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RETI DI IMPRESE E SOSTENIBILIT└ SOCIALE DELLA FILIERA E-mail
Economia reale
di Luisa Corazza, Silvana Sciarra
01 marzo 2013
reti impreseNon sempre la globalizzazione è sinonimo di delocalizzazione. La filiera Gucci è un esempio virtuoso di come le opportunità offerte dalla globalizzazione si possano trasformare in una valorizzazione delle competenze del territorio, grazie ad una fruttuosa interazione tra reti di imprese, valorizzazione della formazione, forme innovative di partecipazione degli attori sociali.

Una ricerca interdisciplinare ancora in corso1, concentrata su singoli case studies all’interno della Regione Toscana, consente di mettere a fuoco alcuni risultati intermedi di particolare interesse, che è utile anticipare.
Le reti di imprese, regolamentate dall’art 4 ter della l. n. 33/2009, nel contesto di altre misure urgenti a sostegno delle industrie in crisi, si sono moltiplicate in alcuni territori, e hanno acquistano sempre maggiore visibilità, specialmente all’interno di filiere produttive molto coese, che non hanno previsto operazioni di delocalizzazione. E’ questo l’esempio della filiera Gucci.
La sperimentazione innovativa che si è avviata nel corso di questi ultimi anni all’interno della filiera Gucci può essere riassunta in una serie di parole chiave: mappatura della filiera; reti di imprese; manager di rete; centralità della formazione; cooperazione del territorio; partecipazione degli attori sociali.

Mappatura della filiera: la sperimentazione che ha condotto al sistema rete Gucci nasce attraverso una vera e propria mappatura della filiera, relativa al primo e al secondo livello di subfornitori. Una caratteristica della filiera Gucci è prevedere un decentramento della produzione che non si spinga oltre il secondo livello. La mappatura della filiera ha consentito, oltre ad un controllo sul rispetto diffuso delle condizioni normative e salariali, di creare un rapporto di maggiore vicinanza e interscambio tra subfornitori e impresa capofila.

Reti di imprese: il passaggio successivo è stato quello della creazione di alcune reti di imprese (all’interno della filiera se ne contano una decina), che possono comprendere sia subfornitori di primo e secondo livello insieme, sia fornitori di un solo livello (Gucci non partecipa però a nessuna nelle reti che si sono costituite nell’ambito della filiera). I vantaggi racchiusi nella costituzione di reti di imprese sono svariati, e vanno molto al di là degli incentivi offerti dalla legislazione promozionale. In particolare, la rete consente di giungere ad una migliore efficienza produttiva, incrementando la produttività dei singoli partecipanti alla rete.  All’interno della rete è possibile condividere know how produttivo ed esigenze formative. Attraverso la rete, i piccoli componenti della filiera rafforzano competenze organizzative e produttive.

Manager di rete: il manager di rete è una figura nuova, le cui funzioni sono in via di definizione. Il suo compito è mettere a fuoco le esigenze delle imprese componenti la rete, con una duttilità resa necessaria da questa forma di integrazione contrattuale “leggera”. E’ il manager di rete che individua le carenze di efficienza insite nel  sistema-rete e coglie le necessità formative all’interno delle singole imprese, per consentire la successiva condivisione di interventi, ad esempio in tema di formazione.

Centralità della formazione: il tema della formazione è essenziale all’interno delle reti di imprese, che si distinguono dalle altre forme di cooperazione tra imprese perché nascono con l’obiettivo di consentire una “condivisione di competenze”. L’elemento che appare centrale nell’operazione economica realizzata con la rete è individuabile perciò nell’esigenza di mettere in comune competenze e risorse intellettuali, in virtù dello stretto legame tra il tipo di produzione (prevalentemente pelletteria di lusso) e le competenze artigianali esistenti sul territorio. All’interno delle reti di imprese, con l’ausilio del manager di rete, è possibile mettere a fuoco le carenze formative e farvi fronte, secondo uno schema rapido di anticipazione delle esigenze produttive.

Cooperazione del territorio: si è venuto così a creare un sistema che mette in comunicazione impresa, formazione e territorio attraverso l’Alta scuola della pelletteria, inserita a pieno titolo nel circuito suddetto. Il sistema-rete consente pertanto quella circolazione di informazioni che unisce le imprese della filiera al sistema scolastico, e permette di formare le professionalità necessarie a “nutrire” il mondo produttivo. In tal modo le imprese acquisiscono manodopera altamente qualificata necessaria a tenere alta l’affidabilità del marchio, e, d’altro lato, nel territorio toscano non si disperde un patrimonio di alta professionalità, sino ad ora tramandato essenzialmente per via familiare o amicale e altrimenti destinato a scomparire.

Partecipazione degli attori sociali: il sistema della filiera Gucci è terreno di sperimentazione anche sul fronte delle relazioni industriali. L’interazione costruttiva tra Confindustria Firenze, CGIL, CISL, UGL (storicamente, UIL non è presente in Gucci), ha contribuito in modo decisivo a far evolvere il tradizionale modello di decentramento a filiera in un moderno sistema di catena del valore basato sulle reti di impresa. Oltre al contributo operativo offerto dai diversi attori sociali nelle varie fasi di costituzione delle reti, sono da ricordare alcuni accordi collettivi, volti a regolare la formazione e la flessibilità (intesa come flessibilità interna per far fronte alle crisi occupazionali). Si è venuto così a creare un modello partecipativo innovativo, dove il sistema di produzione decentrata funge da volano per la promozione di una filiera sostenibile sul piano sociale. L’applicazione di condizioni di lavoro dignitose si trasforma quindi, attraverso un sistema che utilizza anche strumenti quali le clausole sociali, in garanzia di qualità del marchio. In altre parole, il nome del marchio è “tutelato” non solo dalla qualità del prodotto ma anche dalla correttezza circa le modalità di produzione.

Questo sistema innovativo ha consentito al sistema Gucci di preservare il patrimonio di competenze presenti sul territorio, attraverso la difesa della produzione nazionale come alternativa alla delocalizzazione. A differenza di altri marchi del settore, questo sistema si caratterizza per la forte valorizzazione del territorio. I vantaggi di una scelta produttiva, incentrata sul criterio di prossimità, sono duplici. Da un lato, la difesa di un rigoroso made in Italy può aver contribuito a rafforzare il marchio e la sua forza sul mercato. Dall’altro lato, la vicinanza (in senso fisico) delle diverse componenti della filiera consente di “reagire” rapidamente alle sollecitazioni e ai continui mutamenti imposti dalla globalizzazione, che richiedono continue novità nell’offerta al mercato e necessitano di operatori duttili, competenti, ma soprattutto dotati di flussi comunicativi reciproci che si dimostrino veloci ed efficienti.
Inoltre, la valorizzazione delle competenze territoriali potrebbe rivelarsi una alternativa alla delocalizzazione in grado di coniugare sostenibilità sociale ed efficienza produttiva. Si apre per la contrattazione collettiva un terreno fecondo di sperimentazione, pragmaticamente orientato a difendere posti di lavoro e a diffondere un modello territoriale di tutele.

1. Si tratta della ricerca  “I nuovi strumenti d’integrazione contrattuale strategica fra imprese:  opportunità, incertezze ed esternalità”, diretta da Silvana Sciarra e finanziata dalla Fondazione Giuseppe Pera nell’area Labour Law & Economics.
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