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PARTE ANCORA DAI DISTRETTI LA RISPOSTA VINCENTE ALLA CRISI E-mail
di Paolo Carnazza, Gianni Giubileo
29 marzo 2013
crisi.jpgI distretti industriali rivestono un ruolo fondamentale all’interno dell’economia italiana: l’analisi della loro evoluzione rappresenta, quindi, una tappa  imprescindibile per comprendere i mutamenti strutturali che hanno caratterizzato il nostro sistema industriale negli ultimi anni.


 

I distretti industriali rivestono un ruolo fondamentale all’interno dell’economia italiana: l’analisi della loro evoluzione rappresenta, quindi, una tappa  imprescindibile per comprendere i mutamenti strutturali che hanno caratterizzato il nostro sistema industriale negli ultimi anni. In questa nota si cerca di ricostruire le principali strategie adottate nell’ultimo ventennio da molte imprese distrettuali nonché di evidenziarne i principali fattori di forza e di debolezza. Nel lavoro si cerca di fornire, inoltre, alcune indicazioni di policy volte ad attenuare le principali fragilità il sistema produttivo italiano, tra cui  la dimensione media di impresa, da una parte, e le diseconomie esterne (scarse infrastrutture, insufficienti collegamenti, etc.), dall’altra, che possono limitare l’attrattività di un territorio. Tra i vari strumenti di politica industriale suggeriti, il Contratto di rete sembra assumere un ruolo di fondamentale importanza, in grado di rafforzare la capacità competitiva  dei distretti industriali all’interno di uno  scenario mondiale, sempre più aspro e agguerrito.

 

I distretti industriali rivestono, come noto, un ruolo di fondamentale importanza all’interno dell’economia italiana: la storia del nostro sistema manifatturiero e delle varie strategie adottate negli ultimi venti anni non può non essere raccontata senza soffermarsi sull’evoluzione e sui vari mutamenti tecnologico-organizzativi che hanno caratterizzato numerose aree distrettuali, diffuse su tutto il territorio nazionale e caratterizzate da un’elevata specializzazione settoriale.

Le analisi e le ricerche sui distretti industriali in Italia sono molteplici e si sono intensificate soprattutto negli ultimi 10-15 anni; la maggior parte di questi studi evidenzia che la capacità di reazione del nostro sistema produttivo ai mutamenti strutturali dello scenario internazionale e alla recente grave crisi recessiva è stata possibile anche grazie alla risposta spontanea di molti distretti e al diffuso desiderio da parte di molti nostri imprenditori di rimettersi in gioco e di tornare nuovamente competitivi nello scacchiere mondiale.

La recente Indagine condotta dal Sole 24 Ore su 103 distretti industriali, che ha replicato una ricerca condotta all’inizio degli anni novanta su 65 distretti industriali (Moussanet M., Paolazzi L., 1991, Viaggio de “Il Sole 24 Ore” nei Distretti produttivi italiani Gioielli Bambole Coltelli), fornisce un ulteriore e importante tassello alla conoscenza di questa specifica modalità aggregativa. L’analisi è stata condotta, in particolare, attraverso un viaggio nel territorio realizzato dall’inizio di agosto 2012 ai primissimi giorni di gennaio del corrente anno e la raccolta dei racconti di testimoni privilegiati (soprattutto imprenditori). L’Indagine si fonda su una metodologia volta ad individuare - per ogni distretto esaminato - i tre principali fattori di forza e di debolezza “estratti” a loro volta da una griglia di 12 indicatori tra cui: l’attrattività del territorio, la capacità di fare rete, la dimensione di impresa, l’innovazione, l’internazionalizzazione, il mercato domestico, etc..

Dall’Indagine del Sole 24 Ore emerge innanzitutto che la maggior parte dei distretti (66) si “colloca” nell’area settentrionale del Paese ed opera, soprattutto, nel comparto del Tessile, Abbigliamento, Calzature - TAC - (27), della Meccanica (17) e dell’Agroalimentare (13).

La fotografia relativa ai 103 distretti individua poco più di 78 mila imprese e circa 980 mila addetti.

Al di là dei numeri, il fil rouge che emerge dal racconto degli imprenditori è la diffusa volontà di contrastare l’aspra concorrenza dei nuovi competitors (in particolar modo dell’economia cinese), di realizzare un upgrading qualitativo dei propri prodotti anche attraverso una maggiore innovazione sia di prodotto che di processo e di intensificare le proprie esportazioni verso i nuovi mercati emergenti (area dei Paesi BRIC).


Ciò trova conferma dalla sintesi dei tre principali fattori di forza indicati per ciascuno dei 103 distretti: l’innovazione e l’internazionalizzazione, in particolare, rientrano tra le strategie prevalentemente adottate da molti distretti nell’arco dell’ultimo ventennio; seguono ad una significativa distanza altri fattori di forza tra cui la produttività, la capacità commerciale (cioè la possibilità di sviluppare nuove politiche di brand, locali e di settore), l’occupazione (la capacità soprattutto di poter fare ricorso a manodopera qualificata).


L’Indagine del Sole 24 Ore ha permesso, altresì, di evidenziare i principali fattori di debolezza che confermano alcune ben note criticità del nostro sistema produttivo tra cui la modesta dimensione d’impresa, l’incapacità di fare rete e di creare alleanze strategiche, la ristrettezza del mercato domestico, la scarsa attrattività dei fattori di contesto in cui si trovano ad operare molte imprese distrettuali. L’Indagine conferma la diffidenza dell’imprenditore nel creare rapporti (sia formali che informali) con altri imprenditori; tale diffidenza è espressione, a sua volta, di un mentalità atavica che appartiene al DNA di molte nostre imprese, soprattutto di micro e piccole dimensioni, e che trova conferma in altri studi e ricerche.

 

 

Fattori di forza e debolezza nei 103 distretti italiani (Valori assoluti)

Indicatore

ITALIA 103 Distretti

Forza

Debolezza

1 Alleanze strategiche

5

24

2 Concorrenza sleale

8

20

3 Attrattività

20

37

4 Capacità commerciale

34

22

5 Capacità di fare rete

23

51

6 Costo del lavoro

2

11

7 Dimensione di impresa

12

59

8 Innovazione

75

7

9 Internazionalizzazione

65

17

10 Mercato Domestico

2

24

11 Occupazione

27

21

12 Produttività

36

16

Fonte: nostre elaborazioni su Indagini “Il Sole 24 Ore”

 

 

Dall’Indagine possono essere desunte una serie di indicazioni di policy volte ad attenuare i principali fattori di debolezza, tra cui, la dimensione media di impresa, da una parte, e le diseconomie esterne (scarse infrastrutture, insufficienti collegamenti, etc.), dall’altra, che possono limitare l’attrattività di un territorio e, di conseguenza, la capacità competitiva delle imprese.

In merito alla scarsa dimensione media di impresa, tra i vari strumenti di politica industriale per rafforzare le strategie delle imprese distrettuali, il Contratto di rete - accolto con entusiasmo da molte nostre imprese ed esploso a partire, soprattutto, dai mesi estivi del 2012 - sembra assumere un ruolo di particolare rilievo. Attraverso questa specifica e innovativa modalità di aggregazione molte imprese distrettuali infatti, pur continuando a rimanere piccole, possono stringere accordi anche con imprese fuori dai propri confini territoriali; nel contempo esse riescono a mantenere la propria autonomia e a realizzare un progetto comune che permette loro di attuare strategie di innovazione e di internazionalizzazione. Con il Contratto di rete, le imprese possono, almeno parzialmente, abbattere le barriere di diffidenza nei confronti delle altre imprese e realizzare alleanze strategiche grazie alle quali tornare nuovamente competitive e aumentare le proprie quote di fatturato all’export: molte testimonianze raccolte nel viaggio tra i vari distretti indicano che molti imprenditori stanno percorrendo questa strada nella consapevolezza che “fare sistema” rappresenta una via obbligata per rafforzare il proprio ruolo all’interno di uno scenario mondiale sempre più aspro e competitivo. Come suggerito da un imprenditore (e ciò sembra riflettere il pensiero di molti imprenditori intervistati) “… rompere la logica dell’orticello e ragionare in termini di sistema è quasi una missione sociale”.

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