Home arrow Sanità arrow NON BISOGNA TEMERE L’INVECCHIAMENTO
NON BISOGNA TEMERE L’INVECCHIAMENTO E-mail
di Stefania Gabriele
06 dicembre 2012
invecchiamento.jpg

Recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti hanno messo in subbuglio il mondo della sanità. Un comunicato pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio chiarisce le parole del capo del Governo dei tecnici, e riporta un estratto, in cui si afferma tra l’altro: “Le proiezioni di crescita economica e quelle di invecchiamento della popolazione mostrano che la sostenibilità futura dei sistemi sanitari -…- potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni.”

Il comunicato spiega inoltre che il Presidente si sta interrogando sull’opportunità di adottare anche forme di finanziamento integrativo.

 

 

E’ stata espressa pertanto una preoccupazione (sulla sostenibilità futura del SSN), ed è stata ipotizzata una soluzione (nuove modalità di finanziamento aggiuntive, ovvero finanziamento integrativo).

 

Una domanda sorge spontanea a tale proposito: il Presidente conosce le accurate proiezioni sull’andamento di lungo periodo della spesa sanitaria della Ragioneria Generale dello Stato (RGS), che appaiono in realtà piuttosto tranquillizzanti? Secondo le valutazioni più recenti (“Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario”, Rapporto n. 13, Nota di aggiornamento, settembre 2012), l’aumento della spesa sanitaria tra il 2010 e il 2060 risulta inferiore a un punto di PIL nello scenario di riferimento (v. tabella). Non sembra molto, in 50 anni. Con ipotesi diverse, la RGS ottiene incrementi di spesa che oscillano tra 0,5 e 1,3 punti. Le previsioni di lungo periodo, per loro natura, vanno interpretate soprattutto come utili segnali di tendenza, la cui effettiva realizzazione è soggetta ad un margine di incertezza molto elevato. In buona sostanza, dunque, quel che oggi si può dire è che non vi è motivo di ritenere che la spesa sanitaria debba esplodere di qui a 50 anni.

 

E i drammatici effetti dell’invecchiamento, a cui il bombardamento mediatico ci ha abituati a credere? La letteratura ha mostrato da tempo che le previsioni allarmistiche erano fallaci, in quanto soggette a errori “di composizione”, dovuti ad una proiezione meccanica nel tempo dei profili di spesa per età e genere. Si è osservato infatti che gli anni guadagnati grazie appunto all’allungamento della speranza di vita saranno probabilmente trascorsi per lo più in buona salute e che la maggior parte dei costi sanitari si concentra solo negli ultimi mesi di vita. E’ tenendo conto di queste considerazioni che le proiezioni per il 2060 della RGS (v. tabella) calano dall’8,3% del PIL dello scenario demografico puro, in cui il profilo del consumo sanitario resta costante all’aumento della speranza di vita, al 7,8% di quello “a profili dinamici”, che sostanzialmente sconta un rinvio nel tempo del peggioramento dello stato di salute, in coincidenza con l’allungamento della vita (un’ipotesi non particolarmente ottimistica, tenendo conto che non è escluso che si verifichi addirittura una riduzione del numero di anni vissuti in cattiva salute). L’effetto, correttamente calcolato, dell’invecchiamento sulla spesa sanitaria resta dunque pari ad un aumento di 0,5 punti di PIL in 50 anni. Gli altri 0,4 punti di crescita nello scenario di riferimento discendono dalle ipotesi adottate sull’andamento del costo unitario, non dalla demografia.

 

Degli sviluppi della letteratura economica negli ultimi 25 anni, tuttavia, qualcuno sembra non interessarsi: ad esempio il Rapporto Meridiano sanità 2012 (The European House, Ambrosetti) che, ignorando le considerazioni sopra riportate, prevede un aumento del rapporto tra spesa sanitaria e PIL, per motivi demografici, di 2,1 punti tra il 2011 e il 2050.

 

Vale la pena di ricordare ancora che già nel lontano 1985 Evans aveva avvertito che la focalizzazione dell’attenzione sull’invecchiamento fornisce una illusion of necessity, cioè mostra come inevitabile la crescita della spesa sanitaria, distraendo dalle sue vere cause (Evans, R.G.,1985, Illusions of Necessity: Evading Responsibility for Choice in Health Care, Journal of Health Politics, Policy and Law, vol. 10, n. 3). L’evoluzione della spesa può essere giudicata non sostenibile perché appare insufficiente rispetto alle ambizioni di sviluppo dell’industria della salute, che può vedere come un’opportunità le ipotesi di modifica del mix del finanziamento tra pubblico e privato a favore del secondo, in presenza di vincoli di bilancio per il primo.

 

Si è peraltro dell’idea che il Presidente del Consiglio non possa essersi rifatto, nelle sue dichiarazioni, ad uno studio promosso da imprese e Farmindustria, avendo a disposizione le proiezioni della RGS, peraltro utilizzate anche in ambito europeo (Comitato di Politica Economica del Consiglio Ecofin, Economic Policy Committee - Working Group on Ageing, EPC-WGA).

 

 evoluzione-spesa-sanitaria.jpg





  Commenti (2)
Ci sono tante altre ottime ragioni per s
Scritto da Stefania Gabriele, il 10-12-2012 00:35
Caro Nico, 
la mia nota riguardava le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che ha parlato di problemi di sostenibilità legati all'invecchiamento. Dunque mi sono fermata a questo. Un'altra volta possiamo parlare del progresso tecnico e delle altre ipotesi. Sono convinta che anche da qui non sorgano particolari motivi di allarme. Un'altra volta ancora possiamo dedicarci ai meccanismi di finanziamento (come sai, credo che l'universalismo e il finanziamento pubblico siano insostituibili), ma sottolineo che il collegamento con i problemi dell'invecchiamento non l'ho fatto io. Molta preoccupazione, invece, mi deriva dalla recessione che stiamo attraversando -ora, non tra 50 anni -, che stiamo favorendo con politiche pro-cicliche, tra cui consistenti tagli alla spesa sanitaria, che mettono a repentaglio il nostro SSN, e che certamente faranno peggiorare anche le proiezioni di lungo periodo, perchè si ridurrà il tasso di crescita complessivo.  
Stefania
di allarmismi e "tranquillismi"
Scritto da Nico, il 08-12-2012 15:33
Cara Stefania, magari fosse così. 
 
Tutto sarebbe molto più semplice, per la gioia di tutti! 
 
Ricordo un Tuo intervento quasi speculare, fatto qualche tempo fa sempre qui su nelMerito. Ripeto adesso la mia risposta. Sarà un ripetersi di entrambi (mio e tuo), che testimonia che il dibattito non ha fatto passi avanti da allora, né in un verso né nell'altro (almeno in Italia). Forse dovremmo semplicemente parlarci di più :. 
 
Il punto cruciale è l'effetto dei driver extra-demo. 
 
Ci vorrebbe una nota in calce (n. 4) anche affianco allo scenario "DP + elasticità >1", per spiegare che qui l'elasticità non rimane sempre superiore all'unità lungo tutto l'orizzonte di simulazione. Converge linearmente all'unità. La convergenza è solo una ipotesi. Non è detto che la saturazione avvenga. Non è quello che si è visto sinora. 
 
E una nota in calce (n. 5) ci vorrebbe anche affianco allo scenario "DP + link alla produttività", per spiegare che qui l'elasticità del fabbisogno è lasciata sempre pari all'unità, mentre le due cose (link dei costi al GDP per worker e elasticità > 1) potrebbero tranquillamente coesistere. Anzi, per riprodurre quanto visto negli ultimi 50 anni, dovrebbe essere proprio così. 
 
Osservazioni simili possono esser fatte sia sul fronte della spesa acuta che di quella Ltc. Per la acuta, per esempio, un quadro rapido lo si ha alla tavola a pagina 170 dell'ultimo Report Awg. Per la Ltc, una tavola riepilogativa è a pagina 240. In quest’ultimo caso è utile anche soffermarsi sulle ipotesi riguardanti i tassi di inabilità/invalidità e le proporzioni delle cure professionali e istituzionalizzate.  
 
Una analisi dettagliata di tutte le ipotesi la trovi qui => 
http://storico.cermlab.it/argomenti.php?group=sanita&item=36. 
O forse è più comodo e veloce dare una occhiata qui => 
http://storico.cermlab.it/_documents/slide_SALERNO_AIES.pdf.  
Il lavoro è antecedente il Report Awg ma si riferisce allo stesso set di ipotesi. Infatti, il quadro degli scenari è stato sviluppato e diffuso prima. 
 
Non mi dilungo per non occupare spazio. 
 
Bisogna, credo io, evitare sia gli allarmismi che i “tranquillismi”. L’invecchiamento non farà paura nella misura in cui ci faremo trovare preparati. Se proiezioni devono essere, che le ipotesi vengano esplorate sino in fondo. E, soprattutto, se Programma di Stabilità Paese deve essere, che esso non consideri solo gli scenari concentrati sul solo invecchiamento. 
 
Solo un’ultima cosa. Io proporrei di sforzarci di tener distinta la posizione che ognuno di noi può avere sulle proiezioni, dalla posizione sull’affiancamento di erogatori privati. Il collegamento non è necessario. Si può parlare di riforma del meccanismo di finanziamento anche senza prevedere un ruolo per gli erogatori privati. E si può parlare di nuovo meccanismo di finanziamento, senza perdere di vista redistribuzione ed equità. Un nuovo mix di finanziamento per dare vita lunga, lunghissima al SSN. 
 
Un abbraccio e a presto, nicola

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >