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ORMAI L’OPERAIO VUOLE IL FIGLIO DOTTORE E-mail
di Stefania Gabriele
29 marzo 2013
laurea.jpgSi è letta sui quotidiani, recentemente, una notizia che non va sottovalutata, perché potrebbe avere conseguenze dirompenti sulla scuola italiana e in particolare sulle capacità del sistema di istruzione di promuovere la mobilità sociale.


Senza tanti dibattiti, senza fare rumore, a quanto pare (Corrado Zunino, “Test d’ingresso anche nei licei”, La Repubblica, 19/3/2013) diverse scuole, qua e là per l’Italia, avrebbero cominciato ad imporre test di ingresso per accettare le immatricolazioni, o in qualche caso a basarsi sui voti del ciclo precedente. Addirittura si sarebbe provato ad attuare le selezioni attraverso i test in alcune medie inferiori. Non appare chiarissimo se vi sia stato un qualche tipo di avvallo da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: sarebbero state diramate circolari ai consigli d'istituto con la richiesta di non selezionare sotto il profilo meritocratico, ma al contempo sembra che qualche provveditorato provinciale abbia collaborato con le scuole “selettive”. La CGIL sarebbe “pronta a denunciare le scuole”.

Si possono avanzare in effetti forti dubbi sulla legittimità, anche costituzionale, di simili scelte, soprattutto con riguardo alla scuola dell’obbligo. Tra l’altro la Corte Costituzionale ha già chiarito che, per quanto riguarda l’accesso alla scuola, c’è riserva di legge (sentenza 383 del 1998). Appaiano molto rilevanti i rischi che meccanismi meritocratici di selezione nella scuola dell’età dell’obbligo finiscano per negare nei fatti il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi (art. 34 Cost.). Vediamo perché.
In Italia la mobilità sociale è ancora molto bassa, come emerge guardando sia alle classi occupazionali, sia alla correlazione intergenerazionale dei redditi. Mobilità sociale significa possibilità di raggiungere determinate posizioni sociali indipendentemente dalla propria origine familiare; su di essa si misura concretamente l’eguaglianza di opportunità, ovvero uno degli aspetti fondamentali dell’equità. D’altro canto, la mancanza di “fluidità” ha effetti sfavorevoli sulla crescita, disincentivando gli investimenti in capitale umano (in quanto le posizioni sociali sono considerate in buona misura predefinite) e ampliando lo spreco di risorse umane che, pur essendo potenzialmente dotate, non trovano occasioni di promozione sociale. 

L’istruzione è un essenziale strumento di emancipazione dalle rigidità sociali. Naturalmente vi sono altri meccanismi, presenti nella società e sul mercato del lavoro, che tendono a favorire invece la riproduzione delle classi sociali, tuttavia questi aspetti non fanno oggetto di questa nota. Ci si sofferma invece su alcune caratteristiche del sistema scolastico che possono influire sulla fluidità sociale.
Ai fini di questa riflessione appaiono  di qualche rilievo i risultati di uno studio svolto nell’ambito dell’indagine PISA (Programme for International StudentAssessment) dell’OCSE (OCSE, 2007, Pisa 2006, Sciences Competencies for Tomorrow’s World, Executive Summary). Come è noto, tale indagine è rivolta a misurare le competenze degli studenti di 15 anni. La comparazione internazionale in questo campo è tema spinoso e piuttosto controverso. Pur con le dovute cautele, tuttavia, osserviamo che dallo studio in questione, in cui sono esaminate una serie di politiche scolastiche per rilevarne le eventuali associazioni con i risultati dei test, emerge che:il raggruppamento degli studenti nella scuola per abilità in tutte le materie è associato con un risultato complessivo più basso; la presenza di canali di studio diversificati è correlata ad un più forte effetto del background familiare sui risultati - e non con migliori performance complessive - e più presto avviene la separazione dei percorsi più tale effetto risulta intenso; la competizione tra scuole sembra essere in qualche misura associata a risultati migliori, ma questo effetto è in parte spurio, perché legato anche al background familiare.

Sembra insomma che la selezione per abilità degli studenti, e la stessa scelta dei percorsi da parte di questi ultimi, facilmente finiscano per riprodurre le differenze nell’origine sociale dei ragazzi, senza peraltro offrire evidenze di un miglioramento decisivo dei risultati complessivi. Infatti sull’abilità influiscono le risorse formative e culturali messe a disposizione dalle famiglie e l’attenzione dei genitori al successo scolastico dei figli. Inoltre, più viene anticipato il momento della diversificazione, più i meccanismi di imbrigliamento nella classe sociale di partenza agiscono.   Tutto ciò non appare strano, visto che l’influenza della famiglia è molto forte.

Uno studio PIRLS (Progress in International Reading LiteracyStudy), promosso dall’IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) e focalizzato sulla scuola primaria e sui livelli di comprensione della lettura al quarto anno di scolarità, esamina le esperienze familiari e scolastiche che possono avere influenza sull’apprendimento, e trova correlazioni positive tra i risultati in lettura e alcune caratteristiche familiari: promozione della lettura in età prescolare, genitori lettori abituali, presenza di libri per bambini in casa, livello di istruzione dei genitori, attività professionale degli stessi (si veda Ricerca internazionale IEA PIRLS, La lettura nella scuola primaria, Rapporto Nazionale, INVALSI, Armando ed., 2008). Quanto alle esperienze scolastiche, si è trovata una correlazione positiva con la frequentazione della scuola pre-primaria.

La letteratura disponibile d’altronde è piuttosto coerente nel mostrare che l’incremento del livello di istruzione e quello della mobilità sociale sono favoriti dall’aumento dell’età dell’obbligo e dalla maggiore e più precoce permanenza a scuola dei bambini (purtroppo in Italia la riforma Gelmini è andata esattamente in direzione opposta, interpretando in modo minimalista e flessibile l’obbligo scolastico e riducendo il tempo-scuola, anche nei primi cicli di istruzione). Infatti è molto importante anche il ruolo dell’ambiente sociale in cui l’individuo è inserito. Molti studi si sono soffermati sul cosiddetto peer effect, l’effetto che la collettività dei “pari” esercita sull’individuo, attraverso processi di apprendimento e stimoli extra-scolastici. Proprio per la rilevanza di questo fattore è importante che i bambini e i ragazzi possano crescere in ambienti misti, che i più svantaggiati abbiano occasione di amalgamarsi con ragazzi di altra provenienza, perché questo può avere un effetto di amplificazione delle loro capacità scolastiche.

Infine, può essere interessante osservare ancora che una recente nota PISA (OCSE, PISA, In focus, 26, Grade expectations, marzo 2013) evidenzia che in genere i voti sembrano misurare, oltre ai progressi scolastici, le qualità, i comportamenti, le abitudini e le attitudini che sono apprezzati nella scuola e sono ritenuti utili per favorire l’apprendimento (come leggere per divertimento, usare metodi di apprendimento efficaci, e anche avere buone relazioni con gli insegnanti). Ma i professori tendono anche ad attribuire voti migliori agli studenti con background familiare migliore (oltre che alle ragazze), anche se non presentano migliori performances e attitudini. Ci sono pertanto buoni motivi di diffidare dei meccanismi di selezione basati sul cosiddetto merito scolastico.

Insomma, non è ancora finito il tempo dello scandalo perché “ormai l’operaio vuole il figlio dottore”, come recitava una vecchia canzone, e ancora rimbomba l’allarme - “e pensi che ambiente ne può venir fuori!”. Si stanno anzi approntando i rimedi a questo affronto illuminista.
  Commenti (1)
Ma il figlio del dottore vorrebbe fare i
Scritto da Laura Dragosei, il 17-06-2013 11:01
Finalmente il tema del ruolo dell'istruzione nel nostro paese sta riprendendo importanza, mentre fino ad ora era stata sempre considerata una spesa da tagliare. Condivido in pieno l'impostazione dell'analisi e aggiungo che un passo parallelo sarebbe quello di ridare importanza nel nostro paese alle professioni artigianali e a percorsi di istruzione paralleli a quelli tradizionali, di qualità e aperti a tutti quelli che potrebbero trovare in percorsi di studio più pratici uno sbocco professionale di interesse, anche se figli di laureati o cmq del ceto medio alto.

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