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GABBIE SALARIALI TRA FEDERALISMO E CONTRATTAZIONE E-mail
Mezzogiorno
di Gianfranco Viesti
29 maggio 2008

mezzogiornoAnche sulla scorta dei risultati elettorali dell’aprile 2008, è tornata prepotentemente alla ribalta la questione delle gabbie salariali. Ma con aspetti nuovi ed interessanti. Come noto, le gabbie salariali erano un meccanismo vigente in Italia fino al 1969, che predeterminava e differenziava i livelli salariali in Italia, su base regionale, rendendoli minori al Sud rispetto al Nord. Base concettuale ne era l’idea che, nell’Italia di allora, con mercati locali dei beni e dei servizi ancora relativamente poco integrati, il costo della vita fosse più basso al Sud, e che a questo dovesse corrispondere un minore livello salariale nominale.

Tale sistema fu poi eliminato, per la considerazione da un lato che i salari dovessero dipendere non dalle ipotetiche condizioni di costo della vita di un’area, ma dalla quantità e della qualità del lavoro di ogni italiano, cioè dalla sua produttività, indipendentemente dalla sua area di residenza; e che essi dovessero essere definiti dalla libera contrattazione delle parti, e non imposti da norme cogenti. Dall’altro per la considerazione che, con la fortissima riduzione dei costi di trasporto e di comunicazione (che poi si è accentuata nei decenni successivi) si fosse ormai determina una forte uniformità nei livelli dei prezzi di beni e servizi in Italia. Gli effetti nel tempo di questa decisione sono stati ambivalenti. A lungo si è ritenuto che, stabilendo i salari a livello nazionale, questi avessero finito con il rappresentare le condizioni del principale mercato del lavoro del paese, quello del Nord; risultando così più alti di quanto avrebbero dovuto essere al Sud, in base alle diverse caratteristiche del mercato del lavoro e alla minore produttività del lavoro. Questi salari "troppo alti" avrebbero potuto sfavorire la creazione di nuovi posti di lavoro. Per molti anni si è tuttavia posto in parte rimedio a questa situazione riducendo nel Mezzogiorno il peso degli oneri contributivi, ponendoli a carico della fiscalità generale ("defiscalizzazione degli oneri sociali"). Questa misura è stata poi di colpo abolita a metà anni Novanta, negli anni del primo governo Berlusconi, creando grandi difficoltà elle imprese meridionali, alle prese con un improvviso aumento del costo del lavoro. Tuttavia, soprattutto grazie all’azione della contrattazione di secondo livello – presente al Nord e quasi del tutto assente al Sud – i salari sono oggi sensibilmente differenziati. I dati dell’Istat per il 2006 indicano che il costo del lavoro per dipendente nell’industria in senso stretto nel Mezzogiorno è circa l’81% del valore del Centro-Nord: un valore praticamente pari a quello della produttività media (80%). La corrispondenza è inferiore nell’intera economia, in cui i valori sono rispettivamente pari a circa 88% e circa 81%, a causa soprattutto della relativa uniformità di trattamento nel pubblico impiego.

 

Ma perché tornare alle "gabbie"? L'argomento principale non sembra legato al rapporto con la produttività, e quindi alla competitività delle produzioni meridionali, ma alle differenze di potere d'acquisto. Il costo della vita è, si dice, molto più basso al Sud che al Nord. I salari nel Mezzogiorno, anche se sono più bassi in termini nominali sono più alti in termini reali. Il Sole 24 Ore ha stabilito (e titolato con grande evidenza il 24 aprile 2008) che "il Nord e il Sud (sono) divisi da tre mesi di stipendio". Un edile molisano incasserebbe ogni anno 2141 euro "di troppo", grazie ad un minimo salariale nazionale di ben 1477 euro al mese. Eccessivo, rispetto ai 1312 euro al mese che secondo il giornale sarebbero la sua paga equa. Da dove trae Il Sole 24 Ore le sue certezze?

 

Da un documento intitolato "Le differenze nel livello dei prezzi tra i capoluoghi delle regioni italiane per alcune tipologie di beni", recentemente pubblicato dall’Istat. In esso viene misurato il livello dei prezzi per generi alimentari, articoli di abbigliamento, calzature e arredamento. I dati mostrano differenze fra città. I prezzi sono in genere maggiori nelle città del Nord rispetto a quelle del Sud. Lo scarto, cosa interessante, è però più contenuto nei prodotti di marchio o lavorati – per i quali c’è un quasi perfetto mercato nazionale - rispetto a quelli generici (per i quali è decisamente più difficile stabilire se si tratti davvero di prodotti identici). E i dati non sono omogenei, né per prodotto né all’interno delle macroaree. Si consideri ad esempio che la città capoluogo più cara in assoluto in Italia per l’abbigliamento è Reggio Calabria. Incidentalmente, i ben consolidati dati Istat sulla variazione dei prezzi nelle città mostrano che la dinamica inflattiva nell'ultimo decennio (dati febbraio 2008, base 1998=100) è stata molto omogenea nel paese. Se questo nulla dice sui livelli, dice chiaramente che le variazioni sono del tutto simili; anzi, se l'indice Italia è 123,4, a Napoli è 126,2 (seconda dopo Torino) e a Firenze 119,6 (ultima).

 

Interessante. Ma è corretto ricavarne le implicazioni che ne trae 24Ore? Proprio no. Primo, c’è un problema geografico; i dati riguardano le città capoluogo, ma questo non implica affatto che i dati in tutte le località all’interno delle diverse regioni siano simili. Siamo certi che in un paese della provincia di Rovigo, tenendo conto delle differenze difficilmente spiegabili che registra l’Istat fra i singoli casi, i prezzi siano più alti che a Napoli? E allora? Se si mira all’equità in termini di salari reali, quale è il livello geografico da considerare? Ma allora occorrono dati (e salari?) diversi comune per comune, quartiere per quartiere?

In secondo e principale luogo, va ovviamente valutato l’intero paniere di beni e servizi che determinano il costo della vita, e i relativi prezzi (Il Sole-24Ore lo misura impropriamente solo con abbigliamento, arredamento e alimentazione). Ma questo è assai più arduo che verificare il prezzo dei carciofi al mercato. Che prezzo ha la sanità nelle diverse città, specie se il servizio pubblico non funziona bene e bisogna ricorrere al privato o sottoporsi a viaggi verso altre città? Che costo ha l’assistenza per gli anziani o la cura dei bambini piccoli nei luoghi dove non ci sono servizi pubblici?

In terzo luogo, e in generale, la teoria economica insegna che prezzi diversi incorporano una qualità diversa, visibile o non visibile, dei beni e servizi: un biglietto di autobus può costare molto meno, ma proprio perché dà diritto a viaggiare su meno linee, con minori frequenze, con minor comfort; un appartamento di più, se è in quartiere di qualità di una grande città, dove le "amenities" a disposizione negli immediati dintorni sono molto grandi. Se in un luogo i prezzi sono più alti è perché c’è più scelta, più varietà, più opportunità. Vivere a New York costa moltissimo. Ma molti desiderano viverci, perché offre una qualità della vita unica. Naturalmente ciascuno è libero di vivere dove crede.

 

Occorre quindi grande attenzione a misure corrette, complete e pienamente comparabili del costo della vita in differenti località, che vadano ben oltre le pur interessanti prime informazioni fornite dall'Istat. Esattamente il contrario di quanto sostenuto recentemente da un editorialista dello stesso quotidiano, secondo cui l’Istat dovrebbe procedere "senza attardarsi troppo sui pur comprensibili dubbi scientifici" e "non dovrebbe, per paura di dire cose precisamente sbagliate, esitare a dire cose approssimativamente giuste". L’argomento va affrontato seriamente. Implica non solo complesse valutazioni tecniche ma anche importanti giudizi di valore sulla qualità dei beni e servizi disponibili.

 

Ma perché tanta attenzione e tanta urgenza su questo tema? In parte è legata alla discussione sulla contrattazione. Ma l’attenzione è principalmente connessa al tema del federalismo fiscale. Nella proposta di legge approvata dal Consiglio Regionale della Lombardia il 19.6.07, a cui fa esplicito riferimento il programma elettorale del PDL e che dunque dovrebbe ispirare le proposte del nuovo Governo, il meccanismo perequativo è anche basato sul costo della vita regionale. Se si riesce allora velocemente a dimostrare che è significativamente più basso nelle regioni del Sud si potranno proporzionalmente trasferire, con il fondo perequativo, meno risorse, dato che ogni euro "vale" di più. Così, finalmente, disponendo di risorse ben minori, le regioni più povere dovranno finalmente retribuire di meno i propri bidelli e insegnanti e ridurre l’iniquo benessere dei bidelli molisani.

 

Un insegnante in una scuola media di Scampia (quartiere della periferia di Napoli), che, lavorando in strutture spesso qualitativamente modeste, in un ambiente difficilissimo, prova a fornire un’istruzione ai figli dei camorristi e così a ridurre il costo complessivo per la società della devastante emarginazione di quelle zone, non andrà dunque considerato uno dei tanti piccoli eroi silenziosi del nostro paese. Aiutato. Se lo merita, premiato. Al contrario, sarà opportuna una bella riduzione di stipendio: dato che, visto che spende così poco per comprare i carciofi al mercato, si sta arricchendo ingiustamente a spese dei contribuenti delle regioni più ricche.

 

Gianfranco Viesti

  Commenti (5)
Scritto da IMMA, il 28-08-2009 04:48
IO sono del SUD e vorrei rispondere a Roberta saresti contenta delle gabbie salariali?"Vergognati"!sono una contabile con un contratto di lavoro P.Time e lavoro otto ore al giorno per 5 gg a settimana e percepisco uno stipendio di Euro 550,00 mensili, e ho un bambino di 19 mesi per fortuna che mio marito ha uno spidendio fuori gabbia altrimenti nn avrei mai potuto sfamare mio figlio!poi noi del sud andiamo a fare la spesa nelle grandi catene di distribuzione tipo AUCHAN proprio come voi del Nord e ti assicuro che i prezzi sono uguali a qll del nord e poi scusa cosa credi che noi del sud nn paghiamo le tasse come voi? l'acqua,la luce,il gas,la spazzatura,l'assicurazione auto o il bollo auto?queste tasse e imposta sono in misura fissa tra Nord e SUD.Vogliamo parlare della lotta contra la mafia,camorra,'ndrangheta? quante persone morte, quanti esercizi commerciali andatia fuoco per aver denunciato i malavitosi o per nn pagare più il pizzo?.Aggiungo e finisco: se i tuoi parenti truffano lo stato inizia a denunciare loro!
Noi siamo in gabbia..
Scritto da Tania, il 20-08-2009 11:21
Latina, 20/08/2009 
Io vivo a Latina, il mio stipendio è di 1.050,00 euro circa e pago un mutuo casa di 430,00 euro mensili senza considerare i 40,00 euro di condominio mensili le bollette dell'Enel, Gas Acqua Spazzatura ecc.. ecc..  
Arrivo a fine mese trattenendo il respiro perchè se poco poco succede un imprevisto non so dove sbattere la testa. A me, mamma e papà non danno un euro ed io non glieli chiederei mai.  
Poi il mese che scade l'assicurazione della macchina è una tragedia!!  
Il bollo auto, il tagliando...  
E poi che fai?? Non mangi? La spesa la devi fare. E vai al discount, MANCO CIBO DI PRIMA SCELTA CAPITO?? 
Ci hanno rovinato. Io con lo stipendio in lire ero riuscita a mettere qualcosina da parte per l'anticipo del mio appartamento, una vacanza l'anno, andavo dal parrucchiere tutte le settimane, dall'estetista ogni 15 giorni e di tanto in tanto compravo qualche cosa da vestire. Riuscivo persino ad andare a cena fuori 2/3 volte a settimana.  
Una vita penso normale, niente di eccezionale. 
OGGI: parrucchiere 1 volta l'anno estetista MAI. E non me ne frega un granchè sinceramente. 
Se sono fortunata una pizza a settimana dove si spende poco, vacanze neanche l'ombra e vestiti nuovi..nei negozi dei cinesi! 
E.......TANTA TRISTEZZA E DELUSIONE. NON IMMAGINAVO COSì IL MIO FUTURO, E LO VEDO SEMPRE PEGGIO. 
E' VERGOGNOSO, CI HANNO FATTO PERDERE LA DIGNITA'. 
Non voglio andare a comprarmi le Hogan o la borsa di Gucci, voglio solo i soldi per arrivare a fine mese e vivere una vita DIGNITOSA a 35 anni. 
TaniaLeva
Scritto da Drago, il 18-08-2009 01:49
Ai signori potenti con i soldoni è inutile spiegare tutto questo perché finché non si vive di persona, la situazione del sud rimarrà invariata, Bossi Calderoli Berlusconi dovrebbero vivere tre mesi da disoccupati in Puglia in Calabria in Campania in Sicilia solo così si renderebbero conto cosa E' la vita del sud, state sicuri che non resisterebbero una settimana. Finché si ha la pancia piena ed il portafoglio straripante é tutto inutile :-((
Scritto da Roberta, il 10-08-2009 14:33
IO sono del nord, ma sono di origine meridionale, e se devo essere sincera, la gabbia salariale non mi dispiacerebbe, vivo in una città molto costosa e nonostante io e mio marito lavoriamo e prendiamo un buono stipendio la metà di quello che guadagnamo va via in tasse e l'altra in spese ordinarie, quando vado a trovare i miei parenti in meridione nonostante vivano con un monoreddito hanno una vita molto più serena della mia, hanno case enormi perchè le costruiscono abusivamente, si magari lavora soltanto una persona però poi non si capisce come mai l'altra prende l'indennità di disoccupazione, la maternità, è non ha mai lavorato in vita sua, o perfettamente in salute prendono la pensione come disabile, e comunque la maggior parte dei disoccupati lavora in nero. 
La vita in meridione non è facile questo lo ammetto ma non è facile soprattutto perchè il meridione è soffocato dalla mafia, in meridione chi desidera aprire un attività deve mettere da conto che avrà problemi con la mafia. Punto, questo è il vero problema del meridione per questo non riesce ad andare avanti. Certo che se le persone per bene si unissero tutti quanti e iniziassero a farla sì la rivoluzione ma contro la mafia magari veramente le cose in meridione cambierebbero. Ma tutti si fanno gli affari loro, allora che non ci si lamenti dopo.
Scritto da Albarita, il 09-08-2009 19:24
IO sono nata,cresciuta e vivo ancora nel sud dell'Italia dove vorrei dire a questi egregi signori che il novanta per cento delle famiglie sono monoreddito,dove le donne da anni hanno rinunciato a trovare lavoro perchè è sempre il figlio oppure il nipote oppure l'amicchetta di turno del sindaco,dell'imprenditore o di chiunque abbia un minimo di potere?IO come cittadina del sud mi sono davvero stancata di essere trattata come una cittadina di serie B,e mi chiedo dove la sinistra che ascolta ma non fa nulla?E poi vi chiedete perchè i ragazzi vanno all'estero,lo sapete che la maggior parte dei ragazzi che non hanno l'opportunità di un lavoro sono ragazzi laureati del sud?Cosa stiamo aspettando una guerra civile? un guerra ancora tra nord e sud?Pregherei una risposta.Grazie.

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