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AGCOM: UN’AUTORITÀ ALLA RICERCA DELL’INDIPENDENZA* E-mail
di Guido Scorza, Stefano Quintarelli
11 dicembre 2012
copertinaLa Legge 31 luglio 1997, n. 249 ha istituito l’Autorità per le garanzie nelle co­municazioni (d’ora innanzi, per brevità, Agcom).

Il comma 3, dell’art. 1 della citata legge prevede che: «Sono organi dell’Auto­rità il presidente, la commissione per le infrastrutture e le reti, la commissione per i servizi e i prodotti e il consiglio. Ciascuna commissione è organo collegiale costituito dal presidente dell’Autorità e da quattro commissari. Il consiglio è costituito dal presidente e da tutti i commissari. Il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati eleggono quattro commissari ciascuno, i quali vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica».
Con il recente Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in Legge il 22 dicembre 2011, n. 214, tuttavia, il numero dei componenti dell’Autorità è stato ridotto da otto a quattro, con proporzionale riduzione da quattro a due dei componenti di ciascuna delle due commissioni. La stessa disposizione prevede che: «Ciascun senatore e ciascun deputato esprime il voto indicando due nominativi, uno per la commissione per le infra­strutture e le reti, l’altro per la commissione per i servizi e i prodotti».
A seguito dell’intervenuta riduzione dei membri dell’Autorità, con il Decreto Legge 24 marzo 2012, n. 29, convertito dalla Legge 18 maggio 2012, n. 62, si è provveduto a modificare il citato meccanismo di voto, prevedendo che ciascun senatore e ciascun deputato esprima una sola preferenza per il consiglio, doven­do, ogni Camera, provvedere alla nomina di due soli commissari. com­ponenti dell’Autorità si applicano le disposizioni di cui all’articolo 2, commi 8, 9, 10 e 11, della Legge 14 novembre 1995, n. 481».
Il comma 8, dell’art. 3 di quest’ultima prevede che: «I componenti di cia­scuna autorità sono scelti fra persone dotate di alta e riconosciuta professiona­lità e competenza nel settore; durano in carica sette anni e non possono essere confermati».
Giova, infine, rilevare che i regola­menti parlamentari che disciplinano le procedure di votazione finalizzate alla nomina dei membri delle autorità dispongono che alle votazioni medesime si proceda con voto segreto così da non rendere riconducibili le preferenze espres­se a favore dei candidati eletti ad alcun parlamentare e ad alcuna forza politica a garanzia, tra l’altro, dell’indipendenza degli eletti non legati agli elettori da alcun “debito di riconoscenza”.
L’analisi del quadro normativo nazionale che disciplina la materia della no­mina dei membri dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni consente di trarre le prime conclusioni sull’obiettivo e sulle finalità complessivamente perseguite dal legislatore italiano: l’Agcom dovrebbe essere un’autorità indi­pendente nominata dal Parlamento sulla base di parametri tecnici e non politici e attraverso un procedimento idoneo a far sì che nessuno dei membri dell’Au­thority, una volta nominato, possa avere “debiti di riconoscenza” verso uno specifico elettore o a esso risultare riconducibile o, peggio ancora, “affiliato”.

Occorre un’indipendenza sia formale sia fattuale in capo alle autorità e, quindi, anche ad Agcom. La prima è assicurata dalla loro natura di istituzioni indipenden­ti in cui è assente qualsiasi controllo governativo (che, invece, è per definizione esercitato dall’esecutivo sulle agenzie), nonché dalla piena separazione rispetto agli operatori (assicurata dal fatto che le divisioni degli operatori con funzioni regolate non sono parte dell’Autorità). Le autorità in generale, e l’Agcom in particolare, sono chiamate ad applicare neutralità e indipendenza a decisioni di elevato tecnicismo. Dunque, il profilo idea­le dei membri del consiglio dovrebbe essere quello di tecnici preparati, che abbiano dato prova di rigore analitico e, soprattutto, che siano distanti, o equidistanti, da interessi in gioco e condizionamenti di qualsiasi tipo. Questo, peraltro, lo richie­derebbe espressamente anche la legge vigente.
L’auspicio è, quindi, che in prospettiva si adotti un criterio uniforme di nomi­na, il più possibile bipartisan e a maggioranza ampia, che valuti un’ampia rosa di candidati di provata indipendenza e competenza, tenendo in debita considerazione le proposte degli stakeholder, per esempio sullo stile della nomina del presidente dell’emittente del servizio pubblico televisivo tedesco: una lista di candidati indicata da istituzioni di ricerca, industria e consumatori, tra i quali il Parlamento sceglie i componenti, votando ad ampia maggioranza, piuttosto che la dettagliata procedura prevista nel Regno Unito con il Code of Practice emesso dal Commissioner for Public Appointments, che prevede pubblicità delle posizioni, candidature aperte e valutazioni dei candidati con apposite audizioni.
Le autorità possono aiutare lo sviluppo solo se dispongono di una buona capacità di regolare, se sono in grado di comunicare al mercato la loro terzietà e indipendenza e se affrontano in maniera innovativa i problemi complessi tec­nici sul tappeto.
In prospettiva, se abbiamo a cuore la crescita economica e sociale del Paese, non possiamo insomma permetterci un’autorità semi-indipendente o per nulla in­dipendente e non accountable che si occupa a tratti e male, in parte sostituendosi a Parlamento e Governo, di politica industriale in settori cruciali come quello delle telecomunicazioni, delle televisioni e, soprattutto, di Internet. Neutralità e indipendenza sono le due caratteristiche principali che la legge at­tribuisce alle autorità “indipendenti”; la neutralità è da intendersi come terzietà (e quindi indifferenza) rispetto agli interessi in gioco, mentre l’imparzialità è sostanziata dalla procedimentalizzazione dei suoi meccanismi decisionali, che devono essere trasparenti, prevedibili, conosciuti dalle parti (a differenza di quelli del Governo, in cui prevale, per sua natura, la discrezionalità ammi­nistrativa), e non possono operare discriminazioni arbitrarie nei confronti di alcun destinatario.

* La versione integrale sarà pubblicata sul numero 3/2012 della rivista Cosumatori, Diritti e Mercato
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