Home
Le spine del Fiscal Compact sono tante e appuntite E-mail
di Roberto Tamborini
14 aprile 2014
european_central_bankAntonio Ribba (Nel Merito 31 marzo) ha provato con molta perizia a "interpretare" i nostri obblighi verso il Fiscal Compact. Qual è il messaggio? In fondo non ci vengono richiesti troppi sacrifici e li possiamo fare? Il Fiscal Compact è irriformabile, meglio non creare problemi più grandi di noi, ma con la benevolenza tedesca cercare nelle sue mille combinazioni numeriche un mezzo punto di Pil di margine? Sarebbe bello poterlo credere. 

Purtroppo non possiamo dimenticare che la missione europea flessibilità contrattata in cambio di ordine e disciplina (un vero scontro di civiltà italo-tedesca in effetti) non è riuscita né a Monti né a Letta, che forse avevano qualche vantaggio personale in più di Renzi. Ma al di là degli infausti precedenti, trovo alcune difficoltà nei passaggi logici centrali della "interpretazione" di Ribba.

1) Viene ben spiegato come funziona il macchinario del Fiscal Compact riguardo alla gestione del debito pubblico (ottima pedagogia per convincere che esso invece andrebbe rottamato e sostituito con altri dispositivi più trasparenti e solidi). Dunque ci sono tre valori di riferimento, ed "è solo nel caso in cui tutti e tre questi valori di riferimento siano, simultaneamente, superati dal valore effettivo registrato dal debito che il paese è sanzionabile". Riassumo per comodità i dati elaborati da Ribba.

 

2013

2014

2015

2016

2017

Rapporto % debito/Pil

132,7

133,7

132,4

129,3

126,2

Criterio 1

 

 

124,3

 

 

Criterio 2

 

 

 

 

124,1

Criterio 3

 

 

126,9

 

 


2) Apprendiamo così che siamo fuori da tutti e tre i criteri. Il primo c'impone una correzione "che non sta né in cielo né in terra". Il secondo è meno grave, ma riguarda il 2017, e ci sono di mezzo le stime sul Pil; dobbiamo credere alle ipotesi di Ribba "(a) il ritorno, nei prossimi anni, a un più soddisfacente ritmo di crescita della economia e con valori dell’inflazione intorno al 2%; (b) il mantenimento di un consistente avanzo primario". Naturalmente circolano stime più pessimistiche (perché prendere le migliori e non una media con le peggiori?). Infine il terzo criterio: "si ottiene un valore obiettivo del rapporto Debito/Pil nel 2015 pari a 126,9. Così, anche in base a questo terzo criterio, l’Italia si presenta all’appuntamento con il Fiscal Compact in una situazione di squilibrio che, in accordo a questo terzo criterio, è di poco inferiore ai 3 punti percentuali". Ma nella parte precedente sta scritto che il debito/PIl tendenziale per il 2015 è 132,4%, quindi i punti sarebbero quasi 6. Come si ottiene 3? 

3) Ad ogni modo, abbiamo appurato che l'Italia sarebbe fuori rispetto a tutti e tre i criteri. Quindi, come spiega l'articolo, o fa una correzione appropriata o viene sanzionata. Poi però si prosegue:
 "Dall’analisi condotta appare chiaro che il vero punto dolente, per l’Italia, riguarda la incompleta correzione del disavanzo strutturale. In sostanza, seppur si tiene conto dell’inevitabile incremento del deficit che impone la recessione, l’Italia appare sanzionabile non tanto sui livelli del debito in sé, la cui dinamica sta in effetti imboccando un sentiero discendente (??), ma sul persistere di un rapporto Deficit/Pil strutturale che è previsto rimanere al di sopra dello 0,5% nel biennio 2014-2015. In sostanza, una riduzione del disavanzo strutturale, attuata con una combinazione di misure sui saldi di bilancio e di interventi sulla crescita di medio periodo, è idonea ad allineare in un’ottica forward looking i valori effettivi del debito a quelli previsti dal Fiscal Compact". 
A me non appare chiaro. Soprattutto, non trovo nell'articolo una spiegazione chiara e convincente, dati alla mano, di come la manovra di correzione descritta possa lasciar spazio a quella, di segno opposto, prevista dal governo.

Ci sono poi alcuni spunti più specifici, che spero non annoino i lettori non specialisti. 

1) Secondo me c'è un'inesattezza sul vincolo di bilancio del Fiscal Compact: il deficit limite non è sempre 3% (come crede, o credeva, Renzi), ma 0,5% strutturale + componente ciclica; poi vale il più piccolo tra questo e il 3%.

2) Sappiamo tutti che la scomposizione tra componente ciclica e strutturale del bilancio è quanto di più malfermo esista. Sono state costruite regole rigide sulle sabbie mobili. Ma sorvoliamo. Il fatto è che la recessione ha fatto abbassare il Pil potenziale stimato da Eurostat (che dipende molto dall'andamento del Pil effettivo più recente). Quindi la stima del cattivo andamento economico (la differenza tra PIL effettivo e potenziale) è piccola, quindi la correzione ciclica del deficit che ci può essere "scontata"  è piccola. Esempio: per il 2014 la stima Eurostat della componente ciclica del disavanzo italiano è 2%; se ci fosse il Fiscal Compact il vincolo sarebbe 2% + 0,5% = 2,5%, non 3%. Temo che sia questo che Renzi si è sentito dire nel suo tour europeo. Infatti: l’idea di sfruttare il margine di espansione fiscale dal 2,7% di deficit attuale al 3% è evaporata dopo la prima giornata a Bruxelles. Il Documento finanziario (Def) del governo è attestato al 2,7%. E secondo le prime reazioni della Commissione, si farebbe notare che dovrebbe essere inferiore. 

In conclusione, se ci sono margini di "interpretazione" del Fiscal Compact non mi sembrano quelli che indica Ribba. Può darsi che Renzi ottenga sconti o attraverso manipolazioni numeriche benevole o con dilazioni degli aggiustamenti richiesti (in sostanza, guardare al 2017, come fa Ribba, e sperare che le cosa vadano come prevede lui). Se no, signori miei, altro che trovare le coperture per il taglio del cuneo fiscale: si tratta di fare a manovra di restrizione fiscale che può essere di altri 7-10 miliardi quest’anno, se si guarda solo il deficit eccessivo, e molto di più l’anno prossimo se la Commissione guarederà anche il debito. Spero di essere smentito dai fatti.

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >