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Politica e Istituzioni
di Mario Centorrino, Margherita Billeri
15 febbraio 2013
grilloeconomicsIn vista delle future elezioni politiche, l’attenzione al Movimento 5 Stelle, cui i sondaggi attribuiscono una notevole percentuale di consensi, s’incentra, al momento, sulla personalità del suo leader (Grillo) e dal suo spin-doctor (Casaleggio), sulle caratteristiche che connotano il “governo” del movimento,  sulle procedure adottate per la scelta dei candidati.

Sarà obbligo, nelle prossime settimane, confrontarsi anche sulla politica economica del M5S, nel senso di individuare e quindi valutare scelte fondamentali per la nostra vita quotidiana e futura che saranno proposte dai gruppi parlamentari “grillini” o alle quali questi ultimi daranno la propria adesione.
Ne vorremmo porre in evidenza alcune, a nostro parere idee fondanti per  costruire una più completa offerta politica  e tali da essere immediatamente percepite dalla platea di elettori come discriminanti rispetto alle offerte politiche di altri partiti. Occorre premettere, prima di entrare nel vivo dell’analisi, che Grillo cita come ispiratori culturali  del suo pensiero economico, tra gli altri, autorevoli maestri: J. Stiglitz e J. Rifkin.
Isoliamo, dunque,alcune linee guida che – secondo Grillo - caratterizzeranno il suo programma economico rivolto agli elettori: l’introduzione di una patrimoniale destinata a  finanziare un reddito di cittadinanza,l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, la riprogrammazione del debito pubblico, la nazionalizzazione delle banche, della produzione di energia, delle concessioni autostradali, il microcredito alle piccole imprese1.
Siamo di fronte a linee guida assai attraenti nella loro formulazione. Proviamo, sia pure nei limiti di una necessaria sintesi, a verificare i presupposti su cui si basano.
Partiamo dal proposito di un’imposta patrimoniale. Se in Italia, ragiona Grillo, esistono un milione di persone che possiedono due milioni  di euro a testa basterebbe chiedere loro ogni anno il 5 per mille su mezzo milione. Lo Stato recupererebbe annualmente due miliardi e mezzo di euro e la fascia “ricca” dei contribuenti sarebbero costretti a versare appena 2.500 euro l’anno (cfr. www.BeppeGrillo.it pag.139). Quanto ottenuto dalla patrimoniale potrebbe finanziare il reddito di cittadinanza (che è cosa diversa, è bene specificare, dal salario minimo garantito sperimentato in altri paesi)del quale però non vengono specificati né importi né aventi diritto. Il ragionamento è suggestivo anche se non specifica il carattere del patrimonio cui si dovrebbe applicare (immobiliare o finanziario?). Se ci si riferisce al patrimonio immobiliare, sia pure con diversi modelli di impatto fiscale, i dati che reggono l’ipotesi di Grillo vengono confermati parzialmente dalla cosidetta patrimoniale, Bersani, finalizzata però a finanziare la perdita di valore che l’abolizione dell’IMU fino a 500 euro di imposta implicherebbe (LaVoce.info, 17-1-2012). Secondo Bersani, 200.000 famiglie detengono ricchezze immobiliari, in Italia, superiori a 1,5 miliardi di euro. Se venissero tassati al valore catastale con un’aliquota pari al 4,4 per mille (aggiuntiva rispetto all’IMU) si recupererebbe la perdita di gettito (2 miliardi circa) dovuta all’abolizione dell’IMU sulla prima casa.
La valutazione della proposta di Grillo è obbligata ad essere più cauta se invece l’imposta patrimoniale dovesse gravare sulla ricchezza complessiva. In questo caso, la proposta sarebbe basata su valori ed aspettative relative al comportamento degli agenti quantomeno ottimistiche: non esistendo in Italia un’affidabile anagrafe dei patrimoni personali, allo stato attuale ci si può solo rivolgere alle indagini sui bilanci delle famiglie italiane svolte da Banca d’Italia (stime, per quanto corrette, di natura campionaria), sulle quali è impossibile trarre conclusioni come quelle di Grillo. Occorre sempre ricordare che i redditi superiori ai 300.000 euro annui dichiarati dagli italiani sono appena 30.000 (dati Banca Italia, MEF). Peraltro, anche quando si dovessero riuscire a superare le difficoltà connesse all’istituzione dell’anagrafe dei patrimoni personali, non si può tralasciare l’effetto “fuga dei patrimoni” che si scatenerebbe non appena una misura del genere venisse annunciata e non resa contemporaneamente operativa. Conseguenza potrebbe essere, una riduzione ulteriore della base imponibile, attraverso l’incoraggiamento di nuove forme di elusione se non di evasione.
C’è una seconda versione offerta da Grillo sulle misure possibili da adottare per finanziare un reddito di cittadinanza. Sostiene Grillo:
”Spendiamo per pensioni superiori a 100.000 euro annui, 13 miliardi in questa fascia. Mettiamo un tetto di quattromila euro per cinque anni, e coi soldi che risparmiamo – sette miliardi – facciamo un reddito di cittadinanza.” L’ipotesi però non è surrogata da dati attendibili che dimostrino l’esattezza del calcolo. Inoltre l’appiattimento a quattromila euro mensili delle pensioni con importo superiore, creerebbe problemi di “povertà relativa” con conseguenti effetti negativi sulla coesione sociale. Infine, esistono seri dubbi, con l’occhio a tentativi esperiti in passato, sulla legittimità della riduzione dei trattamenti pensionistici, a meno che non si intervenga (ma questo creerebbe altri problemi) su una rimodulazione delle aliquote fiscali2. Poco da dire sull’abolizione dell’IMU, sempre relativa alla prima casa da finanziare, secondo Grillo, cancellando i fondi destinati alla TAV e agli armamenti. Si tratta di giudizi di valore che poco si prestano ad analisi econometri che costi-benefici3.
La terza linea-guida riguarda la  rinegoziazione del debito pubblico4 con una ridiscussione dei tassi d’interesse: dal 6 - 7% allo 0,001-2 %. A questo riguardo non si può fare a meno di sottolinearne alcune delle numerose criticità. In primo luogo, il tasso di interesse deriva, in sede di collocazione dei titoli di stato, dall’incontro tra domanda ed offerta: un tasso di interesse dello 0,001% presupporrebbe una domanda di titoli di stato italiani circa mille volte più elevata di quella che si registra per i titoli percepiti quali più sicuri, come quelli tedeschi (il Bund tedesco a 10 anni è quotato intorno all’1,33%). Quali investitori avrebbero interesse a comprare titoli a tassi così bassi? Ma anche ammettendo, come sembra sottintendere Grillo, che la “provocazione” dello 0,001% sia soltanto un modo per proporre un “congelamento” del debito, in modo da liberare le risorse destinate al servizio del debito per rilanciare la competitività del paese, ci si dovrebbe chiedere quali sarebbero le conseguenze per i detentori di tali titoli, in particolare, quelli italiani, che in maggioranza li detengono:  molte famiglie vedrebbero ridimensionarsi una fonte importante di entrate, ma soprattutto gli investitori non ne sottoscriverebbero di nuovi, percependo il paese ormai sostanzialmente come insolvente. Questo precluderebbe il reperimento delle risorse finanziare necessarie anche alla normale attività giornaliera, se non a tassi molto più elevati (chi vorrebbe correre il rischio di finanziare uno stato che già si è autodichiarato insolvente?), non facendo altro che avvitare il paese in una spirale recessiva di dimensioni difficilmente quantificabili. Secondo una ricerca di J. Attali5, si abbasserebbe  il valore del settore immobiliare in media del 35% in sei anni, il valore delle azioni del 56% in tre anni e mezzo; la disoccupazione aumenterebbe del 7% in quattro anni e la produzione diminuirebbe del 9% in 2 anni. Per non parlare dell’effetto domino che si innesterebbe a livello di Unione Europea: i grossi investitori francesi e tedeschi detengono infatti una cospicua parte di quel debito, che, venendo congelato, non potrebbero più sostenere, se non, essendo “too big too fail”, al prezzo del disfacimento dell’Unione.
Siamo all’idea-guida più forte e dirompente della Grilloeconomics: il ritorno ad uno statalismo nei settori strategici del sistema che dovrebbe affiancare l’economia di mercato. Ed i settori strategici vengono esemplificati nelle banche, nell’energia, nelle autostrade. Qui dobbiamo distinguere tre aspetti: l’attrattività delle proposte la possibilità, tenendo conto dei vincoli europei, di una sua attuazione, i rischi connessi a quest’ultima, un indebitamento vertiginoso, cioè del bilancio pubblico. Anche in questo caso siamo in presenza non tanto di idee guida quanto di alternative di sistema che non possono essere valutate con i normali strumenti dell’analisi economica.
Apprezzabili invece l’insistenza sulla creazione di un microcredito per le piccole imprese da finanziare con la riduzione dei costi della politica. Progetto che riecheggia la legge Rognoni La Torre (restituzione alla collettività dei beni illecitamente accumulati) ovviamente solo nella sua ispirazione etica di base.
Andiamo a concludere. Nessuna intenzione di demolire  linee guida che nascono da un ragionamento talvolta almeno all’apparenza improvvisato (e che forse sarà meglio specificato in seguito). Sicuramente d’effetto per un elettore che chiede chiarezza e semplicità di proposta come condizione per concedere il suo consenso. Linee-guida che forse andrebbero approfondite quantomeno in un virtuale contraddittorio e non presentate apoditticamente.
E’ importante conoscere la policy di Grillo? In un saggio confluito nella raccolta “Esortazioni e profezie” Keynes ammoniva a non sopravvalutare l’importanza del  problema economico né di sacrificare alle sue attuali necessità altre questioni di più profonda e duratura competenza. L’economia sosteneva, è una questione che richiede specialisti, come la cura dei denti. E se gli economisti, concludeva, riuscissero a farsi considerare gente umile, di competenza specifica, sul piano, insomma dei dentisti, questo risulterebbe meraviglioso. Ben detto.

1. C’è un ampia letteratura disponibile sul  M5S in relazione alle sue origini, alla sua forma di comunicazione, ai suoi messaggi chiave, sulle sue denunzie contro il sistema. Manca ad oggi un’analisi che provi a ricostruire, sia pure solo  assemblando varie affermazioni,  il modello economico che M5S vorrebbe adottare. Dice assai poco il programma del Movimento, attualmente in rete (www.beppegrillo.it), nel capitolo “Economia”. Tra i testi più recenti si veda www.BeppeGrillo.it , Alta voracità, Rizzoli, 2012; A.Scanzi, Ve lo do io  Beppe Grillo, Mondadori, 2012;  G.Santoro, Un grillo qualunque, Castelvecchi, 2012. Si veda altresì, con riferimento alla Sicilia, M. Centorrino, Un’economia a 5 Stelle, Lavoce.Info.it , 30.11.2012. Un’inchiesta apparsa su “La Stampa”, interrogando i candidati “grillini”alle elezioni nazionali, mostra ipotesi diverse su temi fondamentali (IMU, uscita dall’Euro, riduzioni fiscali) ed una raffica di idee innovative che vanno dalla tassazione dei proventi ricavati dalla prostituzione, all’estensione ai politici ed ai pubblici funzionari colpevoli di reati della legge La Torre sulla confisca dei beni. Cfr. G. Martini, “I candidati grillini e l’IMU. Resterà? Si, no, forse, “La Stampa”, 16 dicembre 2012
2. Anche l’Agenda Monti, prevede una sorta di imposta  patrimoniale, destinata però a ridurre il carico fiscale gravante su lavoro e impresa, trasferendo il carico sui grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio (“Il Sole 24 Ore”,  27.12.2012).  Ovviamente le stesse obiezioni mosse alla proposta di Grillo valgono per la proposta Monti che accenna però, occorre precisare,  anche all’introduzione di strumenti per la misurazione della ricchezza e la tracciabilità dei pagamenti.
3.. Cfr. J. Iacoboni, “Grillo a sorpresa sulla tv. “Andateci, ma usatela”, “La Stampa”, 23 dicembre 2012.
La proposta dell’abolizione dell’IMU è stata lanciata, tra l’altro, in occasione di  un’intervista televisiva  concessa alla trasmissione “Ballarò” del 18.12.2012.
4. Si veda il testo di un’intervista ripresa dalle mittente televisiva Class Cnbc il 12.12.2012
5. J. Attali, Come finira? L’ultima chance del debito pubblico, Fazi, 2010,  citato da E. Morando – G. Tonini, L’Italia dei democratici, Marsilio 2012, pag.72.

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