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CONTINUANO I SEGNALI POSITIVI DALL’EXPORT E-mail
Economia reale
di Paolo Carnazza
16 novembre 2012
exportL’analisi si sofferma su due recenti ricerche che evidenziano la positiva performance delle esportazioni e delle imprese italiane oltre i confini nazionali (in particolar modo verso l’area dei Paesi emergenti). Questa spontanea risposta di gran parte del nostro sistema manifatturiero può, però, rivelarsi insufficiente se non è accompagnata da adeguate misure volte a sostenere il processo di internazionalizzazione: al riguardo le recenti misure del Governo sembrano accogliere, almeno parzialmente, questa necessità indirizzandosi lungo una serie di linee direttrici che comprendono la rinascita dell’ICE; la realizzazione presso il Mise della Cabina di Regia per l’internazionalizzazione; la costituzione del Desk Italia che ha il principale scopo di rafforzare l’afflusso degli investimenti diretti esteri nel nostro Paese. Importante è anche il ruolo dei Contratti di rete per spingere le imprese ad aggregarsi intorno a progetti di internazionalizzazione al fine di indirizzare i propri prodotti soprattutto verso le aree geografiche caratterizzate da elevati tassi di crescita.

Le esportazioni di beni e servizi rappresentano, da diversi trimestri, l’unica componente della domanda privata, in Italia, ad essere caratterizzata da tassi di crescita positivi sia pure in sensibile decelerazione tra la fine del 2011 e la prima metà del 2012. Nonostante questo contributo positivo, però, si registra una forte caduta del Pil nel secondo trimestre del corrente anno (-2,6%) attribuibile  in particolar modo alla caduta dei consumi (-3,7%) e degli investimenti fissi lordi (-9%).
Recenti previsioni dell’Istat segnalano una caduta del Pil nel corso di questo anno (-2,3%) a cui seguirà un parziale recupero nel 2013 (-0,5%). Le esportazioni, dopo la crescita del 6% nel 2011, sono attese in lieve decelerazione nel 2012 (+1,3%) per poi guadagnare lievemente in intensità nel 2013 (+2,4%).
Segnali positivi dall’export sono confermati da due recenti ricerche. La prima, svolta dall’Istat1, fa riferimento alla performance delle imprese manifatturiere italiane sui mercati esteri ed evidenzia come, nel corso del primo semestre del 2012, un’impresa manifatturiera su due (49,8%) abbia incrementato le vendite dei propri prodotti all’estero rispetto allo stesso periodo del 2011. Si tratta di 45 mila imprese che rappresentano circa il 96% delle esportazioni di tutte le imprese manifatturiere attive nel 2010 e il 77,5% del totale delle esportazioni nazionali2. Sono in particolare le imprese di medie dimensioni (50-249 addetti) a registrare il più elevato incremento delle vendite al di là dei confini nazionali.
Analizzando i principali mercati di sbocco, i tre Paesi verso i quali si registra la più elevata incidenza di imprese esportatrici sono il Giappone (56,4%), gli Stati Uniti (55,5%) e la Russia (54,4%). Verso il Giappone si rileva anche il maggior aumento delle vendite (+20,8%). Verso la Cina invece, nonostante un’incidenza di imprese in crescita del 49,7%, si rileva una caduta di circa il 21% delle esportazioni.
Sotto il profilo dimensionale, la performance delle esportazioni appare diversa nelle due principali aree di sbocco nel secondo semestre del 2012 rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente: verso l’area Ue, l’incidenza delle unità in crescita è più elevata nelle piccole e medie imprese; verso l’area extra Ue la presenza delle imprese in crescita aumenta al crescere delle dimensioni, passando dal 51,3% nelle microimprese al 57,1% nelle imprese oltre i 250 addetti. Diversa appare anche la dinamica delle esportazioni in valore: -1,1% nell’area Ue a cui si contrappone una crescita del 5,2% nell’area extra Ue.
Una seconda ricerca, svolta da Intesa-San Paolo3, si sofferma sulle sei Regioni italiane più attive in termini di export di prodotti manufatti e mette in evidenza il sensibile aumento, tra il 2000 e il 2011, della quota di esportazioni destinata verso i nuovi mercati4. In prima posizione si colloca il Friuli Venezia Giulia, che esporta oltre il 46% dei propri prodotti manufatti verso i nuovi mercati (era il 33,8% nel 2000). Seguono l’Emilia Romagna e il Veneto con quote percentuali di esportazioni pari, rispettivamente, al 39,3% e al 38,7% (Tab.1).

Tab. 1 – Quote e variazione export nei principali nuovi mercati
tab1
Fonte: Intesa-San Paolo, I nuovi mercati di sbocco: quali opportunità per il tessuto produttivo italiano? Il ruolo crescente dei nuovi mercati, Giugno 2012

E’ interessante rilevare come la Cina occupi un peso rilevante nei primi cinque nuovi mercati.
Nei prossimi anni la crescita della nostra economia si baserà ancora e, soprattutto, sulla capacità di successo delle nostre imprese manifatturiere nei mercati mondiali “lontani” che oggi rappresentano circa il 40% del totale.
Internazionalizzarsi diventa, quindi, un obbligo per le imprese in tempi di globalizzazione.
Le varie strategie adottate dalle imprese possono, però, rivelarsi insufficienti. Fondamentale diventa quindi intensificare le misure a sostegno dell’internazionalizzazione; le recenti misure adottate dal Governo sembrano, almeno parzialmente, accogliere questa necessità indirizzandosi lungo una serie di linee direttrici che comprendono la rinascita dell’ICE (“eliminato” dal precedente Governo); la realizzazione presso il Mise della Cabina di Regia per l’internazionalizzazione finalizzata alla riorganizzazione della rete estera partendo dall’integrazione delle reti di ICE e ENIT e alla razionalizzazione delle varie funzioni spesso disperse e sovrapposte tra molteplici Enti; la costituzione del Desk Italia con lo scopo di rafforzare l’afflusso degli investimenti diretti esteri nel nostro Paese. Questo Tavolo, che fa capo sempre al Mise, rappresenta un’importante novità istituzionale: esso costituisce un punto di coordinamento stabile, tempestivo ed efficace a cui potranno fare riferimento i soggetti imprenditoriali che abbiano intenzione di realizzare investimenti di tipo produttivo e industriale sul territorio italiano.
Infine, stanno sempre avendo più diffusione i Contratti di rete (istituiti con la Legge Sviluppo del 2009) che danno la possibilità alle imprese di aggregarsi, pur mantenendo la propria autonomia, intorno a progetti di internazionalizzazione al fine di indirizzare i propri prodotti soprattutto verso le aree geografiche caratterizzate da elevati tassi di crescita5.
Molte imprese continuano però a sentirsi “sole” nell’affrontare la sfida dei mercati esteri; da qui la necessità di razionalizzare i vari servizi all’internazionalizzazione (come le recenti misure stanno tentando di fare) e di intensificare lo sforzo delle varie Istituzioni pubbliche e private per  “accompagnare” le imprese verso la ricerca di nuovi mercati.

1. Istat, La performance delle imprese manifatturiere sui mercati esteri, I semestre 2012, 22 Ottobre 2012.
2. Secondo le più recenti stime dell’Istat, nel 2011, le presenze degli  operatori commerciali che realizzano scambi con l’estero ammontano a poco più di 222mila, in aumento rispetto al 2010 (+5,4%).
3. Intesa – San Paolo, I nuovi mercati di sbocco: quali opportunità per il tessuto produttivo italiano?, Il ruolo crescente dei nuovi mercati, Giugno 2012.
4. Per nuovi mercati l’analisi intende tutti i Paesi del mondo ad eccezione dell’Unione europea a 15, gli Stati Uniti, la Svizzera, la Norvegia, il Canada, l’Australia e il Giappone.
5. Dal maggio 2010 al settembre 2012 sono 458 i Contratti di rete che coinvolgono circa 2.500 imprese, con un’impennata verificatasi soprattutto negli ultimi mesi.

  Commenti (2)
Scritto da Piero, il 18-11-2012 06:18
Sono ricerche superate, abbiamo una previsione del PIL 2013 di circa - 2%, e' il risultato piu' ottimista.
Premiare le industrie esportatrici
Scritto da Riccardo Colombo, il 16-11-2012 18:35
Le misure previste dal governo mi sembrano molto complesse e di effetto non immediato. Penso che sarebbero necessari più incisivi: a) premiare con un sconto fiscale o una riduzione dei contributi previdenziali le imprese che esportano più del 30% del fatturato; b) finanziare gli investimenti relativi alla rete commerciale al di fuori dell'UE; c)favorire l'innovazione tecnologica delle imprese esportatrici mediante l'erogazione di finanziamenti; b) favorire le partnership con altre imprese europee, che sia rivolte a entrare in mercati terzi.

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