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UN RIDISEGNO DEL SOSTEGNO AI CARICHI FAMILIARI E-mail
Fisco
di Fernando Di Nicola
06 dicembre 2012
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Dopo una impressionante raffica di possibili scenari di utilizzo di un modesto “tesoretto”, il DDL di stabilità ha fatto la sua scelta, condivisa da governo e partiti: niente riduzione di aliquote Irpef, aumento dell’Iva limitato ad un punto della sola aliquota massima, niente aumento e ridisegno delle detrazioni da lavoro1 e destinazione del residuo di circa un miliardo di cassa 2013 al sostegno dei carichi per figli, in particolare di quel sostegno che si concreta nelle detrazioni per figli all’interno dell’Irpef: un aumento di 150 euro potenziali (cioè soggetti a decrescenza al crescere del reddito) per ciascun figlio a carico, che diventano 320 per figli con meno di tre anni, ulteriormente aumentati di altri 200 euro per ciascun figlio con handicap.

Per il passo indietro sulla generalizzata riduzione di un punto per la prima e seconda aliquota Irpef, così come per la rinuncia ad aumentare l’aliquota Iva del 10 all’11% è facile trovare motivi di consenso, variamente sottolineati nel dibattito seguito al varo del DDL di stabilità: la riduzione delle prime due aliquote sarebbe stata fruita interamente proprio dai redditi superiori ai 28mila euro, mentre per tutti i redditi più bassi il fenomeno dell’incapienza dello sgravio d’imposta non avrebbe portato benefici monetari; al contempo, l’aumento dell’Iva oggi al 10% su beni e servizi essenziali quali la maggior parte di alimenti e bollette avrebbe colpito tutti, ed in particolare quei redditi più bassi non beneficiati dalla riduzione dell’Irpef.

Per completezza, va anche ricordato che la mancata riduzione dell’Irpef, associata ad un aumento di analogo importo dell’Iva, ha rappresentato anche una rinuncia a quel “riequilibrio” di imposizione auspicato soprattutto da Enti sovranazionali al fine di aumentare il ruolo di imposte (indirette e patrimoniali) meno pregiudizievoli per lo sviluppo ed abbassare il cuneo fiscale quale fattore di competitività.

In quest’ultima direzione sarebbe andato anche un potenziamento ed una razionalizzazione delle detrazioni da lavoro, oggi disegnate in modo da rendere di fatto elevate e costanti, non crescenti, le aliquote marginali effettive Irpef al superamento di redditi piuttosto bassi, e perciò costituenti anche specifico fattore di disincentivo per una maggiore offerta di lavoro.

Una volta fatta la scelta di dirottare le modeste risorse residue sul sostegno alle famiglie, sarebbe stato opportuno cogliere l’occasione per iniziare a riformare un intervento oggi centrato su due pilastri, quali gli assegni al nucleo familiare e appunto le detrazioni per carichi familiari, che per giudizio unanime non sono soddisfacenti, presentando anche aspetti di iniquità da superare al più presto.

Le detrazioni per carichi familiari, in particolare, presentano almeno i seguenti limiti:

  • Escludono da ogni beneficio gli incapienti Irpef, cioè i soggetti più bisognosi di quegli aiuti;

  • Escludono dal beneficio i figli non a carico per aver superato anche di poco i 2841 euro lordi annui, una soglia ferma da vent’anni e palesemente al di sotto di standard reddituali di autosufficienza;

  • Utilizzano, sia per identificare i soggetti a carico che per graduare la misura del sostegno finanziario, un indicatore - il reddito complessivo Irpef - che è particolarmente inidoneo a misurare la capacità contributiva di un individuo (sono assenti importanti redditi quali ad es. quelli finanziari) e a tener conto della struttura della famiglia e, dunque, delle economie familiari e del tenore di vita (come invece avviene, anche se in modo implicito, con le tabelle degli assegni familiari);

  • Beneficiano, all’opposto, nuclei familiari benestanti in cui il reddito dei due coniugi è ripartito in maniera particolarmente differenziata, con quello a basso reddito che appare “povero” agli occhi del fisco, tanto da ricevere un sussidio superiore rispetto a nuclei familiari con reddito uguale o addirittura inferiore, ma equiripartito tra i coniugi.

Alcuni dei limiti appena elencati possono essere osservati nella tabella che segue, in cui l’impatto della manovra che aumenta le detrazioni è misurato attraverso una microsimulazione fondata sulla più recente indagine Banca d’Italia sui redditi e le caratteristiche delle famiglie italiane nel 2010.

Se osserviamo l’impatto monetario dello sgravio ordinato per decimi di reddito individuale equivalente, cioè di un reddito procapite corretto per tener conto delle economie familiari, si può verificare che i genitori con figli a carico appartenenti al 10% di persone più povere non beneficiano praticamente di un aumento delle detrazioni e del reddito disponibile, che risulta crescente fino al quinto decimo e superiore alla media fino all’ottavo.

Un altro impatto redistributivo atteso da questo intervento è che i genitori appartenenti alla metà con tenore di vita più elevato ricevono uno sgravio pari a quasi la metà delle risorse allocate per questo sostegno.


Tab. Impatto aumento detrazioni per figli a carico in DDL stabilità


variazioni irpef + addizionali locali

decimi di reddito equivalente

numero

somme

medie

incid variaz

decimo

2'464'237

-12'019'908

-5

-0.1%

decimo

2'246'628

-135'017'310

-60

-0.6%

decimo

2'039'815

-199'023'984

-98

-0.8%

decimo

1'717'252

-170'955'642

-100

-0.6%

decimo

1'782'940

-181'243'426

-102

-0.5%

decimo

1'761'494

-164'701'655

-94

-0.4%

decimo

1'479'464

-132'170'719

-89

-0.3%

decimo

1'431'949

-114'187'123

-80

-0.3%

decimo

1'317'193

-88'515'546

-67

-0.2%

10° decimo

1'304'595

-66'308'973

-51

-0.1%

Totale genitori con figli

17'545'566

-1'264'144'287

-72

-0.3%

Microsimulazione su dati indagine Banca d’Italia redditi famiglie 2010


In definitiva, nonostante l’avvicinarsi delle elezioni e la conseguente frenesia del dibattito parlamentare rendano difficile per i partiti, il governo e le camere affrontare in maniera organica un tema così importante, sarebbe auspicabile fissare alcuni criteri guida di riforma prima di destinare altre risorse a sostegno dei carichi familiari.

Si prova qui ad elencarne alcuni, che recepiscono anche alcuni vantaggi dei principali strumenti di intervento vigenti:

  1. parametrare la graduazione del sostegno in base ad un reddito quanto più possibile onnicomprensivo ed “equivalente”, cioè definito in ambito familiare tenendo conto della sua composizione, sulla falsariga cioè di quanto già avviene con l’ISEE;

  2. superare il concetto di figlio “a carico”, considerando il complesso della famiglia e, ovviamente, il complesso dei redditi di quella famiglia, compresi quelli degli eventuali figli ancora conviventi ma già percettori, nel modo “equivalente” delineato al punto precedente;

  3. erogare il sostegno mediante lo strumento di un assegno, capace di superare il problema dell’incapienza e, dunque, di raggiungere al meglio i beneficiari più bisognosi;

  4. ribadire l’universalità della prestazione, a prescindere dalla tipologia di reddito prevalente, ridefinendo in maniera altrettanto generalizzata il contributo CUAF oggi applicato a macchia di leopardo.

Una riforma di questo genere non è difficile da realizzare2, essendo anche modulabile in base alle risorse disponibili. Ma è essenziale affrontare temi di rilievo, in questo ed in altri campi, con la consapevolezza che, in luogo di interventi tampone, siano di gran lunga preferibili riforme di più ampio respiro, che ridisegnino strumenti divenuti via via più obsoleti.

 

1 Come prospettato peraltro dal sottoscritto su nelmerito.com del 19 ottobre scorso.
2 Esistono già scenari di riforma delineati e quantificati, come ad esempio quello presentato nel Rapporto ISAE 2008 su politiche pubbliche e redistribuzione (“Tassazione e sostegno dei redditi familiari”).




 

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