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Il concorso delle Aree Metropolitane alla sostenibilitÓ del Debito Pubblico E-mail
di Massimo Bianco, Antonio Troisi
18 maggio 2015

L’art. 12 della legge n. 243/2012 impone a tutti i livelli di governo locale di contribuire alla sostenibilità del debito pubblico ed anche il D.E.F. 2015 conferma la priorità di questo impegno. Pertanto, per il governo locale è necessario realizzare, entro ottobre, due scelte:

1) definire nella Legge di Stabilità 2016 il concorso effettivo della P.A. locale, tenendo conto degli effetti positivi della riforma strutturale dei poteri locali (legge n. 56/2014) sulla sostenibilità del debito pubblico;

2) riscontrare l’effettiva realizzazione di detto concorso non ricorrendo al burocratismo letterario.


Capacità istituzionale dell’Area Metropolitana

Per quanto riguarda il primo punto il nuovo livello di governo locale, l’Area Metropolitana (cfr. comma 44 art.1 legge n.56/2014), essendo un comparto istituzionale è legittimata ad imporre ai comuni metropolitani un parametro di virtuosità l’Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico, che potrebbe rappresentarsi con il  “Saldo di Bilancio Originario” (S.B.O.), definito come differenza fra entrate e spese finali (c.corrente più c.capitale ). In tal modo, si attuerebbe finalmente il disposto dell’art. 28 della legge 23/12/1998 n. 448 che, ai fini del calcolo del disavanzo, stabilisce di non computare i trasferimenti dallo stato. Ne deriverebbe un profilo di virtuosità finanziaria dei comuni del tutto nuovo perché ha come componenti le entrate che gli enti prelevano dalle tasche del cittadino e le spese erogate a favore loro e delle imprese nei rispettivi territori. E’ questo l’elemento chiave del concorso degli enti locali alla sostenibilità del debito pubblico richiesta dall’UE, che nella valutazione dei nostri conti pubblici, non tiene conto dei trasferimenti dello Stato ai governi locali.

Di conseguenza, il nuovo ente dovrebbe, attraverso il piano strategico del territorio metropolitano (lettere a,b,c,d,e,f comma 44 art.1 legge n.56/2014) svolgere le funzioni di coordinamento, rafforzamento e promozione dello sviluppo economico per consolidare detto saldo diminuendolo, se negativo, aumentandolo, se positivo.

L’Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico ed i criteri per il suo miglioramento

Da quanto detto emerge la possibilità di costruire un Indice di Sostenibilità Debito Pubblico (I.S.D.P.), rappresentato dal saldo di bilancio originario dell’Area Metropolitana, risultante dal S.B.O. di tutti i comuni metropolitani. Poiché non è un criterio di riparto dei mezzi finanziari, ma un indice di efficienza la ripartizione del costo di miglioramento dell’Indice non può avvenire con un criterio “meccanico”: del resto la politica dei tagli lineari è stata da tutti da tutti bocciata, mentre il rapporto fabbisogno standard/spesa storica, è risultato inadeguato.

La soluzione del problema va individuata necessariamente nella legge n.56/2014, che si caratterizza per aver sostituito i criteri “meccanici” della vecchia normativa con la libera iniziativa degli amministratori ai quali è lasciata l’effettiva attuazione dei nuovi principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Pertanto, il principio fondamentale dell’autonomia nel perseguimento del risultato, regolamenta anche l’impegno a contribuire al sostegno del debito pubblico. Di conseguenza, ogni comune metropolitano può concorrere all’elaborazione del Piano triennale utilizzando gli strumenti a propria scelta, siano essi concentrati sulle entrate piuttosto che sulla spesa o su qualche combinazione delle due.

Inoltre, poiché la legge n. 243/2012 estende l’obbligo del concorso alla sostenibilità del debito pubblico anche alle regioni e ai comuni esterni alle aree metropolitane, il miglioramento dell’I.S.D.P può avvenire anche attraverso arbitraggi e compensazioni tra i diversi livelli di governo locale operanti sullo stesso territorio regionale.

Una simulazione dell’Indice di Sostenibilità  del Debito Pubblico delle 10 Aree Metropolitane

Quanto sinora detto risulta confermato (cfr. Tabella) dalla costruzione degli Indici di Sostenibilità del Debito Pubblico, relativi alle 10 Aree Metropolitane che, ,complessivamente, presentano un valore negativo pari a quasi 10€Mlrd. Se si tiene presente che dette aree generano il 35 per cento del PIL del Paese appare evidente la funzionalità dell’ I.S.D.P. rispetto all’obiettivo di diminuire detto valore e portarlo a livelli positivi.

Dalla tabella emerge anzitutto che la consistenza di detto indice non è condizionata dai riflessi nei bilanci dalla struttura delle diverse economie locali, tanto che i valori migliori sono realizzati dalle Aree Metropolitane di Genova, Bari, Reggio Calabria, Bologna, Venezia e Firenze. Seguono Torino, Napoli e in fondo Milano e Roma. La sola area metropolitana di Roma, assorbe il 37,42% del valore dell’indice; quella di Milano il 23,48%; quella di Napoli il 10,68%. Queste tre aree metropolitane rappresentano da sole il 71,59% dell’Indice. In particolare,  la dimensione negativa dell’I.S.D.P. dell’area barese (-289.862.720) è di gran lunga inferiore a quella dell’area milanese (-2.302.941.097), che in questa graduatoria di negatività è seconda solo all’area romana.

Inoltre, mentre il comune di Bari (-90731846) contribuisce all’I.S.D.P. complessivo dell’area col 30,88% invece Milano(-1.787.342.944), contribuisce col 77,62%, ponendosi anche per questo profilo in cima alla graduatoria negativa preceduta solo dall’area romana. Naturalmente, il  contributo dei comuni capoluogo per essere del tutto attendibile andrebbe depurato dell’andamento della spesa per investimenti che, in detti comuni, è particolarmente accentuata degli impegni relativi alla compartecipazione a società comunali. Allo stato attuale detta disaggregazione non è realizzabile.

Da questo sommario confronto risulta evidente che l’I.S.D.P. prospettato:

1) individua l’effettivo concorso alla sostenibilità del Debito Pubblico dei diversi comparti della P.A.;

2) quantifica l’impatto produttivo sul territorio della gestione delle entrate e delle spese con la simulazione dei relativi riflessi sull’Indice di Sostenibilità del Debito Pubblico;

3) ripartisce l’entità del raggiustamento tra i diversi comparti della P.A. locale e al loro interno, richiedendo un miglioramento costante nel tempo attraverso arbitraggi e compensazioni perché tiene conto dei condizionamenti storici derivanti dalle specifiche storie di ogni singolo ente;

4) riscontra la conformità all’ordinamento dell’Unione Europea non ricorrendo al burocratismo letterario, ma aggiornando annualmente il miglioramento dell’Indice di Sostenibilità del debito pubblico da realizzare attraverso il piano strategico triennale.

Conclusione

Da quanto detto risulta che l’I.S.D.P. risponde a quanto richiesto dall’art. 12 della legge n.243/2012 e dal DEF 2015, perché costruito con le tipologie fiscali di una riforma strutturale (legge n.56/2014 ) che ,pertanto ha un impatto positivo sulla sostenibilità del debito pubblico. Questo risultato legittima l’intero comparto del nuovo governo di Area Vasta a richiedere al governo centrale adeguate contropartite avendo assicurato il concorso del livello di governo locale che rappresenta l’area più economicamente sviluppata dal Paese.

TABELLA 1

Indice sostenibilità del debito pubblico delle Aree metropolitane


Aree metropolitane

Saldo originario (Entrate proprie- spese correnti - spese in conto capitale)

(%) Saldo originario

GENOVA

-276.725.970

2,82%

BARI

-293.862.720

3,00%

REGGIO CALABRIA

-312.004.651

3,18%

BOLOGNA

-332.951.445

3,39%

VENEZIA

-339.228.559

3,46%

FIRENZE

-391.515.434

3,99%

TORINO

-840.953.017

8,57%

NAPOLI

-1.048.101.290

10,68%

MILANO

-2.302.941.097

23,48%

ROMA

-3.670.996.193

37,42%

Totale

-9.809.280.377

100%


Fonte: Ns. elaborazione su dati ANCI

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