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Martin Lutero e il Marchese del Grillo E-mail
di Francesco Pastore
23 febbraio 2015

Sono i giorni della fermezza della Grecia. Il neo-ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis ha appena dichiarato che non accetterà la proposta della Troika. Quella proposta si fonda su un dato di fatto falso: il PIL greco sarebbe cresciuto secondo la Troika in termini reali, ma questa, a suo dire, è solo un’apparenza. Il PIL nominale si è ridotto, in realtà, ma sembra aumentare in termini reali solo a causa della deflazione dei prezzi che corre ad un ritmo ancora superiore a quello del PIL. Insomma, la domanda aggregata in Grecia, i consumi e quindi anche il reddito continuano a languire, non aumentano. Questo per Varoufakis è la dimostrazione più evidente che la ricetta della Troika per superare la crisi greca è fallita.


Non è una ricetta efficace e non consentirà perciò non solo di risollevare le sorti della Grecia, ma neppure di ripagare i suoi creditori. Tutto qui! E allora è inutile continuare su una strada che non porta evidentemente da nessuna parte!

Sarà interessante leggere la proposta formulata dal ministro Varoufakis nei prossimi giorni, per capire la sua fattibilità. Frattanto, credo che una riflessione vada fatta sul tema per immaginare soluzioni alla crisi dell’area euro che vadano anche oltre il caso greco ed interessino, perciò, tutti i paesi dell’area, tenendo conto in particolare delle difficoltà dei paesi del sud dell’Europa.

 

L’intento punitivo tedesco

C'è chiaramente un intento punitivo da parte della Germania nei confronti della Grecia. I tedeschi sono stati a lungo e forse sono ancora “invidiosi” della bella vita che i greci si sono permessi di fare negli ultimi anni, oltre che del loro bel sole. Per usare una metafora un po’ irriverente per il grande teologo tedesco, è come se Martin Lutero dopo la sua riforma del cristianesimo tornasse ora di nuovo a Roma (o ad Atene) e vi trovasse una situazione ancora peggiore di quella che lo aveva fatto iniziare il suo percorso di riforma della religione cattolica. Lo spirito tedesco stavolta ha incontrato qualcosa che assomiglia al Marchese del Grillo e ne rimane ancora più interdetto di quanto Lutero non sia stato quando vide gli sfarzi della Roma papalina.

Per capire i tedeschi, bisogna immaginare una persona agiata che veda il proprio vicino che fino ad allora versava in evidenti difficoltà economiche improvvisamente cominciare a fare una vita da nababbo. In un certo senso, i tedeschi si sono sentiti come Louis Winthorpe (impersonato dall’attore Dan Aykroyd) nel film Una poltrona per due quando Billie Ray Valentine (impersonato da Eddie Murphy) prendeva il suo posto di lavoro, la sua casa e il suo valente maggiordomo, Coleman.

Negli anni scorsi, in effetti, la Grecia si è permessa sprechi non da poco. Stipendi d'oro per molti dipendenti della pubblica amministrazione, assunzioni di massa nel settore pubblico, pensioni del tutto scollegate con i redditi percepiti in passato, anche in presenza dell’invecchiamento della popolazione, insomma spese folli in tutto il settore pubblico. Ristoranti e altre attività economiche private andavano anche a gonfie vele, nonostante l’avvicinarsi della crisi economica mondiale. Insomma, improvvisamente, il vicino povero spendeva e spandeva e il vicino tedesco si chiedeva: “Ma come farà? Sta meglio di noi che siamo la locomotiva del mondo”. I greci se la ridevano, guardando i tedeschi che facevano tanti sacrifici, soprattutto nel periodo delle riforme Hertz, sacrifici che loro non sentivano il bisogno di fare.

In realtà, non era tutto oro quello che luccicava e i greci tutti quei soldi che spendevano non li avevano. Li prendevano a prestito e il loro debito cresceva, cresceva, cresceva. Erano come certi poveri arricchiti che sembrano aver trovato un buon affare e spendono ora quello che contano di guadagnare nei successivi 10 anni. I greci hanno sperperato soldi pubblici senza alcun ritegno. Il loro debito pubblico è andato presto alle stelle. Parliamo del 175% del PIL nel 2013. Nel 2005, era pari al 100% del PIL.

 

I cugini italiani

Anche noi italiani, guardati dall'esterno, magari con gli occhi della Germania, facciamo la stessa impressione della Grecia. Il nostro debito era al 132.6% del PIL nel 2013. Prima di cedere la mano a Mario Monti, il governo di Silvio Berlusconi lo aveva portato dal 103.3% nel 2008 al 123% del PIL nel 2011, con un incremento di circa 20 punti percentuali, una sommetta niente male intorno ai 400 miliardi di euro. Ora questo non è stato tanto il risultato dell'austerity, ma anzi di una gestione dissennata delle finanze pubbliche che ancora continua: costi della politica, opere pubbliche inutili, realizzate male, e perciò inutilizzabili, servizi ed enti inutili a bizzeffe, pensioni ancora troppo alte per i contributi versati e l’invecchiamento continuo della popolazione. Come la Grecia, non abbiamo un meccanismo di spending review adeguato che in ogni branca della pubblica amministrazione metta ordine ed elimini gli sprechi.

La spending review dovrebbe essere sistematica, quotidiana, diffusa in ogni branca della PA. Ci dovrebbe essere in ogni ufficio pubblico un addetto alla spending review. Come in ogni famiglia, per sostenere nuove spese e soddisfare nuovi bisogni, se non aumenta il reddito, si devono eliminare le spese che non soddisfano più i bisogni attuali. Così dovrebbe fare lo stato. Invece, si continua a spendere per cose che magari da decenni sono divenute poco importanti e poi si taglia sulle cose importanti poiché non ci sono abbastanza soldi.

 

Come ne usciamo?

Dette le ragioni di Lutero, però, occorre anche considerare il punto di vista del Marchese del Grillo. Anzi, ormai non è più lui a parlare. I Greci con coraggio hanno voltato pagina. Si sono affidati all’unico partito che non era stato responsabile degli scempi precedenti. Questo vorrà pur dire qualcosa sulla volontà dei greci di cambiare.

Sono curioso di ascoltare le proposte del ministro Varoufakis. I suoi argomenti contro l’austerity sono ampiamente condivisibili. La strategia della Troika è fallita già. Il debito pubblico greco cresce ancora, mentre il PIL continua a precipitare. È chiaro che l’uscita dalla crisi non può passare per quella via, anche se la soluzione non è certamente in un ulteriore aumento indiscriminato della spesa e degli sprechi, senza un pari aumento della produttività. Insomma l’Europa è ad un bivio, un bivio che ricorda, mutatis mutandis, un altro di quasi un secolo fa.

In un famoso pamphlet sui debiti della Germania all’indomani della prima guerra mondiale, il grande economista inglese, John Maynard Keynes argomentò che non bisognava umiliare la Germania con richieste di pagamento che non avrebbe mai potuto soddisfare, altrimenti sarebbe stato un male per il resto dell'Europa. Non lo ascoltarono e i paesi vincitori imposero alla Germania il pagamento di ingentissimi debiti di guerra che evidentemente il paese non poteva pagare, essendo la sua economia in ginocchio a causa della guerra. Si preparò, così, il terreno all’avvento del nazionalsocialismo in Germania e all’esplosione della seconda guerra mondiale nel continente, poiché i movimenti nazionalsocialisti ebbero buon gioco a dare la colpa della difficoltà della Germania alle altre nazioni europee.

La Grecia è senza dubbio meno potente della Germania, ma potrebbe essere al centro di un'alleanza dei paesi deboli e periferici dell’Europa, alle prese con i cambiamenti imposti dall’euro, che potrebbe minare la costruzione europea. Allora, se è bene che la Grecia smetta subito gli sprechi di un tempo, cosa che ha ormai già largamente fatto, è pur vero che ciò non è bastato a risollevare il paese dalla crisi finanziaria. Sarebbe allora opportuno trovare una soluzione ragionevole e utile per evitare guai peggiori.

Mi sembra necessario un aiuto, ancorché condizionato, da parte della BCE alla Grecia. Una condizione più a lungo termine potrebbe essere quella di ridefinire il trattato di Maastricht per impedire che quanto è accaduto in Grecia possa accadere di nuovo in altri paesi europei. La costruzione europea richiede ancora molti sforzi per essere pienamente compiuta.

Non mancano però i motivi di ottimismo. In primo luogo, la svolta elettorale greca e la competenza e serietà dei nuovi leader ellenici. Anche l’Italia ha voltato pagina, dando fiducia ad una nuova classe dirigente che dichiara di volere fare tutte le riforme che finora sono state solo nel libro dei sogni. Inoltre, è importante ricordare quanto intrapreso anche dal Partito Socialista Europeo durante la Presidenza italiana dell’UE: la svolta deve essere approfondita ulteriormente. Occorre che si definiscano bene le condizioni per consentire altri sforamenti dei parametri Maastricht. Occorre anche definire le condizioni per gli aiuti dell’Unione Europea in casi simili a quello greco.

Un elemento di chiarezza l’ha fatto proprio il Partito Socialista Europeo offrendo una sponda senza timidezze ad Alexis Tsipras che chiedeva un sostegno a livello Europeo. Deve essere chiaro a tutti, come ha spiegato da queste pagine alcuni giorni fa l’On. Gianni Pittella, presidente del Partito Socialista Europeo, che la Troika non comanda il Parlamento Europeo, ma che il Parlamento Europeo deve indicare la direzione alla Troika. In Europa non c’è più un tutto indistinto, un partito unico europeo, ma ci sono diverse posizioni politiche dai contorni abbastanza definiti ed è bene che sia così, poiché ogni democrazia si fonda sull’alternanza. Se la Troika fallisce, come nota Varoufakis, per quanto sia difficile, occorre trovare soluzioni alternative e queste soluzioni devono venire dall’Unione Europea e in particolare dal suo organo politico per eccellenza, il Parlamento Europeo. Altrimenti, si rischia di dare spazio a movimenti nazionalistici il cui tratto comune è il superamento dell’Unione Europea e dell’euro. Il rimedio della Troika sarebbe peggiore del male, come accadde dopo la fine della prima guerra mondiale.

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