Home arrow Economia reale arrow LA “POLITICA PRODUTTIVA” C’È MA OCCORRE MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE
LA “POLITICA PRODUTTIVA” C’È MA OCCORRE MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE E-mail
Economia reale
di Giuseppe Capuano, Paolo Carnazza
11 gennaio 2013
politica produttivaNegli ultimi due-tre anni, l’attenzione del  Governo nei confronti delle imprese di micro, piccole e medie dimensioni, in Italia, è stata elevata anche grazie alla spinta impressa dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri in attuazione dello Small Business Act (SBA) del maggio 2010. In questo lavoro si è cercato di conoscere il grado di conoscenza delle imprese sulle principali misure adottate recentemente e sullo SBA. Un’Indagine ad hoc su un campione rappresentativo di 1.000 micro, piccole e medie imprese non ha dato però risultati confortanti. 

Negli ultimi due-tre anni, l’attenzione del  Governo nei confronti delle imprese di micro, piccole e medie dimensioni, in Italia, è stata elevata anche grazie alla spinta impressa dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri in attuazione dello Small Business Act (SBA) del maggio 2010 che ha recepito la Comunicazione della Commissione europea del 2008. Tale Direttiva spinge i Paesi europei a “pensare in piccolo” e ad adottare, di conseguenza, misure a favore soprattutto delle micro e piccole imprese1. In particolar modo, nel corso del 2012, il Governo Monti - dopo aver messo in sicurezza i conti di finanza pubblica con il Decreto Salva Italia - ha attuato una serie di molteplici misure finalizzate ad imprimere una spinta alla crescita economica e a dare nuova competitività al nostro sistema produttivo con particolare attenzione alle microPMI. Al di là dell’impatto dei vari interventi sulla crescita economica (al momento di difficile valutazione anche tenendo conto che molte di queste misure avranno presumibilmente un effetto nel medio-lungo periodo) e del livello di attuazione, un importante quesito investe il grado di conoscenza delle imprese riguardo sia allo SBA che, in generale, alle più recenti misure di “politica produttiva” adottate. A tale quesito si è cercato di dare una risposta attraverso un’Indagine ad hoc su un campione rappresentativo di 1.000 imprese di micro, piccole e medie dimensioni realizzata presso il Ministero dello Sviluppo Economico nel mese di luglio del 2012 che evidenzia una bassa conoscenza delle imprese, anche se crescente, sullo SBA e sulle varie misure adottate.
Negli ultimi due-tre anni, l’attenzione del  Governo nei confronti delle imprese di micro, piccole e medie dimensioni, in Italia, è stata elevata anche grazie alla spinta impressa dalla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri in attuazione dello Small Business Act (SBA) del maggio 2010 che ha recepito la Comunicazione della Commissione europea del 2008. Tale Direttiva spinge i Paesi europei a “pensare in piccolo” e ad adottare, di conseguenza, misure a favore soprattutto delle micro e piccole imprese1. In particolar modo, nel corso del 2012, il Governo Monti - dopo aver messo in sicurezza i conti di finanza pubblica con il Decreto Salva Italia - ha attuato una serie di molteplici misure finalizzate ad imprimere una spinta alla crescita economica e a dare nuova competitività al nostro sistema produttivo. Tra le principali misure adottate: il potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia, la creazione di un Fondo per la crescita sostenibile, l’istituzione di un’Agenzia digitale per l’Italia al fine di ridurre il forte gap nel campo dell’innovazione tecnologica che ancora caratterizza il nostro Paese a confronto con i principali Paesi industrializzati, il ripristino dell’ICE (eliminato dal precedente Governo), l’istituzione di un Desk–Italia per favorire l’attrazione degli investimenti esteri. Il tutto accompagnato da misure volte alla liberalizzazione di molte attività economiche e di semplificazione amministrativa e burocratica. Al di là dell’impatto dei vari interventi sulla crescita economica (al momento di difficile valutazione anche tenendo conto che molte di queste misure avranno presumibilmente un effetto nel medio-lungo periodo) e del livello di attuazione, un importante quesito investe il grado di conoscenza delle imprese riguardo sia allo SBA che, in generale, alle più recenti misure di “politica produttiva” adottate.
A tale quesito si è cercato di dare una risposta attraverso un’Indagine su un campione rappresentativo di 1.000 imprese di micro, piccole e medie dimensioni (MPMI) realizzata presso il Ministero dello Sviluppo Economico nel mese di luglio del 2012.
In particolar modo, dalla ricerca emerge un crescente grado di conoscenza delle MPMI sull’attuazione dello Small Business Act anche se ancora insufficiente; infatti poco meno di 2 imprese su 10, pari al 18,1% del campione intervistato, segnala di conoscere lo SBA. Tale quota risulta in miglioramento rispetto a quella (intorno al 7%) emersa da un’Indagine svolta dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne nel  2010. Le principali fonti di informazione sullo SBA sono rappresentate da Internet (secondo il 58% del campione), il Commercialista (46,6%) e le Associazioni di categoria (27,7%). Poco meno del 12% delle imprese dichiara di conoscere lo SBA grazie alle azioni del Mise.  
Nel contempo, un’elevata quota percentuale di imprese indica di non conoscere le varie misure di “politica produttiva” recentemente adottate dal Governo (Graf.1); in particolare il Fondo unico di Venture capital (secondo il 92% del campione),  il Fondo Made in Italy per l’internazionalizzazione (80,6%), il Fondo nazionale per l’innovazione (77,7%), il Contratto di rete (76,6%). Abbastanza elevata (59%) risulta anche la quota di imprese che indica di non conoscere il Fondo Centrale di Garanzia.

Graf.1 Grado di non conoscenza delle misure di “politica produttiva”
graf1

Dall’Indagine emergono interessanti indicazioni di policy; in particolar modo appare evidente che  “fare politica produttiva” è una condizione necessaria, ma spesso non sufficiente, se non è coordinata e supportata da un’efficace azione di “Comunicazione/Informazione” presso le piccole imprese che hanno, in generale, maggiori difficoltà ad accedere a tali informazioni. In altri termini, i vari sforzi profusi dal Governo a favore delle MPMI potrebbero avere effetti minori se non sono accompagnati da un’adeguata comunicazione presso le imprese. Da qui nasce la necessità di sviluppare una più articolata politica di informazioni sia a livello centrale che sul territorio: fondamentale dovrebbe essere, al riguardo, il ruolo degli Enti pubblici locali (ad esempio Camere di Commercio) e di quelli privati (Associazioni di categoria).

1. Con la Direttiva SBA, accanto alla “politica industriale” più vicina alle esigenze della medio-grande impresa (MGI), si è introdotto il concetto di “politica produttiva” riferita alle micro e piccole imprese (MPI), i cui interventi affiancherebbero e rafforzerebbero la misure adottate nell’ambito della “politica industriale”, secondo il principio di “filiera produttiva” servizi-industria. A tal fine, la Direttiva SBA delinea una ”politica produttiva”, complementare e non concorrenziale alla “politica industriale”, attenta in particolare alle esigenze delle imprese di più piccole dimensioni.
  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >