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Mobilità ed equità intergenerazionale: chi pensa ai giovani in Italia? E-mail
di Federica Roccisano
22 aprile 2014
giov_1_50x70.jpgI recenti dati sulla situazione economica dell’Italia evidenziano la drammatica situazione dei giovani: bassi tassi di occupazione, alti livelli di precariato, perdita di fiducia, predisposizione alla fuga dall’Italia. Insomma, i giovani stanno affrontando un periodo davvero delicato. Di recente anche il Fondo Monetario Internazionale ha manifestato una certa preoccupazione per le condizioni di vita dei giovani in Italia e sulle ripercussioni di questa diseguaglianza nella politica fiscale nazionale.

Premessa:
I recenti dati sulla situazione economica dell’Italia evidenziano la drammatica situazione dei giovani: bassi tassi di occupazione, alti livelli di precariato, perdita di fiducia, predisposizione alla fuga dall’Italia. Insomma, i giovani stanno affrontando un periodo davvero delicato. Di recente anche il Fondo Monetario Internazionale ha manifestato una certa preoccupazione per le condizioni di vita dei giovani in Italia e sulle ripercussioni di questa diseguaglianza nella politica fiscale nazionale.
Il presente articolo vuole evidenziare come oggi i giovani siano costretti ad affrontare una situazione economica e lavorativa peggiore di quella affrontata dai loro padri. Per fare questo osserviamo quattro particolari fattori: la mobilità intergenerazionale, cioè il livello di trasmissione della stessa situazione economica di padre in figlio, la distribuzione del reddito medio per classi di età con lo scopo di osservare come si sia evoluto tale valore tra le generazioni; la rigidità del mercato del lavoro misurata dalla percentuale di figli che lavorano nello stesso settore e hanno la stessa qualifica lavorativa dei loro padri. E infine la Great Gatsby Curve ovvero una curva ideata dallo studioso Miles Corak che, ispirandosi alla storia del Grande Gastby e al sogno americano ai tempi della crisi del ’29, mette in relazione il livello di diseguaglianza e quello di mobilità intergenerazionale. 
La sintesi dei quattro fattori evidenzierà le difficoltà in termini di reddito, di occupazione e di diseguaglianze dei trentenni di oggi.

1. Di generazione in generazione: la difficile situazione italiana
Per evidenziare la condizione dei giovani, indaghiamoil livello di mobilità intergenerazionale. In merito, sono molti gli studi condotti e diverse le metodologie di calcolo. Per la nostra ricerca abbiamo optato per l’equazione di Solon: ys= α+ yd β+ ε. Secondo questa metodologia la mobilità intergenerazionale (β) è la relazione esistente tra status socio economico e reddito dei padri (yd) e status socio economico e reddito dei figli (ys). Il coefficiente β indica il livello di elasticità intergenerazionale il cui valore è compreso tra 0 e 1: maggiore è il livello di β maggiore sarà l’influenza dello status economico dei padre sulla vita dei figli; al contrario, più basso è il livello di β più debole è tale relazione.
Utilizzando i dati dell’Indagine sui Bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia del 2010, abbiamo calcolato il valore di questo indice per analizzare il caso italiano: raccogliendo le informazioni relative al reddito, al settore lavorativo e alla qualifica, nonché al titolo e agli anni di studio dei padri, abbiamo misurato quanto questi fattori si ripercuotano sul lavoro e sull’educazione dei figli. Ad esempio consideriamo un trentenne del 2010 il cui padre quando aveva la sua età percepiva 30.000€ l’anno per il suo lavoro di funzionario nel settore dell’industria, verifichiamo quale sia il suo reddito e tutti gli altri fattori indagati (posizione, qualifica, studio, ecc.). 
Per avere un’idea un benchmark consideriamo i Paesi del nord dell’Europa: se in Norvegia o Danimarca l’influenza del reddito di un padre sul reddito del figlio ha un valore pari a 0,14, nel caso italiano il valore risultato dalle nostre elaborazioni diventa molto più significativo 0,57 segno questo di una maggiore relazione tra lo status socio economico dei figli con quello dei padri.

2. Bassi redditi e immobilismo: emergenza lavoro per i giovani? 
Quanto detto evidenzia la staticità italiana andiamo quindi a indagare nello specifico alcuni fattori. Innanzitutto osserviamo la distribuzione del reddito medio per classi di età tra il 1980 e il 2010. Se nei decenni precedenti non si individuavano differenze rilevanti, dal 2002 in poi si evidenzia una differenza notevole a vantaggio delle classi di età dei 50enni e 60enni, mentre i redditi dei 30enni e dei 40enni sono più contenuti. Di certo, questo è frutto dei cambiamenti delle condizioni economiche globali e della diminuzione del potere d’acquisto conseguente, ma è opportuno marcare che mentre la generazione dei padri godeva di una condizione reddituale non molto dissimile da quella dei loro padri, i trentenni di oggi sono mediamente più poveri dei coetanei dei loro genitori.
Continuando ad analizzare lo status economico ci occupiamo di verificare la rigidità del mercato del lavoro. Negli ultimi anni in seguito alle riforme che hanno introdotto nuove forme contrattuali e con queste i concetti di flessibilità e precarietà, il mercato del lavoro italiano per i giovaniè diventato più debole e meno accessibile. Per fare un confronto con la situazione dei loro genitori consideriamo il numero di figli che lavorano nello stesso settore e che hanno la stessa qualifica dei genitori. Lo scopo di questa analisi è quella di evidenziare il livello di “mobilità” tra padri e figli: il 29% dei figli lavora nello stesso settore del padre mentre il 40% dei figli ha addirittura la stessa qualifica. Questo dato particolare conferma come sia difficile per i figli cambiare settore lavorativo rispetto a quello dei loro genitori e di come questo sia maggiormente evidente per i lavori di livello meno qualificato: ad esempio il 59% dei figli di padri operai fa a sua volta l’operaio.
Da ultimo consideriamo uno degli strumenti più innovativi per analizzare anche visivamente l’andamento della mobilità intergenerazionale: la Great Gatsby Curve, ovvero la curva creata da Miles che mette in relazione il coefficiente di Gini e l’elasticità intergenerazionale. Osservando l’andamento di questa curva possiamo notare come l’Italia si colloca con USA e UK nel gruppo ad alti livelli di diseguaglianza ed elevata elasticità intergenerazionale, mentre i paesi del nord dell’Europa hanno entrambi i valori molto bassi.

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Nel caso degli USA si evidenzia come il livello di diseguaglianza sia molto più alto di quello degli altri Paesi “ricchi”, e soprattutto come ad alti redditi presentati dai figli corrispondano elevati background economici dei loro padri. La società statunitense cioè presenta il livello più alto di elasticità intergenerazionale: lo status economico dei genitori si ripercuote in maniera più che significativa sui figli. Allo stesso modo nel caso dell’Italia un bambino nato povero o in condizioni difficili ha grandi possibilità di rimanere tale, mentre, ad esempio, il bambino nato povero in Norvegia può contare su un sistema di Welfare e di facilitazioni tali da consentirgli di cambiare status economico negli anni.

Conclusioni 
I dati analizzati in questa sede evidenziano le difficoltà in cui versano i trentenni di oggi: alti livelli di trasmissione di status economico di padre in figlio, redditi medi bassi, mercato del lavoro rigido e alti livelli di diseguaglianza. Questo ci porta a dire che politiche a favore dell’equità intergenerazionale così come della mobilità intergenerazionale dovrebbero essere poste al centro della politica economica del nostro Paese al fine di calibrare le riforme e scongiurare ulteriori peggioramenti nella condizione di vita dei giovani italiani.


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