Home arrow Fisco arrow LA CAPACIT└ REDISTRIBUTIVA DEI TRASFERIMENTI MONETARI
LA CAPACIT└ REDISTRIBUTIVA DEI TRASFERIMENTI MONETARI E-mail
Fisco
di Massimo Baldini
14 dicembre 2012
trasferimenti monetariMalgrado le pressanti difficoltà del  bilancio pubblico, qualcosa si sta lentamente muovendo sul fronte del sostegno alle famiglie. La Legge di Stabilità per il 2013 in corso di discussione in Parlamento prevede infatti un aumento delle detrazioni Irpef per figli a carico che vale circa un miliardo di euro.

Il governo ha inoltre stanziato 50 milioni per la sperimentazione, nelle città con più di 250.000 abitanti, di una nuova versione della Social Card, che dovrebbe assomigliare molto più della precedente ad un moderno strumento di contrasto alla povertà assoluta.
Queste due misure intervengono su un sistema di tax-benefit, quello italiano, caratterizzato da una capacità molto bassa di redistribuire il reddito a favore delle famiglie in difficoltà economica. La figura 1 mostra, per alcuni paesi europei, l’indice di diseguaglianza di Gini per tre definizioni di reddito:
Originario (formato dal reddito di mercato + le pensioni, prima di ricevere gli altri trasferimenti e di pagare le imposte sul reddito);
Lordo (dopo tutti i trasferimenti e prima delle imposte sul reddito);
Disponibile (dopo tutti i trasferimenti e dopo le imposte sul reddito).
Le pensioni vengono considerate come parte del reddito originario perché dipendono piuttosto strettamente dal precedente reddito da lavoro. L’Italia parte da una diseguaglianza piuttosto contenuta nel reddito originario, ma finisce con l’avere uno degli indici di Gini più elevati nella distribuzione del reddito disponibile, in buona parte a causa di una riduzione molto scarsa della diseguaglianza nel passaggio dal reddito originario al reddito lordo, cioè prima e dopo i trasferimenti monetari diversi dalle pensioni. Il contrasto con altri paesi è impressionante: in Danimarca, ad esempio, il reddito originario è distribuito in modo più diseguale rispetto all’Italia, ma l’indice di Gini viene ridotto di ben 15 punti nel passaggio dal reddito originario a quello disponibile, mentre in Italia la riduzione è di soli 5 punti.  

Fig. 1 -  Indice di Gini del reddito, prima e dopo trasferimenti monetari e imposte dirette.
fig1-baldini.jpg
Fonte: Atkinson e Marlier (eds.), Income and Living Conditions in Europe,  Eurostat, 2010; disponibile all’indirizzo http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-31-10-555/EN/KS-31-10-555-EN.PDF.

La figura 2 conferma la limitata capacità redistributiva dei trasferimenti monetari. Essa contiene, per l’Italia e per la media dei paesi europei, l’incidenza media sul reddito dell’imposta sul reddito (e dei contributi a carico dei lavoratori) e dei trasferimenti monetari diversi dalle pensioni di vecchiaia, per famiglie ordinate in quintili di reddito disponibile. E’ evidente che l’impatto redistributivo dell’imposta sul reddito è simile agli altri paesi europei, mentre la peculiarità italiana è rappresentata da un’incidenza molto modesta dei trasferimenti monetari diversi dalle pensioni sul reddito delle famiglie più povere: per il 20% dei nuclei a più basso reddito, infatti, essi rappresentano in Italia solo il 10% del reddito familiare, contro una media europea più che doppia.

Fig. 2 – Incidenza sul reddito delle imposte dirette e dei trasferimenti monetari diversi dalle pensioni di vecchiaia in Italia ed in Europa
fig2
Fonte: vedi Fig.1.

La spesa sociale italiana, attenta soprattutto a tutelare gli individui contro i rischi della vecchiaia e della cattiva salute, avrebbe quindi bisogno di risorse decisamente superiori per far fronte in modo adeguato ad altri importanti rischi sociali come la povertà o la presenza di elevati carichi familiari. Ben vengano quindi le maggiori detrazioni per figli a carico e la nuova social card, anche se entrambe queste misure presentano limiti piuttosto significativi. Le detrazioni per figli infatti non raggiungono proprio le famiglie con bambini che avrebbero maggiormente bisogno di aiuto, cioè quelle in cui nessuno lavora o in cui vi siano solo contribuenti incapienti, mentre la sperimentazione della nuova social card è per ora solo un abbozzo di reddito minimo. Per arrivarci davvero, non bastano 50 milioni ma servono dai due ai quattro miliardi di euro all’anno.
  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >