Home arrow Fisco arrow Delega per la riforma fiscale o riforma della delega fiscale?
Delega per la riforma fiscale o riforma della delega fiscale? E-mail
di Giuseppe Marino
22 aprile 2014
finance_50x70.jpgUno dei primi disegni convertiti in legge sotto il nuovo Governo Renzi è quello dell’11 marzo 2014, n. 23, recante la delega al Governo per un sistema fiscale più equo, trasparente ed orientato alla crescita. Esso dovrà adottare entro il 27 marzo 2015 una serie di decreti legislativi con cui procedere alla revisione del sistema fiscale. 

I decreti legislativi devono rispettare alcuni principi e criteri direttivi generali appositamente previsti dalla legge (la retorica dei principi costituzionali, dell’Unione Europea e dello Statuto dei diritti del contribuente), ogni quattro mesi il Governo dovrà riferire alle Commissioni parlamentari competenti per materia in ordine alla attuazione della delega mentre in sede di prima applicazione riferirà alle Commissioni entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge. E con questa siamo alla sesta riforma fiscale nella storia dell’Italia unita, dopo la riforma Meda del 1923, la riforma Vanoni del 1951, quella Visentini del 1973, quella Visco del 1997, e la riforma Tremonti del 2003. Questa però, a differenza delle precedenti, ha due primati: 1) è la prima che non è preceduta, tuttalpiù sarà seguita, da lavori preparatori, studi di commissioni ad hoc, pubblicazioni scientifiche sistematiche, etc..; 2) è la prima che non porta alcun nome, della serie la vittoria tende ad avere tanti padri, la sconfitta è sempre vedova. In effetti, ad una prima lettura non sembra evincersi quel carattere di sistematicità, ma soprattutto di sguardo proiettato al futuro, che dovrebbe contraddistinguere ogni revisione del sistema tributario nel suo complesso, piuttosto si tratta di fotografie di programmi d’azione a geometria variabile per tamponare urgenze improcrastinabili. Non riflette altro che lo stato in cui verte il nostro sistema tributario, e con il nostro sistema la sua accademia che dovrebbe fungere da forza propulsiva, se non di cambiamento, quanto meno di visione. Una riforma che non è capace di guardare al futuro è una riforma che rischia di perdere subito ogni slancio catalizzatore di pensieri, interessi ed azioni, insomma di appassire senza entusiasmare. Per carità, l’insegnamento einaudiano è sempre valido, inutile incamminarsi sulla via della “vera” giustizia tributaria, essa non è materia di alta scienza, ma di accurati modesti ragionamenti intorno agli effetti concreti dei diversi tipi possibili di imposta sulla condotta umana. Ma sempre con l’ambizione di anticipare i cambiamenti non seguirli. Quindi la rubrica della legge è certamente fuorviante. I punti salienti sono rappresentati: 1) dal nuovo sistema catastale dei fabbricati in cui si cercherà di superare l’attuale approccio basato sugli estimi per dare agli immobili un valore più vicino alla realtà; 2) dalla disciplina dell’abuso del diritto con l’intento di “codificare” quella zona grigia alimentata dall’ingerenza creativa della Suprema Corte di Cassazione, in modo da dare maggiori garanzie ai contribuenti e, al contempo, più potere all’Amministrazione finanziaria; 3) dalla nuova tassazione delle imprese individuali e delle società di persone simile all’Ires, basato su una nuova imposta sul reddito imprenditoriale, con aliquota proporzionale allineata a quella dell’Ires. Seguono poi disposizioni che per lo più riguardano la meccanica del sistema, che contengono alcuni spunti per successive interessanti riflessioni quali la stima ed il monitoraggio dell’evasione e dell’erosione fiscale, la gestione del rischio fiscale, la semplificazione fiscale, il sistema sanzionatorio, il potenziamento dei controlli, il contenzioso tributario ma anche, infine, il succoso mondo dei giochi. Il futuro è invece relegato all’ultimo articolo che tratta con scarsa convinzione la fiscalità energetica ed ambientale, ma sempre per “adeguarsi” alle norme europee in materia, non perchè il mondo vada in quella direzione. Nessun afflato sulla tassazione dell’economia digitale e nessuna particolare attenzione sulle quattro F per le quali l’Italia è in questo momento famosa nel mondo: Food, Fashion, Furniture and Ferrari (ed i maliziosi potrebbero pensare che è meglio così, altrimenti sono solo danni..). Il nostro legislatore sembra del tutto estraneo a quanto sta capitando nel resto del mondo, quasi come se la globalizzazione nel quale pure è calato non fosse affare suo. Le Tax Policy della Commissione europea e del Parlamento europeo sono scarsamente considerate, e dove lo sono, appaiono con macroscopici errori di traduzione (si pensi che l’art. 5 rubricato Disciplina dell’abuso del diritto ed elusione fiscale, al suo comma 1, richiama la raccomandazione della Commissione europea sulla pianificazione fiscale aggressiva n. 2012/772 del 6 dicembre 2012, che invece in lingua italiana è rubricata Piano di azione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all’evasione fiscale). Assente del tutto è ogni riferimento al programma di lavoro dell’OCSE con il suo Addressing Base Erosion Profit Shifting che si è recentemente tradotto in quindici piani d’azione avallati dal G20 da svilupparsi entro un arco temporale dei prossimi due anni. Insomma, una legge delega che in trasparenza al momento evidenzia solo i suoi limiti.
  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >