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LA FORMA COOPERATIVA COME RISPOSTA ALLA CRISI ECONOMICA-FINANZIARIA E-mail
Economia reale
di Francesco Solaro
15 febbraio 2013
forma cooperativaQuella che da venti anni a questa parte si è presentata come la più efficace piattaforma culturale economica e intendo la teoria neoliberista è andatasi progressivamente come un tumore a contaminare i gangli della società post-industriale determinando una paralisi di tutto l’organismo socio culturale economico dell’Europa in generale e del nostro Paese.

A esemplificazione di tale crepuscolo dei modelli ideologici imperanti si cita uno dei maggiori esponenti del pensiero neoliberista critico ma che ha maggiormente goduto dei benefici di tale modello.

“La disciplina economica nelle università è stata manipolata dal mercato e si è distaccata dal pianeta terra, quindi non riflette più il mondo reale. Le teorie sulla razionalità perfetta dei mercati non sono molto diverse da un’ideologia totalitaria. Nella battaglia per le idee del ventunesimo secolo i paradigmi dominanti negli ultimi decenni, improntati alla ritirata dello Stato perché il mercato garantisce una sua razionalità ed efficienza superiori, per la prima volta si troveranno in difficoltà”.

George Soros ci fornisce una panoramica a dir poco sorprendente, soprattutto se si considera il background di questo Homo Oeconomicus, alle prese con una crisi di identità del modello capitalistico di stampo neoliberista. La preziosità di questo singolare punto di vista non ci fornisce alcuna soluzione di pratica immediatezza in merito ad un necessario rinnovamento della prassi economica corrente lasciando piuttosto presagire un contesto di transizione dagli esiti imprevedibili.
Le conseguenze della finanza speculativa, colpevole dell’attuale crisi, ha minato alla base l’economia reale con tutte le sue esternalità negative. Le ultime previsioni elaborate dal Centro Studi Confindustria su dati ISTAT e Banca d’Italia non sono propriamente incoraggianti, anzi delineano un quadro macroeconomico che stenta a riprendersi dopo il sesto trimestre consecutivo di recessione nel nostro Paese. A riguardo si stima una crescita negativa del PIL pari al 2,1 punti percentuali nel 2012 (-1,1 nel 2013 e +0,6 nel 2014), un crollo dei consumi pari a -3,2 del corrente anno, dato mai registrato dal dopoguerra in poi, un tasso di disoccupazione che raggiungerà, secondo le stime, il 12,4 nel 2014. E in Europa non si riscontra un andamento migliore.
Mill scriveva così nel 1852 nei Principles of Political Economy alludendo ad una forma di impresa diversa da quelle capitaliste: “La forma di associazione che, se l’umanità continua a migliorare, ci si deve aspettare che alla fine prevalga, non è quella che può esistere tra un capitalista come capo e un lavoratore senza voce alcuna nella gestione, ma l’associazione degli stessi lavoratori su basi di eguaglianza che possiedono collettivamente il capitale con cui essi svolgono le loro attività e che sono diretti da managers nominati e rimossi da loro stesse.”
Il ruolo della cooperazione si sta confermando come un modello economico in grado non solo di resistere alla pesante crisi economica che dura ormai da cinque anni ma di affermarsi nei settori tradizionali come l’agroalimentare e crescere in quelli nuovi come il terziario sociale incrementando il proprio peso sul tessuto produttivo italiano negli ultimi dieci anni incrementando il proprio peso sul mercato primario e quello terziario.
Si registrano alla fine del 2011 circa 80mila cooperative con un trend positivo pari al 14,2% rispetto al 2010 contro il 7,7% delle imprese italiane assumendo, pertanto, un ruolo chiave nel sistema imprenditoriale del Paese occupando un mercato economico rilevante. Dal punto di vista settoriale è opportuno sottolineare come il settore terziario sia predominante con circa 48mila cooperative che operano nei servizi e un’incidenza percentuale pari al 60,1 del totale. (Tab.1).

TAB 1
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Fonte: Censis su dati Telemaco-Infocamere 2012

In questo scenario economico non certo favorevole, il fenomeno cooperativo si dimostra, più di altre forme di imprese, di aver contribuito ad aver stabilizzato, e in certi casi migliorato, alcune variabili aziendali come l’occupazione e il fatturato.
Riguardo l’aspetto occupazionale, si deve evidenziare come l’impresa cooperativa abbia avuto un ruolo particolarmente significativo e in controtendenza rispetto all’andamento del sistema industriale italiano dove gli occupati sono diminuiti del 2,3% a fronte di un tasso di crescita occupazionale delle cooperative positivo dell’8% registrato nel 2011 (1milione 310mila gli occupati nelle cooperative nel 2011 rispetto a 1milione 213mila del 2007). A trainare questi livelli occupazionali è stato il sistema della cooperazione e dell’imprenditorialità sociale in grado di soddisfare quei servizi socio-sanitari inevasi dal Pubblico sempre di più in difficoltà nell’erogazione dei servizi alle persone. A riguardo è necessario segnalare come le cooperative che operano nel sociale si confermano attori fondamentali del nostro tessuto economico con il merito di aver aumentato gli occupati nel periodo di massima crisi tra il 2010 e il 2011 con una variazione positiva del 4,1%. Nel complesso, in tutti i comparti si segnala una tenuta del sistema cooperativo ad eccezione del comparto costruzioni che risente delle incessanti diminuzioni degli investimenti pubblici e privati nonché del credit crunch. (Tab.2).

TAB 2
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Fonte: Censis su dati Telemaco-Infocamere 2012

Appare evidente come sia di fondamentale importanza assumere nuove politiche industriali che siano in grado di supportare forme di impresa come quella cooperativa che ha conosciuto in questo ultimo decennio tassi di crescita significativi anche in Europa garantendo un buon livello occupazionale.
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