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CHI DEVE POTER VOTARE ALLE PRIMARIE? E-mail
Politica e Istituzioni
di Valentino Larcinese
24 dicembre 2012
primarieLe primarie per l’elezione del candidato premier del centrosinistra sono state un bel momento di partecipazione democratica. Oltre alla scelta dei candidati si sono avute diverse occasioni per discutere di contenuti e programmi. Peccato per le polemiche sulle regole che, per la verita’, non sono molto diverse da quelle applicate in molti stati americani.

In realta’ ci sono buoni motivi per porre dei limiti alla possibilita’ di partecipare alle primarie. Occorrera’ tenerlo presente anche in futuro, visto che le primarie verranno probabilmente usate sempre piu’ spesso per la selezione dei candidati.
Partiamo da una considerazione: le primarie come metodo per scegliere i candidati sono ancora poco diffuse. Nessun leader europeo e’ stato scelto con il voto diretto di 3 milioni di persone. Le primarie  sono invece la norma negli USA. Anche li’ pero’ le primarie possono essere chiuse, ossia riservate agli iscritti al partito, o aperte a tutti i cittadini. Diciamo che piu’ o meno meta’ degli stati americani ha primarie aperte. Anche dove le primarie sono aperte, pero’, occorre di solito registrarsi con un certo anticipo. Le primarie del centrosinistra italiano si collocano dunque decisamente fra quelle aperte e hanno seguito regole piuttosto comuni.
Per le primarie del centrosinistra si e’ prescelto un sistema a doppio turno con (eventuale) ballottaggio. Un argomento usato da chi intendeva riaprire le iscrizioni fra il primo ed il secondo turno e’ che, una volta esclusi i candidati piu’ estremi, altri elettori si sentivano finalmente in grado di registrarsi e partecipare al ballottaggio. Cito ad esempio un pezzo della lettera aperta di Luigi Zingales a Pierluigi Bersani del 26/11/2012: “Capisco perfettamente l'esigenza di tener lontani gli infiltrati, che vogliono far vincere le primarie al candidato più debole, per poi fargli perdere le elezioni. Ma per tener lontani costoro bastava chiedere un impegno a sostenere alle elezioni il candidato votato alle primarie. Ma l'impegno richiesto era molto più forte. Chiedeva di sostenere qualunque candidato. Ora che il rischio Vendola è svanito, e che molte di queste persone oneste si sentirebbero in grado di firmare l'impegno, Lei continua a volerli tenere lontani”.
Consideriamo allora una situazione semplificata. La retta in basso riporta lo spazio ideologico destra-sinistra e vi colloca una ipotetica distribuzione dei candidati. E’ ovviamente solo un esempio ma serve a chiarire il punto. A destra del centro abbiamo un possibile candidato del centro-destra. A sinistra del centro ho collocato 3 dei 5 candidati alle primarie (non ho incluso Tabacci e la Puppato unicamente per semplificare il grafico). Renzi e’ il candidato piu’ vicino al centro dello spazio ideologico. Bersani e’ a sua volta piu’ vicino al centro di Vendola. Assumiamo che gli elettori scelgano fra i candidati sulla base della loro posizione su questa retta. Una delle conclusioni piu’ importanti della teoria delle scelte collettive e’ che, in una situazione di questo tipo, e in un contesto bipolare, vince il candidato piu’ vicino al centro.

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In questo esempio alcuni elettori collocati a destra del centro sono piu’ vicini a Renzi che al candidato di centrodestra. Se non si pone alcuna restrizione questi elettori avrebbero un incentivo a partecipare alle primarie. Lo farebbero in perfetta buona fede, non per scegliere un candidato debole ma semplicemente per scegliere il candidato a loro ideologicamente piu’ vicino e perche’ preferiscono Renzi al candidato di centrodestra.  Dovrebbero queste persone poter votare alle primarie del centrosinistra? Dato che le primarie le ha organizzate il centrosinistra, a una domanda di questo tipo si deve rispondere considerando l’utilita’ media di un elettore a sinistra del centro. Condiderando ora la parte di retta a sinistra del centro, Bersani e’ piu’ vicino ad un elettore mediano di centrosinistra rispetto a Renzi. Bersani cioe’ e’ piu’ vicino al “centro del centrosinistra”. Renzi ha pero’ un’altra caratteristica desiderabile per gli elettori di centrosinistra: una maggiore probabilita’ di vincere nel confronto con il centrodestra, proprio grazie al fatto che e’ maggiormente in grado di attirare elettori al centro e dal centrodestra. Questa pero’ non e’ una buona ragione per aprire le primarie a chiunque preferisca Renzi al candidato di centro-destra. Il motivo e’ che l’elettore a sinistra di Renzi preferisce sempre Renzi a qualsiasi candidato di centrodestra e dunque ha un incentivo a votare Renzi alle primarie se percepisce che Bersani non possa battere il candidato del centrodestra. In teoria dei giochi questa si chiama backward induction:  l’elettore (in questo caso di centrosinistra) vota alle primarie anticipando la spendibilita’ dei candidati nel confronto con lo schieramento opposto. E’ stata la storia di molti candidati alle presidenziali americane quella di aver perso le primarie perche’ troppo “estremi”. Si pensi al caso di Howard Dean, adorato dalla base democratica ma a cui fu preferito Kerry, ritenuto piu’ moderato e dunque con maggiori chances di battere Bush.
Gli elettori a destra di Renzi, invece, non sempre preferiscono il candidato di centrosinistra e possono pertanto porsi di fronte alle primarie in maniera piu’ opportunistica. Se si lascia che tutti coloro che preferiscono Renzi al candidato di centrodestra votino alle primarie allora il candidato piu’ vicino alla mediana del centrosinistra non vince le primarie nemmeno quando ha buone chances di sconfiggere il candidato del centrodestra (ossia quando il candidato di centrodestra e’ sufficientemente lontano dal centro o comunque debole). L’obiezione che imponendo restrizioni si fa in modo che a selezionare i candidati siano le parti piu’ estreme dello spettro ideologico e’ sbagliata: e’ semplicemente nella logica delle primarie che a selezionare i candidati siano “quelli di parte” perche’ poi saranno “quelli di centro” (ossia quelli che non si sentono legati ad alcuno dei due schieramenti) a determinare chi effettivamente vince le elezioni. E dunque “quelli di parte” hanno tutto l’interesse a scegliere si’ un candidato a loro vicino ideologicamente ma anche un candidato che possa poi vincere le elezioni e quindi non troppo estremo.
Ovviamente questo ragionamento e’ pienamente valido solo in un contesto bipolare e dipende dal tipo di legge elettorale che si usa per le elezioni. Spero pero’ che l’ esempio sia servito ad illustrare un messaggio piu’ generale: se non si impone nessuna restrizione alla partecipazione alle primarie l’elettore “di parte” perde sempre, perche’ si vede imporre candidati di centro anche quando esistono candidati piu’ a sinistra che possono vincere le elezioni politiche. Lo stesso vale, evidentemente, se si parla di centrodestra, per il quale sarebbe auspicabile, nell’interesse di tutti, che si sviluppino meccanismi piu’ democratici di selezione delle candidature.  
La conclusione e’ che alle primarie di una parte politica deve poter votare solo chi se ne sente interamente parte, ossia, in questo caso, solo chi, per quanto moderato, in un confronto con il centrodestra sarebbe stato disposto a votare qualsiasi candidato del centrosinistra (incluso Vendola). Giusto allora richiedere questa condizione esplicitamente, anche se poi il voto e’ segreto, e quindi nessuno andra’ mai a verificarla.
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