aggiungere che essa vale per tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato [1] e non solo per i disoccupati di lunga durata. Una modifica effettivamente non di poco conto, che amplia le categorie di lavoratori a cui le imprese possono attingere, ma che nel contempo prevede due limitazioni aggiuntive rispetto al passato. La prima, di natura qualitativa, prevede l’esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL dal beneficio, che saranno dunque dovuti interamente. La seconda, di natura quantitativa, fissa a € 8.060 il tetto annuo di sgravio totale comunque concedibile ai datori di lavoro. Quest’ultimo limite rischia di ridurre i vantaggi di assumere a tempo indeterminato soprattutto nel Mezzogiorno, dal momento che erano proprio le imprese meridionali quelle che beneficiavano di sgravi fiscali anche superiori a questo tetto. Sul punto, bisogna aggiungere che il finanziamento di questa nuova forma di sgravi fiscali avverrà avvalendosi delle risorse stanziate nel Fondo di rotazione e già destinate agli interventi del Piano di Azione Coesione che al 30 settembre 2014 non risultavano ancora impegnate  (art. 1 comma 122). Detto in altri termini, il finanziamento delle nuove agevolazioni fiscali alle imprese per un importo pari a un miliardo di euro per ciascun anno dal 2015 al 2017 e di 500 milioni di euro per il 2018 sarà garantito riprogrammando risorse che erano originariamente destinate soprattutto al Sud, ma che da quest’anno saranno spalmate su tutto il territorio nazionale. Un drenaggio di risorse dalle zone più povere del Paese che va contro la necessità di ridurre il differenziale tra Nord e Sud, e che, allo stesso tempo, mette in luce le difficoltà e i ritardi dei vari attori coinvolti nell’attuazione delle misure predisposte in favore del Mezzogiorno.

 

[1] Ad eccezioni dei lavoratori assunti con contratto di apprendistato, dei lavoratori domestici e di coloro che nel semestre precedente l’assunzione erano occupati a tempo indeterminato altrove o lavoratori per i quali lo sgravio fiscale triennale era già stato usufruito in una precedente assunzione a tempo indeterminato (art. 1, comma 118).


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