Home arrow Economia reale arrow A rischio distruzione il capitale fisico del nostro sistema produttivo
A rischio distruzione il capitale fisico del nostro sistema produttivo E-mail
di Enrico Martini
28 aprile 2014
capitale_fisico_50x70.jpg
Dal 2008 a oggi si è registrato un crollo degli investimenti fissi lordi nelle principali economie europee, che ha interessato in misura più preoccupante l’Italia, i cui investimenti nell’ultimo anno non sono stati sufficienti a sostituire il capitale fisico obsoleto.
Le imprese del manifatturiero negli ultimi cinque anni hanno distrutto parte del proprio capitale fisso. In crisi alcuni comparti tradizionali quali il Tessile-Abbigliamento-Calzaturiero, l’industria meccanica, il mobiliero, e anche un comparto altamente innovativo come quello dell’elettronica.
Un ritorno alla crescita degli investimenti non può prescindere dal progresso del sistema finanziario. Per le PMI si deve puntare su strumenti finanziari innovativi come i minibond.


Il capitale fisico svolge un ruolo fondamentale nella crescita economica. La caratteristica essenziale dell'utilizzo del capitale fisico nella produzione è la sua capacità d'incrementare la produttività del lavoro umano.
Il capitale fisico può essere accresciuto o modificato mediante l'investimento. Gli investimenti fissi lordi sono costituti dalle acquisizioni (al netto delle cessioni) di capitale fisso effettuate dai produttori residenti a cui si aggiungono gli incrementi di valore dei beni materiali non prodotti. Osservando gli investimenti fissi lordi non riusciamo però a conoscere quanti di essi siano effettuati per sostituire il capitale fisico già esistente e quanti, invece, per accrescerlo.
Un indicatore dell’intensità della crescita/diminuzione del capitale fisico è il rapporto di espansione/contrazione degli investimenti rispetto agli ammortamenti che è dato dal rapporto tra gli investimenti fissi netti e gli ammortamenti.
Considerando che gli investimenti fissi netti sono uguali alla differenza tra gli investimenti fissi lordi e gli ammortamenti, se il flusso degli investimenti lordi nell’anno è uguale al flusso degli ammortamenti, allora non si ha alcun incremento di beni capitali e tale rapporto è nullo. In pratica il flusso di investimenti ha soltanto sostituito il capitale obsolescente.
Un valore positivo del rapporto indica una situazione di espansione degli investimenti fissi netti in acquisizione o creazione di nuove risorse da usare nel processo produttivo. Viceversa, un valore negativo individua una contrazione degli investimenti fissi netti e la distruzione di risorse utili nel processo produttivo.

CONFRONTO EUROPEO
Analizzando la dinamica del rapporto degli ultimi venti anni in alcuni principali Paesi europei è possibile evidenziare gli effetti nefasti della recente crisi economica.
La Spagna evidenzia un trend differente rispetto agli altri Paesi fino agli anni più recenti. Il rapporto di espansione pari al 110% nel 1991, dopo il calo degli anni successivi, è cresciuto tornando a superare il 100% tra il 1999 e il 2007, ma a partire dalla crisi del 2008 è crollato.
Negli altri quattro Paesi considerati, nel 1991 l’indicatore variava tra il 34% (Regno Unito) e il 69% (Germania). Nella seconda metà degli anni Novanta e fino alla crisi, mentre il rapporto di espansione degli investimenti è diminuito in Germania fino al 28%, in Francia è aumentato fino al 62% e in Italia è rimasto sostanzialmente stabile intorno al 40%. 
A partire dalla crisi del 2008, gli altri Paesi hanno visto lievemente ridursi il proprio rapporto di espansione, ma in Italia si è assistito invece ad un progressivo tracollo che lo ha portato nel 2013 a registrare un valore negativo, che indica un ammontare degli investimento insufficiente anche per la semplice sostituzione dei beni capitali già utilizzati nel processo produttivo. Il nostro sistema economico è giunto quindi a una situazione che, se protratta nel tempo, non è sostenibile per la crescita economica e, nel breve periodo, non lascia intravedere solide prospettive di ripresa.
Abbiamo da tempo dimenticato gli anni Sessanta quando oltre a sostituire completamente il capitale fisico consumato, lo si espandeva del 120%. In sostanza, oltre a sostituire il capitale obsolescente, gli investimenti si configuravano quali “aggiuntivi” per un ammontare significativamente superiore agli ammortamenti.
Ma già tra il 1975 e i primi anni Novanta il rapporto di espansione degli investimenti si erasensibilmente contratto. 

Rapporto di espansione/contrazione degli investimenti rispetto agli ammortamenti per alcuni Paesi europei (dati %)

grafico_1.jpg


























Fonte: elaborazioni su dati Eurostat

SETTORI ISTITUZIONALI
Analizzando la composizione per settori istituzionali dell’ultimo anno, circa la metà degli investimenti in Italia è effettuata dalle società non finanziarie (52%), il 37% dalle famiglie, il 10% dalla pubblica amministrazione e l’1% dalle società finanziarie. Il quadro non è significativamente cambiato negli ultimi venti anni.
L’andamento del rapporto di espansione per settore istituzionale, mostra a partire dal 2008 una contrazione generalizzata, ma particolarmente grave e con valori negativi per le imprese (finanziarie e non) e la pubblica amministrazione. In particolare, le imprese non finanziarie negli ultimi due anni hanno distrutto una quota del proprio capitale fisico.
Le famiglie e Istituzioni sociali private al servizio delle famiglie (ISP) hanno in parte tenuto nel corso della crisi, continuando a sostituire e incrementare il proprio capitale fisico.

Rapporto di espansione/contrazione degli investimenti rispetto agli ammortamenti per settore istituzionale (dati %)

grafico_2.jpg

























Fonte: elaborazioni su dati Istat

SETTORI ECONOMICI
A livello settoriale, gli investimenti fissi lordi sono largamente concentrati nelle attività dei servizi (71% del totale), il loro peso è cresciuto di quasi cinque punti percentuali rispetto al 1992, segue l’industriacon il 22%, che nello stesso periodo ha invece perso cinque punti.
La riduzione degli investimenti fissi al netto degli ammortamenti per l’agricoltura perdura ininterrottamente negli ultimi venti anni. Il rapporto di espansione degli investimenti per l’industria in senso stretto ha perso in 10 anni ben 40 punti percentuali e dal 2009 registra un valore negativo che tende a peggiorare anno dopo anno. Gli ultimi cinque anni sono stati negativi anche per gli investimenti del settore delle costruzioni. A tenere più degli altri macro-settori sono i servizi, il cui rapporto di espansione è però anch’esso in forte flessione dal 2008.
Analizzando le dinamiche del rapporto di espansione per i comparti del manifatturiero, nel periodo 2008-2010 (gli ultimi dati disaggregati disponibili sono quelli del 2010) soltanto 5 dei 13 comparti hanno registrato investimenti fissi sufficienti a compensare gli ammortamenti. Destano particolare preoccupazione i valori negativi di alcuni comparti tradizionali del Made in Italy quali il Tessile-Abbigliamento-Calzaturiero, l’industria meccanica, il mobiliero, e di un comparto ad alto contenuto di innovazione tecnologica come quello dell’elettronica.

Rapporto di espansione/contrazione degli investimenti rispetto agli ammortamenti per macro-settore (dati %)

grafico_3.jpg

























Fonte: elaborazioni su dati Istat

PER IL PROGRESSO DEL SISTEMA FINANZIARIO
L’analisi del rapporto di espansione/contrazione degli investimenti rispetto agli ammortamenti evidenzia un quadro preoccupante dell’economia italiana che nell’ultimo anno non è riuscito nemmeno a sostituire il capitale fisico ormai usurato.
Una delle principali cause è sicuramente la presenza di vincoli finanziari agli investimenti. La realizzazione dei progetti di investimento è strettamente correlata alle risorse finanziarie di cui l’impresa dispone o sarà in grado di disporre attraverso un’adeguata politica di finanziamento. 
È convinzione diffusa che per rilanciare la competitività delle imprese italiane sia necessario partire dal rilancio della crescita dimensionale, dell’innovazione tecnologica, dell’internazionalizzazione e da un miglior rapporto con il sistema finanziario. 
La crescita economica non può prescindere, infatti, dal progresso del sistema finanziario. Un sistema finanziario evoluto favorisce una crescita robusta del risparmio, favorendo il processo di selezione delle eccellenze imprenditoriali e degli investimenti.
L’Italia si caratterizza per il fatto di avere un ridotto numero di società nazionali quotate. La scarsa partecipazione al mercato azionario delle imprese italiane è in larga parte dovuto alla riluttanza degli imprenditori all’apertura del capitale e alla “condivisione” con il mercato dell’azienda, tipicamente di famiglia. Inoltre la quotazione in borsa è generalmente considerata come un’operazione di finanza straordinaria destinata alle grandi imprese.
Per le PMI si deve puntare su strumenti finanziari alternativi e innovativi. I minibond sono la principale novità introdotta nell’ultimo biennio in tema di investimenti per le PMI. Sono obbligazioni che possono essere emesse da tutte le società (spa e srl) con un fatturato annuo superiore ai due milioni di euro e che abbiano fatto certificare da una società di revisione l’ultimo bilancio approvato.

Teoricamente, potrebbero emettere minibond circa 35 mila imprese, come stimato da una recente indagine del Cerved Group (Cerved Group, Esiste un mercato per i minibond in Italia?, ottobre 2013). Dall’entrata in vigore della nuova disciplina che li agevola fiscalmente aoggi sono state 29 le emissioni effettuate per un ammontare complessivo di circa 6 miliardi di euro, realizzate da imprese di dimensione rilevante. Gli ultimi mesi hanno visto il lancio di numerosi fondi focalizzati nell’investimento in questi prodotti.
Al di là di questi primi riscontri positivi, rimane il fatto che per tutte le società piccole e medie si è aperto un nuovo canale con il mercato delle obbligazioni che deve essere sviluppato in primis stimolando l’entrata di nuovi soggetti investitori nazionali ed esteri.



  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >