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Gli effetti delle manovre nel biennio 2014/2015: una valutazione territoriale. E-mail
di Stefano Prezioso
06 marzo 2015
Recentemente l’ISTAT ha rilasciato le nuove stime di Contabilità Regionale che, con riferimento al 2013, restituiscono una situazione che vede il paese ancora fortemente spaccato al suo interno: il Pil per abitante del Mezzogiorno è risultato pari, infatti, ad appena il 55% di quello del Centro-Nord. Un simile dato ha ovviamente dietro di sé una “lunga storia”, che chiama in causa molteplici cause. Ad ogni modo, gli ultimi anni sono stati profondamente segnati, sul piano della politica economica, da manovre di finanza pubblica molto ingenti; appare interessante avere un’idea di quale possa essere l’effetto di queste sull’evoluzione congiunturale del Pil delle due macroaree. 

Con il modello econometrico della SVIMEZ, che considera separatamente Centro-Nord e Sud, si è proceduto a stimare l’impatto dei principali provvedimenti di finanza pubblica relativi al biennio 2014/2015. A riguardo si ricorda che in questi due anni il policy mix adottato ha segnato una forte discontinuità con il recente passato: accanto a provvedimento di contenimento del deficit (specie sul versante delle spese) ve ne sono altri di stimolo all’economia che, nel complesso, hanno fortemente attenuato l’impostazione di finanza pubblica fortemente restrittiva che vi è stata precedentemente. I risultati sono riportati in tabella.

In primo luogo, è interessante notare come nel 2014 l’effetto complessivo attribuibile alle manovre è stato di entità modesta nel Centro-Nord (-0,21%), mentre è risultato superiore ai sei decimi di punto percentuale nel Sud (-0,65%). Sotto questo profilo, la politica economica appare contribuire alla crescente divaricazione che vi è nella dinamica congiunturale delle due macro-aree. Osservando nel dettaglio, si nota come la riduzione di entrate dirette prevista nel 2014 (c.d. “bonus 80 euro”) offra un impulso positivo alla dinamica del Pil di entità analoga in entrambe le macro-aree. Per quanto riguarda le tasse indirette, l’impulso negativo è stato maggiore nel Centro-Nord in quanto è relativamente più veloce la traslazione sul consumatore degli incrementi nella tassazione di beni e servizi. Ad ogni modo, gran parte del differenziale territoriale riscontrato nell’effetto complessivo della manovra relativa al 2014 è riconducibile ai tagli dal lato delle spese che hanno “sottratto” al Sud quasi sette decimi di punto percentuale vs. i quasi due al Centro-Nord. All’interno di questa voce di bilancio, l’impatto più ampio è dato, nelle regioni meridionali, dai minori investimenti pubblici che da soli spiegano quasi i due terzi dell’impulso negativo complessivamente offerto dai tagli alle spese. Si conferma, quindi, l’elevata sensibilità dell’economia meridionale a questa tipologia di interventi .Gli investimenti pubblici costituiscono, infatti, una delle poche variabili esogene in grado di muovere un‘economia strutturalmente stagnate; inoltre, il moltiplicatore associato a questa tipologia di spese è, caso unico, superiore all’unità.

Nel 2015, gli effetti della manovra continuano a presentare un profilo territoriale differenziato. Nel caso delle entrate, l’effetto positivo esercitato sul Pil è essenzialmente attribuibile a quelle dirette, tramite la conferma degli sgravi IRPEF. L’entità di questo provvedimento, interessando un periodo temporale più lungo, produce effetti di entità maggiore rispetto a quelli dell’anno precedente, sia nel Sud che nel Nord. Limitatamente alle tasse indirette, non sono previste modifiche nelle aliquote e/o altre variazioni nelle più importanti voci. Con riferimento al lato delle spese, nel 2015 la dinamica congiunturale delle regioni meridionali continua a essere penalizzata dai tagli alla spesa in investimenti (-0,31 punti percentuali), cui si aggiungono gli effetti sfavorevoli della modesta riduzione nelle spese correnti (-0,13 punti percentuali) di entità, tuttavia, inferiore a quella dell’anno precedente (-0,25%). Nel Centro-Nord, invece, l’effetto depressivo imputabile alle spese in conto capitale è assolutamente trascurabile; maggiore, ma più basso di quello stimato per il Sud, l’impatto negativo imputabile al taglio nei consumi collettivi (-0,09%). Di conseguenza, nelle regioni centrosettentrionali l’effetto combinato delle principali voci, sia dal lato delle spese che delle entrate, in cui si articola la manovra nel 2015 non appare influire sensibilmente sulla dinamica del Pil, (0,01 punti percentuali), nel Sud, al contrario, lo stesso policy mix ha ancora conseguenze sfavorevoli che si commisurano in circa tre decimi di Pil (-0,31%).

In definitiva, nel Centro-Nord la finanza pubblica appare assumere un ruolo che si avvicina ad una posizione di “neutralità”, diversamente dagli anni precedenti nei quali le manovre avevano contribuito a esercitare un forte effetto depressivo sul reddito dell’area. Nel Mezzogiorno, invece, i tagli, in primis alla spese in conto capitale, esercitano ancora un effetto depressivo che, insieme a quelli alle spese correnti, concorrono a penalizzare l’economia dell’area. Se la c.d. “golden rule” (lo scorporo degli investimenti dal computo del deficit) può offrire un sostegno importante ad una ripresa ciclica dell’intera economia, nel Sud ciò assume un rilievo preminente poiché in tale area non vi sono elementi, attualmente, in grado di interrompere la spirale negativa avviatasi dalla crisi del 2008, contrariamente a quanto avviene nel resto del paese strutturalmente più capace di agganciare la ripresa estera ed estenderla, poi, anche all’interno.

 


 

Effetti sul PIL (a) delle manovre di Finanza pubblica (valori percentuali)

 

Mezzogiorno

 

Centro-Nord

 

Italia

Scomposizione effetti manovra di finanza pubblica, 2014

Effetto imputabile alle entrate

0.04

 

-0.02

 

0.00

    Tasse indirette

-0.04

 

-0.10

 

-0.08

    Tasse dirette

0.08

 

0.08

 

0.08

Effetto imputabile alle spese

-0.69

 

-0.19

 

-0.31

    Spese in conto capitale

-0.44

 

-0.04

 

-0.14

    Spese correnti

-0.25

 

-0.15

 

-0.17

Totale manovre

-0.65

 

-0.21

 

-0.31

           

Scomposizione effetti manovra di finanza pubblica, 2015

Effetto imputabile alle entrate

0.13

 

0.13

 

0.13

    Tasse indirette

0.00

 

0.01

 

0.01

    Tasse dirette

0.13

 

0.12

 

0.12

           

Effetto imputabile alle spese

-0.44

 

-0.12

 

-0.20

    Spese in conto capitale

-0.31

 

-0.03

 

-0.10

    Spese correnti

-0.13

 

-0.09

 

-0.10

           

Totale manovre

-0.31

 

0.01

 

-0.07

           

(a) Per agevolare l'interpretazione il segno, positivo o negativo, che si trova associato ad ogni misura di policy esprime direttamente l'effetto, di aumento o diminuzione, che lo stesso intervento ha sul PIL.


*Fonte: SVIMEZ.

         

 

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