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QUEI 13 MILIONI DI EURO DELLA REGIONE LAZIO... E-mail
Politica e Istituzioni
di Roberto Fantozzi, Maurizio Franzini
16 novembre 2012
euro lazioWe had a dream. Abbiamo fatto un sogno. Non uno di quelli che occorre l’interpretazione dello psicanalista né di quelli che, spesso inconsapevolmente, ti lasciano di cattivo umore per tutta la giornata. Un sogno abbastanza limpido e, chissà, forse anche utile.
 
Un distinto signore, qualificatosi per persona di fiducia di un “importante” politico della Regione Lazio, viene a trovarci all’Università e ci dice: “Il mio politico di riferimento  ha pensato che in questo momento critico si dovrebbe fare qualcosa di più per venire in soccorso delle famiglie povere della nostra regione, soprattutto quelle che hanno bambini piccoli. Vedete, lui sa che flagello sia la povertà minorile. Non possiamo permetterci troppo e perciò pensava a qualcosa come 500 euro da dare a ogni famiglia povera con  un bambino appena nato. Quanti soldi occorrerebbero per questo programma? Potete fare questo calcolo?”
Nei sogni in genere si fa tutto molto velocemente, anche i calcoli e, per di più, i dati sono immediatamente disponibili. Così abbiamo potuto esaudire nello spazio di un sogno  la richiesta della persona di fiducia del  politico illuminato.  
Abbiamo guardato  i dati  IT-SILC 20101, abbiamo individuato il reddito disponibile equivalente delle famiglie2 e  abbiamo costruito  la distribuzione per percentili di questi redditi. Il risultato è la tabella  che viene qui riprodotta. I dati della prima riga si riferiscono a tutte le famiglie residenti nel Lazio; quelli della seconda, alle sole famiglie che ci interessano per soddisfare la richiesta, quelle con un bambino di meno di un anno di età. Come si vede, il 50% delle famiglie con un neonato ha un reddito annuale inferiore o uguale a 14.103 euro, mentre il dato corrispondente per tutte le famiglie è leggermente superiore, 16.753 euro.
Per definire la soglia di povertà e, di conseguenza, contare il numero di famiglie povere abbiamo utilizzato proprio il reddito mediano, come di norma si fa per calcolare la povertà relativa. Abbiamo così il numero di famiglie povere con un neonato; moltiplicando questo numero per 500 euro arriviamo a trovare la  risposta al quesito che ci è stato posto: la cifra necessaria è di circa 13 milioni di euro.
Per offrire al nostro interlocutore un’alternativa abbiamo considerato anche un’altra ipotesi, e cioè che tutte le famiglie povere con un bambino di età inferiore ai 3 anni ricevano 200 euro. La distribuzione in base al reddito  delle famiglie con questa caratteristica è riportata nella terza riga della tabella. Come si vede in questo caso il 50% delle famiglie ha un reddito non superiore a 15.776 euro. Utilizzando la stessa procedura indicata in precedenza si giunge alla conclusione (guarda caso!) che anche per questo progetto occorrono precisamente 13 milioni di euro.

Distribuzione percentilica dei redditi familiari disponibili equivalenti
tab1
Fonte: elaborazione su dati IT-Silc 2010

Per dare anche altre informazioni al nostro sensibile interlocutore ci siamo, infine, chiesti quale sarebbe l’effetto di queste due misure sulla complessiva disuguaglianza nei redditi.  Abbiamo così calcolato la prevedibile variazione sia dell’indice di Gini (che è il più utilizzato indicatore della disuguaglianza) sia  del rapporto inter-quartilico P75/P25 che mette a confronto il reddito della famiglia che si colloca al 75° percentile e quello della famiglia che si colloca al 25° percentile nella distribuzione dei redditi (sostanzialmente, tra una famiglia relativamente ricca e una relativamente povera). Gli effetti sono, naturalmente, molto contenuti anche se utili alla causa della riduzione della disuguaglianza: l’indice del Gini cade dello 0.02% nel caso dei trasferimenti alle famiglie con neonati e dello 0,03% nell’altro caso. Dal canto suo, il  rapporto P75/P25 si riduce dello 0.38% in entrambi i casi.
Così, sempre sognando,  siamo tornati dalla persona di fiducia del politico illuminato, e gli abbiamo comunicato i nostri risultati: “Per realizzare il piano di cui ci ha detto occorrono 13 milioni, ma anche per un piano alternativo, che forse potreste prendere in considerazione, e che consiste nel dare 200 euro a tutte le famiglie povere con un figlio fino a 3 anni, bastano 13milioni”.
La persona di fiducia, ha inarcato il sopracciglio, poi ha preso il telefono è ha chiamato il politico di riferimento. Né è seguita la conversazione che fedelmente riportiamo: “Ci vogliono 13 milioni, onorevole”. Un attimo di silenzio e dall’altro capo del telefono si sente dire: “Cioè proprio quelli  che in Regione abbiamo destinato ai Gruppi Consiliari perché, dicevamo noi, fossero utilizzati per «spese di aggiornamento studio e documentazione» compresa l'acquisizione di «collaborazioni»? Proprio quelli che poi  sono  stati spesi nel modo che conoscete? Quindi io e gli altri dovremmo restituire tutto”. “Sì, proprio così, onorevole Fiorito.”
Qui  ci siamo svegliati di soprassalto chiedendoci come fosse possibile che l’onorevole Fiorito coltivasse quel progetto. Ma, come in tutti i sogni, anche in questo c’era qualcosa di incomprensibile.
Una volta svegli abbiamo controllato i conti e scoperto che quelli che avevamo fatto in sogno erano proprio giusti. Quei 13 milioni avrebbero permesso di dare 500 euro a tutte le famiglie laziali povere e  con un neonato. Chissà che questo non aiuti, in futuro, a illuminare le coscienze quando si dovrà decidere quanto destinare alle “spese di aggiornamento, studio e documentazione” degli onorevoli della Regione Lazio (e di tutte le altre).

1. Il campione italiano del 2010 comprende 19.147 famiglie e 47.551 individui (40.836 di 15 anni e oltre di età al termine del periodo di riferimento dei redditi).
2.Il reddito equivalente è stato ottenuto come rapporto tra la somma dei redditi totali disponibili familiari e il relativo coefficiente della scala di equivalenza OCSE Ridotta. Le scale di equivalenza permettono, infatti, di rendere comparabili i redditi di famiglie di struttura diversa.

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