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La FIAT e le sorti dell’industria automobilistica nazionale E-mail
di Aldo Enrietti
17 marzo 2014
fiat.jpgA inizio anno Fiat ha completato l’acquisizione di Chrysler. I commenti sono stati spesso positivi, mettendo in secondo piano, però, che la nuova strategia di Fiat non necessariamente implica un superamento del declino dell’industria automobilistica nazionale.

In merito al recente completo controllo di Chrysler da parte di Fiat, può essere utile concentrare l’attenzione sulle prospettive della produzione Fiat in Italia. La maggioranza dei commenti sulla stampa italiana ha assunto posizioni del tipo: si tratta di una buona notizia, con ricadute positive sugli stabilimenti italiani, in particolare Mirafiori; non ci sono più alibi per investire in Italia; adesso servono conferme sugli investimenti annunciati. 
In effetti, nell’intervista del 9 gennaio a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, Marchionne appare ottimista: “Nel polo Mirafiori-Grugliasco si faranno le Maserati, compreso un nuovo Suv e qualcos'altro che non le dico. A Melfi la 500 X e la piccola Jeep; a Pomigliano la Panda e forse una seconda vettura. Rimane Cassino che, strutturalmente e per capacità produttiva, è lo stabilimento più adatto al rilancio Alfa Romeo. Mi impegno: quando il piano sarà a regime, la rete industriale italiana sarà piena, naturalmente mercato permettendo…. Sì, dico che col tempo - se non crolla un'altra volta il mercato - rientreranno tutti [i lavoratori]”.

Per commentare il realismo di queste aspettative, partiamo, innanzitutto, dai volumi produttivi di autovetture realizzati in Italia negli ultimi anni (tabella 1), ricordando che Fiat rappresenta ormai circa il 98% della produzione nazionale:

Tabella 1: Produzione nazionale di autovetture

Anni

Auto

 

No.

Indice

2000

1.422.284

100

2001

1.271.780

89,4

2002

1.125.769

79,2

2003

1.026.454

72,2

2004

833.578

58,6

2005

725.528

51

2006

892.502

62,8

2007

910.860

64

2008

659.221

46,3

2009

661.100

46,5

2010

573.169

40,3

2011

485.606

34,1

2012

396.817

27,9

2013

388.465

27,3

Fonte: Anfia, Automobile in cifre 2013

Quindi, la produzione del 2013 rappresenta solo poco più del 27% di quanto realizzato nel 2000 e il 42% del volume del 2007, ultimo anno pre-crisi. La presenza produttiva di Fiat in Italia è, quindi, diventata sempre più limitata.  L’Italia nel 2013 ha rappresentato meno del 10% della produzione complessiva del Gruppo Fiat-Chrysler e il 7% dei ricavi.
L’ottimismo di Marchionne sul rientro di tutti i lavoratori non si spinge, però, fino ad annunciare i volumi produttivi previsti per il futuro (fonti giornalistiche hanno stimato 700.000 vetture a regime). Un fattore cruciale per dare senso all’affermazione sul ritorno completo dei lavoratori di fronte ad un evidente, e annoso, problema di eccesso di capacità produttiva. A questo proposito, prendiamo l’ultimo dato disponibile ufficialmente.  Nel 2010, quando venne lanciato il piano Fabbrica Italia, Fiat dichiarò una capacità produttiva a consuntivo in Italia di poco meno di 1.500.000 vetture per il 2009 e la volontà di mantenerla sostanzialmente invariata con il suddetto piano nel 2014 (tabella 2), e, più in particolare, l’obiettivo di una produzione di 500.000 vetture Alfa e 300.000 Lancia.

Tabella 2: Capacità produttiva installata in Italia
 

2009

2.014

Mirafiori

280.000

330.000

Cassino

430.000

430.000

Pomigliano

300.000

300.000

Melfi

430.000

430.000

Totale

1.440.000

1.490.000

 Fonte: Fiat, Fiat Investor Day, 21 aprile 2010

Se rapportiamo il totale delle due tabelle si ottiene, per il 2013, un utilizzo della capacità produttiva in Italia pari al 27% di quella installata nel 2009. A quale livello si arriverà nei prossimi anni?
Torniamo alla domanda iniziale: è credibile quanto si annuncia sul ritorno di tutti i lavoratori nella prospettiva presentata? Per rispondere occorre ricordare come negli ultimi anni sia cambiata la strategia di prodotto perseguita dalla Fiat. 
E’ sempre Marchionne che dichiara a Ezio Mauro: “la nostra strategia è uscire dal mass market, dove i clienti sono pochi, i concorrenti sono tanti, i margini sono bassi e il futuro è complicato…. (per andare) nella fascia Premium, prodotti di alta qualità, con concorrenza ridotta, clienti più attenti, margini più larghi. In fondo abbiamo marchi fantastici e per definizione Premium, come l'Alfa Romeo e la Maserati. Perché non reinventarli?... Fiat andrà nella parte alta del mass market, con le famiglie Panda e Cinquecento, e uscirà dal segmento basso e intermedio. Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea Y. Come vede, la vera scommessa è utilizzare tutta la rete industriale per produrre il nuovo sviluppo dell'Alfa, rilanciandola come eccellenza italiana". 

Possibile traduzione, con alcuni interrogativi:
se il marchio Fiat si concentrerà su Panda e Cinquecento, se ne deduce che la Punto non verrà più prodotta a Melfi. Se è così, riusciranno i due nuovi prodotti, Jeep Renegade (presentata al salone di Ginevra a inizio mese) e Fiat 500X (con volumi produttivi previsti in totale per 280.000 unità) a occupare lavoratori destinati a produrne 430.000, anche se di gamma superiore? Inoltre, che ne sarà della Fiat Bravo, realizzata a Cassino? Sarà effettivamente realizzata a Pomigliano una Grande Panda che consenta di occupare la capacità produttiva dello stabilimento?
Se il marchio Lancia sarà rappresentato solo dalla Y, prodotta in Polonia, ciò significherà che cesserà la produzione della Delta, attualmente a Cassino?
La vera scommessa dichiarata è però il rilancio del marchio Alfa come eccellenza italiana a cui aggiungere le Maserati, marchi caratterizzati dall’essere “premium”. Il dato di partenza è però che nel 2013 con due modelli Alfa (Mito e Giulietta) si sono vendute meno di 70.000 unità (si ricordi che Audi ha venduto quasi 1.600.000 vetture nel 2013); nei prossimi anni dovrebbero entrare in produzione un Suv a Mirafiori, la Giulia a Cassino e forse una ammiraglia, ma non si hanno notizie sul futuro della Mito. 
Questi modelli avranno un tale successo da poter raggiungere almeno le 300.000 unità, tenendo conto del contributo che dovrebbe essere dato dall’export verso gli USA (nel 2009 era previsto in 100.000 vetture)? 
E’ credibile una più che triplicazione dei volumi in tempi così ristretti?  Teniamo anche conto che negli ultimi anni abbiamo registrato una successione di piani per l’Alfa con obiettivo annuo sempre di 300.000 unità (ben 500.000 nel piano Fabbrica Italia), ma tutti conclusi malamente. Forse c’è qualche problema strutturale e non solo di modelli.
Infine Mirafiori: nel 2013 si sono prodotte meno di 20.00.0 Alfa Mito, sono iniziati i lavori per la produzione di un Suv Maserati e si parla di un possibile Suv Alfa. Saranno sufficienti a occupare più di 5.000 addetti alla produzione (anche se 1.000 sono stati spostati a Grugliasco, alla ex Bertone, per produrre le Maserati)?

Oltre a questi dubbi legati agli effetti occupazionali e di mercato dei mutamenti di gamma produttiva, occorre anche ricordare che numerosi commentatori specializzati (per tutti Financial Times e Automotive News) ne hanno manifestato altri sulla sostenibilità finanziaria del piano sottolineando che, per posizionarsi come premium brand, occorre: una ampia gamma di prodotti; sono necessarie elevate risorse finanziarie e un consistente arco temporale. Riguardo alle risorse finanziarie è sufficiente evidenziare come Mediobanca abbia stimato in 5 miliardi di euro in cinque anni gli investimenti necessari al rilancio del solo marchio Alfa. Questa cifra sarebbe in ogni caso pari a meno del 15% degli investimenti complessivi del gruppo e andrebbe confrontata con il fatto che, nello stesso arco di tempo, Audi investirà 22 miliardi di euro, cioè 4,4 miliardi l’anno.

Infine, cambiando punto di osservazione, un’ultima questione: dato il mutamento di strategia della Fiat, quali sono le prospettive e il ruolo, dell’industria automobilistica in Italia? Non possiamo, infatti, dimenticare il preoccupante calo della produzione nazionale di auto evidenziata nella tabella 1. Senza andate troppo lontano, nel 2007 si producevano 911.000 auto e nel 2013 solo più 388.000. 
Gli obiettivi dichiarati da Fiat per il futuro, quale posizione garantiranno alla industria nazionale? 
Posto che i livelli dichiarati siano funzionali alla strategia Fiat, lo sono ugualmente per il paese? 
Il governo ritiene di avere un qualche obiettivo irrinunciabile sul settore? E’ ritenuto strategico? Bisogna tenere conto che siamo il paese dove, nel 2012, la produzione nazionale ha coperto meno del 30% del mercato domestico (397.000 auto prodotte rispetto a 1.400.000 vendute), con la Germania al 175% (5.380.000 contro 3.080.000), la Francia all’89% (1.680.000 contro 1.900.000) e la Spagna al 220% (1.540.000 contro 700.000)? Bisogna inoltre ricordare che nel 2012 eravamo posizionati al ventiquattresimo posto nella classifica mondiale dei produttori d’auto, cioè dopo, tra gli altri, Slovacchia, Iran, Indonesia, Malesia, Belgio e Argentina. Nel 2000 l’Italia era invece all’undicesimo posto.



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