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REDDITOMETRO, RICCOMETRO ….E LA CRESCITA SI ALLONTANA E-mail
Economia reale
di Paolo Carnazza
08 febbraio 2013
redditometroRecentemente sono stati introdotti in Italia due nuovi strumenti: il Redditometro e il Riccometro che, all’interno di uno scenario profondamente recessivo, avranno presumibilmente un ulteriore effetto depressivo sull’andamento della domanda privata a causa, soprattutto, dell’effetto psicologico sul cittadino medio. Parlare di crescita in questo contesto diventa quindi mera utopia a meno che non si realizzi  un programma articolato di misure strutturali e di riforme capace, a sua volta, di generare e diffondere un clima di fiducia e di ottimismo presso i vari operatori.

Nelle ultime tre - quattro settimane i principali Quotidiani italiani, con particolare riferimento a quelli di natura economica e finanziaria, hanno dedicato diverse pagine a illustrare e spiegare due nuovi strumenti: il Redditometro e il Riccometro, il primo finalizzato principalmente a individuare significativi scostamenti tra il reddito denunciato e le spese sostenute; il secondo a conoscere lo stato patrimoniale (finanziario e immobiliare) delle famiglie, utile  a sua volta per calcolare l’Isee e, quindi, ad accogliere o meno la domanda di specifici servizi (dall’asilo nido all’Università, dagli assegni di maternità agli sconti sulle bollette della luce e sui canoni telefonici).
Al di là della finalità annunciata dei due strumenti (“…si rivolgono a un mondo che non è certo quello dei dipendenti e dei pensionati onesti, ma piuttosto a quello dei contribuenti che sono soliti vivere ai margini della legalità’”)1 , dei vari aspetti tecnici (non sempre di facile comprensione) e del loro effettivo impatto sulla lotta all’evasione2, ciò che colpisce l’immaginario del cittadino-medio è la natura coercitiva della manovra. In altri termini, tale manovra è percepita come ulteriore testimonianza di una presenza massiccia e soffocante dello Stato in campo economico.
Questi strumenti si inseriscono, a loro volta, all’interno di uno scenario in cui il cittadino si sente già fortemente oppresso da una pressione fiscale crescente (in seguito soprattutto alla recente introduzione dell’IMU), da un quadro normativo incerto (si pensi, ad esempio, sempre riguardo all’IMU, alle molteplici e, spesso, contraddittorie, indicazioni tecniche da seguire), da un sensibile indebolimento in termini reali del proprio potere d’acquisto3. In effetti, in mancanza di regole precise relative ai soggetti a cui applicare tali strumenti, si registrano le più inaspettate reazioni.  Ho avuto personalmente modo di assistere alla richiesta di un paziente che al proprio dentista chiedeva di non fatturare la spesa di 5 mila euro per cure dentali al fine di non essere vittima del Redditometro, mentre il dentista insisteva per emettere la fattura onde evitare accertamenti fiscali!
Questo aneddoto e quanto sopra indicato trovano conferma, del resto, in una recentissima Indagine condotta da IPR Marketing per conto del Sole 24 Ore su un panel di 1.000 residenti in Italia: dalla ricerca emergono, da una parte, una scarsa conoscenza del Redditometro (per il 50% degli intervistati) e, dall’altra, un impatto negativo di tale strumento sulle future decisioni di consumo e di investimento (per il 40% del panel relativamente alle spese più importanti e secondo il 26% per tutte le spese)4.
E’ ipotizzabile, quindi, che l’introduzione dei due nuovi strumenti avrà un ulteriore effetto depressivo sull’evoluzione - già molto debole - della domanda di consumi5 incidendo negativamente sull’andamento del PIL nel corso del 2013 (previsto al -1% dalla Banca d’Italia nell’ultimo Bollettino economico di metà gennaio del corrente anno).
La crescita ha, in realtà, bisogno di altro: in primo luogo di un rigoroso programma di medio-lungo periodo che definisca gli obiettivi da raggiungere e, di conseguenza, individui le misure strutturali e le principali riforme da adottare nonché le relative risorse finanziarie da utilizzare per coprire le varie spese. Ma tutto ciò può non bastare; fondamentale diventa (anche grazie agli effetti di un reale programma di crescita) il sentimento di fiducia che si diffonde tra i vari operatori (sia in veste di consumatori che di imprenditori); questa ondata di ottimismo può dispiegarsi in forze nuove (gli “animal spirits” di Keynesiana memoria) che, liberate dai mille lacci e lacciuoli amministrativi e burocratici e da uno Stato meno invadente e oppressivo, possono, a loro volta, indirizzarsi verso nuovi progetti e idee.
 La crescita, in altri termini, non è solo l’aumento di qualche punto decimale del PIL o della produttività del lavoro; è  invece “…un germogliare, uno svilupparsi faticosissimo che aggiunge energia e complessità al mondo: un fenomeno miracoloso e transitorio ed eccezionale, il più prezioso e raro e breve degli stati dell’esistenza. La crescita è il combattimento vittorioso che la vita ingaggia contro il decadere che l’entropia impone subito e crudelmente a ogni cosa. E’ poesia in azione, impossibile da spiegare e da ricordare ricorrendo solo alla matematica, e riguarda lo spirito, più che i numeri, sempre inadeguati a raccontarne il suo senso più vero e profondo, irrazionale e umanissimo, antico, quasi magico6”.

1. Forquet F., Mobili M., Gli sprechi nella PA del mirino della GDF, Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2013. L’articolettato, riportato nel testo, si riferisce alle dichiarazioni del Comandante Generale della Guardia di Finanza.
2. Tale impatto sarebbe molto modesto; si rinvia al riguardo a Marino G., 2013, La pagliuzza dello spesometro e la trave dell’evasione, Nelmerito, 25 gennaio.
3. Secondo un recente studio di R.E.T.E. Imprese Italia (gennaio 2013), nel 2012, il reddito disponibile reale pro-capite, in Italia, sarebbe tornato indietro di 27 anni mentre il consumo reale pro-capite di 15 anni.
4. Per un’analisi più accurata dell’ Indagine si rinvia  a Il Sole 24 Ore, Redditometro misterioso  <<ma comunque è ingiusto>>, 26 gennaio 2013.
5. Per alcune riflessioni sulle cause che spingono verso una forte flessione della domanda di consumi privati sia consentito il rinvio a Carnazza P., 2012, Verso una crisi da sottoconsumo strutturale, Nelmerito, 18 settembre.
6. Nesi E., 2012, Le nostre vite senza ieri, Bompiani.

  Commenti (2)
Redditometro e riccometro …e la crescita
Scritto da Paolo Carnazza, il 18-02-2013 16:16
Il tema trattato, nonostante sia un economista industriale, è da me ben conosciuto. Nella mia nota non intendevo illustrare tecnicamente i due strumenti (che, tra l'altro, sono stati compresi da pochissimi) ma semplicemente evidenziare l'impatto che questi due strumenti hanno avuto sulla percezione del cittadino -medio che, come noto, ha una cultura economica abbastanza modesta. La mia impressione, confermata dalla stessa Indagine indicata nella Nota e da una mia "Indagine personale" presso un gruppo nutrito di accademici e professionisti (anche in campo fiscale) è che questi due strumenti sono stati percepiti come un'ulteriore presenza soffocante dello Stato generando molta confusione. E' quindi abbastanza facile ipotizzare un loro impatto negativo sui consumi e sugli investimenti. Tutto qui. Non si tratta quindi di avere trattato l'argomento con superficialità ma soltanto di avere cercato di evidenziare che la crescita è funzione di molteplici variabili tra cui il clima di fiducia e di ottimismo che si genera e si diffonde presso gli operatori economici. E questi due strumenti non hanno certo contribuito a migliorare questo clima!
docente universitario
Scritto da Maria cecilia guerra, il 09-02-2013 08:04
Mi dispiace molto che l'autore di questo articolo dimostri così palesemente di non sapere di che cosa parla. Il redditometro è una misura, fortemente voluta da Tremonti, e approvata quindi nel 2010, per sostituire le misure di contrasto all'evasione fiscale introdotte da Visco, nel governo Prodi, e che si erano già cominciate e rivelare efficaci, con una discutibilissima misura che si fonda su accertamenti, basati su presunte relazioni statistiche fra spesa e reddito, che si ritengono valide a livello di massa. Il riccometro, come giornalisticamente e superficialmente lo si chiama, non è un nuovo strumento, ma la riforma, dell isee, già i vigore da quindici anni nel nostro paese. È lo strumento che serve a valutare la condizione economica delle famiglie per decidere le tariffe a cui erogare molte prestazioni sociali. Nella riforma proposta, e purtroppo non ancora approvata, il patrimonio di cui si chiede la dichiarazione è nelle stesse indiche componenti che già devono essere indicate da quindici anni. La maggiore efficacia dei controlli sta nel fatto che i dati già a disposizione delle amministrazioni pubbliche non vengono nuovamente richiesti al cittadino. Si ottiene così anche una notevole semplificazione. Ma le novitá piu importanti riguardano tanti altri aspetti: una piu accurata attenzione alla disabilità, una piu equilibrata valutazione dei costi dell'abitare, la possibilità di considerare la situazione reddituale corrente e non quella della ultima dichiarazione quando si perde il lavoro e cosi via. una maggiore equità dello strumento sarebbe necessaria, e quindi la riforma sarebbe auspicabile, o preferiamo che le famiglie con più mezzi accedano a tariffe più basse rispetto a quelle più povere? Accostare i due temi è fuorviante, e trattarli in modo così superficiale lo è ancora di più.

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