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PROBLEMI DELLA GLOBALIZZAZIONE E NECESSITA' DI UNA GOVERNANCE DELL'ECONOMIA* E-mail
Internazionali
di Andrea Fracasso
30 maggio 2008

la_globalizzazione_economica.jpgLe trasformazioni subite dal mondo negli ultimi decenni sono state di un’intensità straordinaria. L’accresciuta interdipendenza tra i paesi del mondo e l’emergere di alcune economie hanno prodotto un vero e proprio sconvolgimento nell’ordine economico mondiale e in quello interno ai singoli paesi. Il processo di integrazione economica internazionale e lo sconvolgimento che ne deriva prendono il nome di globalizzazione.
*Articolo pubblicato anche su il Riformista del 30 maggio 2008


Il contributo che la globalizzazione può dare allo sviluppo di un paese è importante. Una graduale integrazione economica può aumentare le opportunità di crescita più di quanto non possano fare politiche di chiusura e isolamento. La circolazione di idee, persone, merci e capitali può infatti condurre a un uso più efficiente delle risorse e innestare un circolo virtuoso di innovazione, dinamismo ed efficienza.

La globalizzazione, tuttavia, è accompagnata da acute contraddizioni. Essa ha degli effetti, in particolar modo ridistributivi, che soprattutto nel breve termine colpiscono negativamente alcuni paesi, fasce sociali e persone. La compresenza di soggetti che guadagnano e perdono da una maggiore integrazione genera istanze politiche contrapposte. Da un lato spinte liberalizzatici e di apertura, dall’altro pulsioni protezioniste e di chiusura. Ciò rende la globalizzazione un processo tutt’altro che stabile nel tempo che ha storicamente più volte accelerato, decelerato e persino cambiato di direzione a seconda dell’interazione delle forze politiche ed economiche all’opera. Sebbene fare previsioni sia difficile, l’osservazione del passato e un’analisi delle forze oggi in gioco possono aiutare a individuare i principali fattori critici che influenzeranno il futuro andamento del processo.

Il primo fattore di criticità riguarda la legittimità politica e morale della globalizzazione alla luce delle sue conseguenze sulla distribuzione internazionale della ricchezza, sull’ambiente, sulla povertà e sulla disuguaglianza tra ed entro i paesi. Il secondo riguarda i limiti che la globalizzazione pone ai governi nel mettere in atto politiche nazionali in materia industriale, ridistributiva e di welfare. Il terzo fattore ha a che vedere con la frequenza e le dimensioni delle crisi finanziare legate al processo di liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitali. Il quarto aspetto riguarda i mutamenti dell’assetto politico internazionale di fronte all’avanzata di grandi paesi emergenti, alle difficoltà delle negoziazioni multilaterali e alla crisi di molte istituzioni internazionali.

Ciononostante, far derivare solo dall’integrazione economica molti dei mali che affliggono paesi e singoli individui è sbagliato e pericoloso in quanto per poterli affrontare concretamente è necessario distinguerne le cause nazionali da quelle internazionali. Infatti non deve essere dimenticato che gli effetti concreti della globalizzazione dipendono dalle caratteristiche precise dei processi di integrazione e dalle politiche (economiche, sociali, scolastiche, ecc.) che la accompagnano.

Proprio per questa ragione una globalizzazione della politica risulta necessaria. Dall’accordo tra i paesi deve emergere una governance dell’economia mondiale che assicuri uno sviluppo sostenibile, la riduzione dei divari tra paesi e il normale funzionamento dei meccanismi di riequilibrio internazionale (come i tassi di cambio). Le istituzioni economiche e gli organismi politici internazionali devono inoltre coinvolgere in modo attivo un numero maggiore di paesi per consentire un miglior coordinamento delle politiche nazionali, agevolare la capacità decisionale dei governi e prevenire una race to the bottom negli standard ambientali, lavorativi, finanziari e di tassazione. I singoli paesi devono, dal canto loro, attuare le riforme necessarie a esporsi alla concorrenza internazionale, a mantenere un Welfare State forte e inclusivo e a sviluppare un sistema scolastico adeguato oltre che una burocrazia credibile ed efficiente.

Il futuro della globalizzazione è condizionato dall’efficacia di tutte queste politiche. La globalizzazione non va demonizzata, né fermata: è piuttosto necessario governarla con la partecipazione di tutti i paesi e delle forze sociali.

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