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IL COLLOCAMENTO DEI SOGGETTI SVANTAGGIATI, QUALI SOLUZIONI E-mail
Lavoro
di Francesco Giubileo, Marco Leonardi
23 novembre 2012
collocamento soggetti svantaggiatiComunque la si voglia pensare sui meriti della riforma Fornero, bisogna riconoscere che il quarto pilastro della riforma –che è quello che riguarda le politiche attive - è ancora tutto da scrivere. Se la riforma avrà successo e porterà più flessibilità nel mercato del lavoro, in ogni caso bisognerà ancora vedere come funzioneranno i servizi all’impiego per la ricollocazione dei disoccupati.
 
La riforma Fornero prevede una riorganizzazione dei servizi per l’impiego attraverso standard nazionali di riferimento. In altri termini, verranno individuati dei Livelli Essenziali di Servizio omogenei (LEP-SPI) per i Centri per l’impiego (CPI). Tali livelli potranno essere erogati direttamente dai CPI oppure esternalizzati ad agenzie private (Apl). Accanto ai LEP-SPI la legge prevede la definizione di premialità e di sanzioni per incentivare l’efficienza dei servizi per il lavoro e i comportamenti virtuosi dei soggetti che erogano i servizi. Il tema della collaborazione tra pubblico e privato, sotto forma di accreditamento di enti privati e di incentivi per la collocazione di alcuni target di soggetti è di importanza fondamentale per il buon funzionamento dei servizi (come già sottolineato dall’Unione Europea e dalla legge Biagi in Italia).
La competenza in politiche attive del lavoro è regionale e le regioni italiane hanno esperienze diverse. Una delle più interessanti riguarda il caso lombardo dove è stato istituito un “sistema di doti”. Il sistema delle doti consiste in una serie di bandi che stanziano un ammontare di risorse, definiscono uno o più gruppi di potenziali destinatari e una serie di servizi che i destinatari possono fruire presso gli operatori (già accreditati in precedenza) grazie ai voucher.
I servizi forniti sono i seguenti (con qualche variazione tra programmi): bilancio di competenze; coaching; colloquio di accoglienza; colloquio individuale; consulenza e supporto autoimprenditoria; corsi di formazione; definizione del percorso; scouting aziendale e ricerca attiva del lavoro; tutoring e counseling orientativo; tutoring e accompagnamento al training on the job; tutoring e accompagnamento allo stage. Tipicamente i destinatari sono i disoccupati, gli inoccupati o i cassaintegrati. Anche l’erogazione varia a seconda del tipo di dote. Per esempio, la Dote Lavoro erogata nel 2009 era al massimo di 6000 euro, suddivisa tra servizi e un piccolo sostegno economico dalla durata massima di 12 mesi.
Il sistema dotale introdotto in Lombardia, seppur presenta ancora oggi aspetti innovativi rispetto al contesto nazionale, non è esente da alcuni problemi che hanno limitato l’efficacia di questo sistema di “quasi-mercato”.
Il primo riguarda l’autoselezione dei beneficiari. Dato che il sistema prevedeva il finanziamento di tutte le richieste in regola fino a esaurimento dei fondi, in base al principio first-come first-served, in generale, hanno più facilmente avuto accesso alle doti i più istruiti, i più giovani e i dipendenti di imprese medie e grandi.
Il secondo è il tema dell’opportunismo dell’attore privato all’interno della realizzazione del principio di sussidiarietà orizzontale che richiama tre problemi ormai noti in letteratura:
  1. cherry picking (vale a dire selezione/scrematura da parte dei disoccupati più facili da collocare/ricollocare);  
  2. parking (scarsa assistenza nei confronti dei soggetti con maggiori barriere al reingresso e per questo parcheggiati nella formazione professionale);
  3. gaming (manipolazione artificiale di numero di outcome effettivamente realizzate per aggiudicarsi gli incentivi pubblici).

Poiché il sistema lombardo costituisce uno dei benchmark per l’Italia, è urgente pensare a come migliorarne l’efficacia. A tal fine si può prendere come esempio l’esperienza di Regno Unito e dei Paesi Bassi, che rappresentano due “casi studio” di notevole interesse e che possono essere utilizzati per migliorare l’efficacia del sistema italiano.

Un primo punto: per evitare situazioni di “scrematura” da parte dell’attore privato, è necessario che questa attività venga realizzata prima dallo stesso attore pubblico. L’esperienza dei Voucher per il collocamento dei disoccupati in Germania, insegna che l’attore privato, anche dopo la scrematura, tenderà ad occuparsi solo dei casi meno difficili tra i soggetti più svantaggiati.
La scrematura andrebbe fatta sulla base di indicatori oggettivi (il più importante è da ricondurre al  periodo di disoccupazione), ognuno di questi produrrebbe un punteggio, in modo da collocare il beneficiario all’interno di una categoria di riferimento (Riquadro 1).

riquadro1

La delega al collocamento, in via esclusiva alle Agenzie private, riguarderebbe i soggetti appartenenti dalla Fascia 2 alla 4, le quali si differenziano per l’ammontare del premio dato all’attore privato. L’attore privato concorderà, con l’attore pubblico e le parti sociali, le “quote” di collocamento che intende raggiungere per ogni Fascia, tenendo conto del contesto territoriale, l’andamento economico e altri fattori. Il pagamento sarà effettuato solo al raggiungimento delle quote prefissate, a eccezione dei collocamenti realizzati nelle Fasce 3 e 4 (pagate individualmente).
Il secondo punto fondamentale è che l’inserimento deve rappresentare l’obiettivo principale. Le attività di formazione, orientamento ed accompagnamento al lavoro non saranno oggetto di interesse dell’attore pubblico. In tal senso, l’obiettivo dell’attore pubblico è la “collocazione” e se l’attore privato ritiene necessario realizzare queste attività,  è  assolutamente libero di farlo, ma il compenso rimane lo stesso.
Questa operazione dovrebbe ridurre il fenomeno, ormai diffuso nel nostro paese, di realizzare esclusivamente orientamento e formazione (Parking) senza poi passare effettivamente alla collocazione.
Inoltre, per disincentivare fenomeni di gaming, le agenzie private potrebbero essere pagate solo dopo almeno 3 mesi dall’instaurazione del rapporto di lavoro, verificato tramite fonti amministrative, con la possibilità di inserire  bonus aggiuntivi legati alla durata del contratto.
Siamo consapevoli che alcuni tipi di soggetti (ad esempio ex-carcerato di 50 anni, senza lavoro da due anni e analfabeta) sono praticamente impossibili da collocare da parte di qualsiasi attore. Verso questi soggetti, analogamente a quanto avviene in Italia per il collocamento dei soggetti disabili, è necessario aggiungere degli incentivi alla domanda di lavoro (anche consistenti).
Il terzo punto, come insegna il caso inglese, è costituito dalla realizzazione di sistemi di rating degli operatori, sulla base di strumenti statistici/econometrici definiti prima dell’erogazione degli incentivi, in modo da produrre ogni sei mesi dei documenti pubblici da consegnare agli utenti. Questi, sulla base delle performance passate, sceglieranno l’attore privato che ritengono più adeguato.
ll caso olandese rappresenta un modello di eccellenza della delega all’attore privato (nonostante il rischio in futuro di avere dei fenomeni di “oligopoli dei fornitori privati” nei servizi per l’impiego). In Olanda tutti gli attori coinvolti, comprese le Agenzie private, sono consapevoli del rischio di opportunismo tanto è vero che le Agenzie stesse hanno fondato un’associazione Boaborea e un relativo “marchio di qualità” che è oggetto di revisione indipendente per ogni società due volte l’anno. In particolare, nel caso in cui una società non soddisfi alcuni indicatori, dopo il primo richiamo, deve provvedere il prima possibile a elaborare un piano di miglioramento, mentre il secondo richiamo comporta il ritiro del marchio di qualità al quale viene attribuita notevole importanza nei processi di aggiudicazione degli appalti, anche se non è previsto come requisito ufficiale.
Queste tre riforme potrebbero costituire incentivi e sanzioni tali da migliorare il sistema realizzare un numero più alto di collocamenti.
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