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Ambiente ed Energia
di Giacomo Selmi
14 dicembre 2012
energiaIl tema energetico è quanto mai attuale in questi giorni. Grazie alla consultazione sulla Strategia Energetica Nazionale, le considerazioni e le analisi sui temi energetici sono diventate sempre più frequenti e precise.
L’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale in Lombardia offre lo spunto per delineare alcune idee e suggestioni per un futuro indirizzo della politica energetica regionale, tra riduzione dei consumi, incremento dell’efficienza energetica, questioni infrastrutturali, ambientali e territoriali.
Quando si affronta l’argomento energia guardando alla Regione Lombardia, ad una qualsiasi Regione invero, una delle cose che è opportuno considerare tra le variabili è sicuramente il ddl di riforma del Titolo V della Costituzione che è stato varato a ottobre,  ribadito poi nel suo principio dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), per riassegnare allo Stato la competenza in materia di energia. Se dovesse effettivamente diventare legge il ruolo della Regione in materia di energia dovrà, almeno in parte, essere ridimensionato.
È comunque prematuro vincolare i progetti di sviluppo di una politica energetica regionale all’approvazione del disegno di legge, soprattutto alla luce del Decreto Ministeriale 15/03/2012, che stabilisce i criteri per la regionalizzazione degli obiettivi di sviluppo delle FER e che assegna alla Lombardia una precisa traiettoria verso le fonti rinnovabili da qui al 2020.
Alla luce di questo D.M. la prima considerazione da fare è che la Regione Lombardia deve porsi come obiettivo la riduzione dell’intensità energetica regionale, svincolando quindi i consumi energetici dalla ricchezza prodotta.
Partendo da qui, si possono ipotizzare alcuni pilastri intorno ai quali articolare un ipotetico programma regionale sul tema dell’energia.
Il Nuovo Programma Energetico Regionale (PEAR), già impostato nei mesi scorsi, dovrebbe dare le linee guida programmatiche necessarie per soddisfare i requisiti della regionalizzazione degli obiettivi e per definire gli strumenti che dovranno essere utilizzati per il loro raggiungimento.
E’ necessario poi ripensare il tema delle infrastrutture legate all’energia (produzione e trasporto), considerando il loro inserimento nel contesto del territorio lombardo, oggettivamente già sfruttato in modo intensivo. Nuove infrastrutture dovranno quindi essere valutate con una nuova ottica che abbia la difesa del territorio e la riduzione del consumo di suolo come parametri decisionali di aumentata importanza.
Con questo in mente appare chiaro che il paradigma su cui puntare per il futuro lombardo è quello della generazione diffusa con impianti di produzione a fonti rinnovabili di piccola o piccolissima taglia.
Servono strumenti operativi, ovviamente, sia sul versante finanziario che su quello normativo e organizzativo, che permettano di operare verso il raggiungimento degli obiettivi mettendo a sistema quanto già pianificato.
Molto importante diventa la nuova Direttiva sull’Efficienza Energetica della UE, che impone misure vincolanti ai Paesi Membri e la creazione di uno schema di efficienza nazionale. Ed è chiaro che i contributi che potranno dare le Regioni saranno caratterizzanti.
Fondamentale in questo senso è lo strumento delle Energy Service Company (ESCo), il cui modello di business è uno stimolo alla crescita e diffusione dei meccanismi di efficienza energetica. E’ quindi importante attivare meccanismi di supporto per  il loro sviluppo ed utilizzo sia in ambito pubblico che in ambito privato. Va però favorito l’accesso al credito e lo sviluppo indipendente piuttosto che l’incentivo diretto, operando contemporaneamente per rendere più conveniente l’efficienza energetica senza elargire fondi pubblici.
Lo strumento da mettere in campo, riattivando un progetto regionale purtroppo accantonato dopo un iniziale studio che pure ne prevedeva il successo, è quello di un fondo di garanzia regionale per l’efficienza energetica. Questo può essere combinato con l’utilizzo di fondi nazionali ed europei, e meccanismi di defiscalizzazione legati a programmi di efficientamento con garanzia del risultato. A fronte di una analisi rigorosa sulla redditività e sul rapporto costi/benefici degli interventi, vanno utilizzati meccanismi di finanziamento che provino a superare l’incentivo puro – che si è purtroppo dimostrato solo parzialmente efficace – e puntino a rendere autosufficienti gli operatori dal punto di vista finanziario.
Si può poi ipotizzare uno Schema regionale di supporto all’adesione al Patto dei Sindaci: oltre 600 comuni lombardi hanno già aderito (tra cui Milano, Bergamo, Pavia, Cremona, Lodi e Monza), ma la presenza di un organismo sovracomunale in grado di organizzare e rendere uniformi e sistemici i Piani di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) obbligatori per la conferma dell’adesione potrebbe portare ad una salto di qualità nel raggiungimento dei risultati previsti in Europa.
In questo contesto, ma guardando oltre, sarebbe poi il caso di rivitalizzare il Sistema Informativo Regionale ENergia Ambiente (SIRENA), che già viene usato per ricostruire il quadro di riferimento per la redazione dei Piani di Azione con i dati al 2008, aggiornando dati e informazioni e ampliandone lo scopo.
Non ci si può poi dimenticare delle sperimentazioni e delle evoluzione della rete e della gestione dell’energia, e la trasformazione delle città verso il paradigma delle smart city, che è strettamente funzionale all’evoluzione e sviluppo di una infrastruttura tecnologica e di servizi che serva a controllare e razionalizzare i consumi energetici. La Regione Lombardia ha iniziato un generico percorso verso le Smart City che deve ora essere reso più preciso negli obiettivi e soprattutto negli strumenti.
Importante è pure il lavoro sulla mobilità sostenibile, capitolo trattato in ambito energetico anche nel PEAR, ma che richiede forse un approfondimento a parte (Si vogliono costruire davvero delle nuove autostrade o la necessità di riduzione delle emissioni e quindi all’interno del quadro della Direttiva 20-20-20 - impone un ripensamento del modello? O ancora, il modello di trasporto merci implementato ad oggi è efficiente o è possibile avere una logistica più sostenibile sul territorio?)
In conclusione è importante che la politica energetica regionale non si limiti a rispondere a vincoli e stimoli proposti da UE o Governo nazionale, ma diventi parte attiva nell’elaborazione di politiche di avanguardia.
Regione Lombardia deve cioè diventare una regione trainante nell’ambito dell’efficienza e delle rinnovabili, al pari di regioni tradizionalmente all’avanguardia, e farsi promotrice a livello nazionale di una politica energetica che punti all’armonizzazione delle differenti normative regionali. Aiuterebbe in questo senso – al di là di una riforma del Titolo V - una maggiore attenzione alla concertazione preventiva tra istituzioni (Stato e Regione).
Solo in questo modo infatti è possibile immaginare un settore dell’energia che si sviluppa in modo stabile e sostenibile, diventando il traino per una più ampia crescita che porti vantaggi economici ai cittadini, che siano coniugati alla difesa del territorio, alla crescita occupazionale e alla riduzione locale delle emissioni inquinanti.
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