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LA DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI NON CURA LA MALATTIA DELL’ECONOMIA ITALIANA E-mail
Lavoro
di Giuseppe Ciccarone ed Enrico Saltari

lavoroE’ ormai largamente condiviso il convincimento, ribadito anche da Emma Marcegaglia nel suo discorso di insediamento, che la malattia dell’economia italiana sia la crescita nulla. Sembra anche ampiamente condivisa l’eziologia di questa malattia: la produttività declinante del lavoro e la stagnante crescita della domanda interna. Se questa è la diagnosi, la terapia del governo di eliminare l’ICI e detassare gli straordinari è quella giusta? Certo, si sosterrà, questo è soltanto l’inizio, al più la terapia d’urto. E come tale va valutata.

Ciononostante, nell’assenza di un progetto complessivo di riferimento al quale ricondurli, i due provvedimenti appaiono come il tentativo di curare un malato grave somministrandogli una dose, nemmeno tanto abbondante, di placebo. La manovra prospettata non è infatti in grado di incidere sulle origini del morbo, favorendo invece il suo aggravarsi nel più lungo periodo. E lo farà introducendo anche discriminazioni (tra lavoratori permanenti e precari, tra uomini e donne, tra dipendenti pubblici e privati, tra Nord e Sud) e distorsioni fiscali, a motivo della più che probabile elusione fiscale che essa indurrà. Vediamo perché.

Il provvedimento sull’ICI, che ammonta a circa 2.2 miliardi di euro e che dovrebbe agire dal lato della domanda attraverso aumenti del reddito disponibile delle famiglie, richiederà tagli alla spesa pubblica per infrastrutture, soprattutto nel Mezzogiorno, e dunque produrrà discutibili spostamenti dall’investimento al consumo che lasceranno sostanzialmente invariato il livello della domanda aggregata.

Più complessa è la valutazione della scelta di introdurre in via sperimentale per sei mesi (da giugno a dicembre) la tassazione al 10% della parte variabile del salario, fino a 3 mila euro e per i lavoratori con redditi fino a 30 mila euro, per un importo di circa 1 miliardo di euro spalmato su due anni. Questo intervento dovrebbe infatti agire simultaneamente sulla domanda e sulla produttività.

Per quanto riguarda i suoi effetti sul primo corno del problema, appare evidente che avrà scarso effetto sui consumi, perché aumenterà il reddito disponibile di un limitato numero di lavoratori, garantiti e impegnati soprattutto al Nord del Paese, riducendo al contempo quello di altri, meno garantiti e collocati anche in aree di minore industrializzazione e crescita.

Il provvedimento è ancora meno giustificato dall’obiettivo di aumentare la crescita della produttività. Come è noto, questa può essere intesa in due diverse accezioni: produttività oraria e per addetto. Certamente quella più significativa è la produttività oraria, anche se le due sono in Italia altamente correlate, come mostrano i più recenti dati OCSE riportati nel grafico (e scaricabili dal sito http://www.conference-board.org/economics).

 

 produttività

 





















Quali effetti produce la detassazione degli straordinari sui trend negativi messi in luce da questa figura? Effetti opposti a quelli desiderati. È stato infatti affermato da alcuni che il provvedimento aumenta la produttività di alcuni addetti ma non quella oraria, anche se ciò è vero soltanto se esso non incentiva comportamenti virtuosi in altri lavoratori (riducendo l’area dei "fannulloni") o nelle imprese (stimolando, ad esempio, investimenti in progresso tecnico). È stato anche correttamente sostenuto che potrebbe ridurre anche la produttività media, se aumenta l’utilizzo dei lavoratori meno pagati, e dunque presumibilmente meno produttivi, a danno di altri contratti o di nuova occupazione.

Che la minore tassazione degli straordinari sia l’arma da utilizzare contro i "fannulloni" appare quantomeno dubbio, soprattutto se non viene estesa al pubblico impiego. E parimenti dubbia è la possibilità che essa spinga, direttamente, le imprese verso il miglioramento tecnologico.

L’unica cosa certa è che la manovra produrrà effetti positivi sui costi delle imprese perché un’ora di lavoro straordinario costa assai meno di un’ora di lavoro "normale" (secondo alcuni calcoli, circa il 30% in meno), anche se rende ancor meno al lavoratore (più del 40% in meno). Scarsa attenzione è stata sfortunatamente posta sul fatto che ciò potrà creare incentivi opposti a quelli necessari per stimolare lo spostamento della produzione verso i settori a maggiore valore aggiunto, l’unica strada che si dovrebbe invece intraprendere per cercare di sfuggire alla inarrestabile concorrenza, attuale e prospettica, dei paesi con più bassi salari.

La riduzione dei costi potrebbe avere effetti positivi sulla produttività solo se i conseguenti maggiori profitti venissero utilizzati dalle imprese per effettuare investimenti, di entità significativa, in progresso tecnico (e dunque non investimenti "intensivi" volti ad ampliare, senza modificarla, la base produttiva). Questa prospettiva positiva è però resa dubbia da due ordini di motivi. Innanzitutto, la somma che finirà nelle casse delle imprese, pur essendo ancora di difficile stima, non appare comunque sufficiente per iniziare a produrre il richiesto "salto" nella tecnologia produttiva da esse adottata. Inoltre, e maggiormente rilevante, appare più che fondato il timore che la "detassazione" degli straordinari indurrà le imprese beneficiarie dei minori costi (e della associata maggiore flessibilità) ad adottare gli stessi comportamenti da esse messi in atto nei 15 anni appena trascorsi. Come abbiamo sostenuto in precedenti interventi, le riduzioni del costo del lavoro avvenute in passato hanno portato ad un maggiore utilizzo di questo fattore, senza peraltro dar luogo ad apprezzabili aumenti degli investimenti innovativi e dunque generando effetti negativi sulla crescita della produttività. Non c’è alcun motivo di ritenere che le cose possano ora andare nella direzione opposta con gli interventi attuali.

Se a tutto ciò si aggiungono i rischi di iniquità ed elusione fiscale già ricordati, il giudizio complessivo sul primo "pacchetto" di misure economiche varate dal nuovo governo non può che essere negativo. La somministrazione di queste terapie estemporanee può forse alleviare nell’immediato il disagio del malato, senza però incidere sulle sue cause profonde, ma anzi favorendo il diffondersi e l’aggravarsi del morbo.

 

Giuseppe Ciccarone ed Enrico Saltari

  Commenti (1)
Scritto da Ilaria, il 01-09-2008 10:08
Non mi è chiaro il perchè un'ora di straordinario costa meno e rende meno al lavoratore rispetto ad un'ora di lavoro normale. E su che calcoli si basa? 
Grazie per l'attenzione

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