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La politica industriale in Italia: alcune prime riflessioni E-mail
di Paolo Carnazza
31 marzo 2014
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Questa nota si sofferma su un recente studio condotto dal Centro Studi Confindustria che, dopo avere esaminato le principali misure adottate all’interno dei principali Paesi industrializzati, sottolinea l’assenza di una politica industriale in Italia. Successivamente si cerca di evidenziare lo “sforzo” fatto negli ultimi tre-quattro anni dai precedenti Governi per rispondere alla grave crisi finanziaria e recessiva dell’economia italiana ma anche per superare, almeno parzialmente, una serie di debolezze strutturali del nostro sistema produttivo. Nonostante questi sforzi, però, continua a sussistere in Italia un problema di “offerta” e di “domanda” di politica industriale unitamente alla mancanza di una visione strategica di medio-lungo periodo.

 

Negli ultimi anni il dibattito sulla politica industriale in Italia si è fatto sempre più acceso: la grave crisi finanziaria e recessiva - generata dalla bolla immobiliare statunitense del 2007-2008 - ha evidenziato le criticità di un Modello fondato eccessivamente sulla sfera finanziaria. Tra i vari effetti della crisi (che, in Italia, si sono solo parzialmente placati anche a causa di una serie di nodi strutturali del nostro sistema produttivo, ancora irrisolti) è riemersa l’importanza dell’economia reale e, in particolare, dell’intero comparto manifatturiero.

 

L’attenzione si è così spostata sulla politica industriale e sulla necessità di adottare una serie di interventi strutturali a favore del sistema delle imprese. Nei principali Paesi industrializzati questa attenzione si è tradotta, da alcuni anni, in una serie di interventi di largo respiro attraverso, in particolare, incentivi all’innovazione tecnologica: ad esempio in Francia, nel 2010, il Ministero dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria ha istituito la Conference nationale de l’industrie che opera di concerto con le Associazioni industriali, le parti sociali e i rappresentanti delle imprese per impostare una politica industriale che vada al di là dell’emergenza congiunturale e si ponga obiettivi di medio - lungo periodo; la Gran Bretagna, Paese - come noto - di tradizione liberista e orientato prevalentemente al settore del Terziario avanzato, ha intrapreso negli ultimi anni una consapevole politica di rilancio industriale, volta a “impegnare” le Istituzioni governative a garantire una crescita del comparto manifatturiero (per un’analisi più approfondita si rinvia a CSC, Italia meno competitiva senza politica industriale, 31 gennaio 2014).

 

In Italia, invece, secondo lo studio citato del Centro Studi Confindustria,  “…la politica industriale è tuttora assente”.

 

Questa tesi merita di essere approfondita. Se si guarda infatti agli ultimi tre - quattro anni, in realtà, molte misure di politica industriale sono state adottate in Italia sia per rispondere alla grave crisi finanziaria e recessiva sia per cercare di superare, almeno parzialmente, una serie di debolezze strutturali del nostro sistema produttivo (al riguardo si rinvia ai Rapporti del Mise, Small Business Act, Le iniziative a sostegno delle micro, piccole e medie imprese adottate in Italia, 2009, 2010, 2012 e 2013).

 

Sembrerebbe pertanto errato sostenere la completa assenza di politica industriale.

 

Ciò che può essere condiviso della tesi di Confindustria, soprattutto in un’accezione molto ambiziosa di politica industriale, è che al di là delle emergenze di breve periodo, i vari interventi a favore del sistema produttivo dovrebbero essere considerati un tassello di un mosaico più articolato di misure di politica economica legato, a sua volta, ad una visione strategica finalizzata, a sua volta, al raggiungimento di specifici obiettivi di medio - lungo termine definiti ex ante (e, quindi, soggetti a valutazioni successive).

 

L’analisi sull’effettiva integrazione e sull’impatto delle più recenti misure di politica industriale in Italia ci porterebbe però troppo lontano e non è questa la finalità della presente nota.

 

Due aspetti però meritano di essere sottolineati.

 

Sussiste in Italia un problema di “offerta” e di “domanda” di politica industriale.

 

Riguardo al primo problema, emerge dall’attività di monitoraggio dei provvedimenti adottati dai vari Governi che si sono succeduti negli ultimi anni in Italia che, in genere, una modesta percentuale delle misure è attuata in tempi relativamente brevi: un’analisi effettuata dal Sole 24 Ore del marzo 2013 indica che, in relazione alle otto maggiori disposizioni legislative attuate tra la fine del 2011 e la fine del 2012 dal Governo Monti, solamente il 37% del totale dei provvedimenti attuativi previsti, alla fine di febbraio dello scorso anno, è stato effettivamente attuato; né progressi significativi sono stati realizzati nel corso del 2013 relativamente alle varie misure adottate dal Governo Letta (un’ulteriore analisi effettuata dal Sole 24 Ore nel febbraio 2014 evidenzia il forte ritardo nella creazione dell’Agenzia digitale e nell’attuazione di misure importanti di semplificazione, come l’Autorizzazione Unica Ambientale, la responsabilità solidale negli appalti, la lettura del Durc on line, etc.).

 

Riguardo al secondo problema, inerente la “domanda” di politica industriale, un’ Indagine qualitativa svolta dal Mise nel maggio del 2013 su un campione rappresentativo di 1.000 imprese di micro, piccole e medie dimensioni ha messo in evidenza che un’elevata quota percentuale di imprese non conosce le più recenti misure di politica industriale; in particolare il  Fondo Made in Italy per l’internazionalizzazione (secondo l’80,6% del campione intervistato), il Fondo nazionale per l’innovazione (77,7%), il Contratto di rete (76,6%). Abbastanza elevata (59%) risulta anche la quota di imprese che indica di non conoscere il Fondo Centrale di Garanzia.

 

In altri termini, si può dire che spesso la politica industriale “c’è ma non si vede”. E quando una politica non è pienamente percepita vuol dire che non è efficace (ancora più grave quando è solo “annunciata”). Concordemente con Lossani, (La competitività del sistema economico italiano. Una valutazione di medio-termine,  NelMerito, 24 febbraio 2014) “… è davvero giunto il tempo di ripensare in modo serio a una nuova politica industriale”.

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