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IN RICORDO DI LUIGI SPAVENTA E-mail
Politica e Istituzioni
di Marcello Messori
11 gennaio 2013
luigi spaventaLuigi Spaventa è stato un grande economista che ha fornito contributi importanti sui temi dello sviluppo, della teoria della politica economica e delle sue applicazioni, della finanza, della corporate governance, dei processi di crescita e di stagnazione dell’economia italiana.

Egli è stato però anche una persona straordinaria perché animata da una passione civile, da una curiosità intellettuale e da una rettitudine morale che trovano pochi termini di paragone nel nostro Paese. La sua vita è stata ricca di esperienze e di riconoscimenti nazionali e internazionali, ma si è sempre caratterizzata per la generosità istituzionale e per la continuità della riflessione teorica.
1. Dopo essersi formato in Italia e a Cambridge (UK) nel corso degli anni Cinquanta, nel successivo quarantennio Spaventa ha trascorso numerosi periodi di ricerca e di insegnamento nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Ha fatto, inoltre, parte di importanti Comitati dell’Unione europea in materia finanziaria e di Centri internazionali di ricerca in materia di teoria e di politica economica. Egli è stato membro di vari altri Comitati consultivi internazionali, fra i quali uno istituito dalla Commissione di vigilanza finanziaria in Cina.  
Nell’Italia degli anni Sessanta, Spaventa ha partecipato alla stagione della programmazione economica, promossa dal Ministro Giolitti e realizzata da un gruppo di giovani intellettuali progressisti coordinati da Ruffolo; con quest’ultimo e con altri membri di quel gruppo egli ha lanciato, all’inizio degli anni Ottanta, il Centro Europa Ricerche (CER).  Fra la seconda metà degli anni Settanta e il 1983, Spaventa è stato membro del Parlamento italiano; verso la fine degli anni Ottanta, ha poi coordinato il Comitato per la gestione del debito pubblico e il Comitato degli esperti presso il Ministero del Tesoro e, fra il 1993 e il 1994, è stato Ministro del Bilancio. Nella seconda metà degli anni Novanta, Spaventa è stato presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena e, fra la fine di quel decennio e il 2003, presidente della Commissione di vigilanza sulle società quotate (Consob). Inoltre, egli è stato presidente di una delle più importanti infrastrutture  elettroniche per la trattazione dei titoli obbligazionari europei a reddito fisso (MTS) e di una società finanziaria (Sator).
2. Nonostante tali molteplici e rilevanti impegni, per tutto il corso della sua vita Spaventa è stato un rigoroso e appassionato docente e ricercatore. A partire dagli anni Sessanta, egli ha fornito un apporto cruciale all’introduzione di strumenti innovativi di politica economica, allo svecchiamento della cultura economica italiana e alla formazione di una nuova generazione di economisti.
Luigi Spaventa rimarrà vivo nel ricordo di tutti noi soprattutto per il modo inflessibile, ma carico di umanità, con cui ha svolto queste funzioni scientifiche e pedagogiche. A tale proposito egli è stato uno degli animatori del mitico Istituto di via Nomentana (Facoltà di Scienze Statistiche di Roma) dove, specie nel corso degli anni Settanta, si svolgevano accesi e formativi dibattiti sui problemi aperti nella teoria e nella politica economica. I giovani aspiranti economisti italiani, che volevano essere introdotti e accettati nella comunità accademica nazionale, dovevano sottoporsi a una sorta di “rito di iniziazione”: una discussione con Spaventa e con un piccolo gruppo di suoi famosi colleghi (fra gli altri, Sylos Labini). Durante i seminari, essi erano quasi sempre sopraffatti dalla impareggiabile rapidità di analisi e dalla fulminante capacità di sintesi di Spaventa; se reggevano il primo impatto, si accorgevano però di avere di fronte una persona che - pur essendo estremamente competente e rigorosa - aveva un genuino interesse per il loro ancor rozzo punto di vista e un’incredibile capacità di ascolto.
Quei giovani scoprivano così che l’obiettivo delle osservazioni di Spaventa e dei suoi colleghi non era tanto di saggiare le competenze già acquisite da parte dell’inesperto relatore, quanto di accendere la passione per una ricerca autonoma e per la difesa delle proprie opinioni. L’impagabile insegnamento, che ne scaturiva, era duplice: bisognava acquisire un’apertura mentale sufficiente a non temere le critiche, a comprendere i propri limiti analitici, ad affrontare le difficoltà tecniche e a non nutrire preconcetti ideologici rispetto alle più svariate novità teoriche; al contempo, bisognava però avere i coraggio mentale di difendere le proprie idee, le proprie opzioni di ricerca, la conseguente impostazione di analisi e i risultati raggiunti.     
3. Del resto il rigore e la passione, che Luigi Spaventa cercava di inculcare nei ricercatori più giovani, stavano anche a fondamento del suo modo di fare ricerca e di discutere con il suo “gruppo dei pari” o con i responsabili delle politiche economiche. Combinandosi con la sua ineguagliabile rapidità di pensiero, tali caratteristiche si traducevano spesso in considerazioni taglienti e in prese di posizione molto nette. Ancora più spesso questo modo di procedere consentiva, però, a Spaventa di arrivare direttamente al nucleo del problema esaminato. Anche nei dibattiti recenti sulla crisi finanziaria internazionale del 2007-‘09, la maggior parte degli studiosi coinvolti ha avuto la sensazione che Luigi Spaventa fosse in grado di individuare, con anticipo, quegli aspetti critici e quelle tendenze di fondo che sarebbero state poi oggetto delle loro analisi.
Bastino, al riguardo, due soli esempi. Fra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008, quando molti economisti internazionali ancora trattavano la crisi come un episodio acuto ma di breve durata, Spaventa ha scritto un saggio sulle distorsioni del “mark to model” e sull’esplosivo impatto di quei processi di riduzione delle attività bancarie (il deleveraging) che si sarebbero poi manifestati nella seconda metà del 2008 e avrebbero innescato la più grave crisi ‘reale’ del secondo dopoguerra. Per giunta, fra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009 – ossia quando la discussione teorica fra economisti si inaridiva in una sterile contrapposizione fra quanti continuavano a difendere il paradigma ‘dominante’ ormai incapace di spiegare la crisi e quanti propugnavano un acritico ‘ritorno’ alla teoria del Keynes della General Theory (1936), Spaventa ha sparigliato le carte. In poche pagine, egli ha sottolineato quali fossero le acquisizioni teoriche di un settantacinquennio, da cui non si poteva prescindere, ma anche i gravi problemi analitici irrisolti, che un uso inappropriato di tali acquisizioni aveva contribuito a ‘nascondere sotto il tappeto’.
4. La rilettura di questi due recenti lavori di Spaventa è struggente. Essa ci ridona la grandezza e la freschezza dell’amico perduto, ma ci mostra al contempo quanto ci è stato sottratto con la sua malattia e la sua morte.
  Commenti (2)
Scritto da Claudio De Vincenti, il 13-01-2013 12:45
Grazie Marcello per il tuo intervento, che così bene riassume il debito che tutti noi abbiamo verso Luigi Spaventa. Mi unisco al rimpianto struggente per l'amico perduto e alla consapevolezza che la sua morte ci ha privato di un grande contributo di analisi e di proposta, in un momento come quello attuale in cui i suoi suggerimenti sarebbero stati tanto necessari e preziosi.
in ricordo di un grande uomo
Scritto da Raffaele Brancati, il 12-01-2013 10:28
E' il più bel ricordo di un uomo speciale apparso sulla stampa, complimenti. 
Credo sia quanto di più preciso possa essere scritto su una persona acuta, acuta nella mente e nelle battute fulminanti e acuta nella figura. Non riesco a non ricordare lo sguardo penetrante e le sue splendide bretelle se è possibile associare ai ricordi seri di Marcello anche le immagini di un uomo spigoloso e stimolante come pochi.

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