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L’AUTORITÀ UNICA DI VIGILANZA BANCARIA: UN BUON PUNTO DI PARTENZA E-mail
Finanza
di Concetta Brescia Morra
09 novembre 2012
autorita bancariaLo scorso 12 ottobre la Commissione europea ha presentato le prime proposte normative per definire un sistema unico di supervisione bancaria per l’area dell’euro, che farà capo alla Banca Centrale Europea (BCE). L’avvio del processo è una buona notizia; i paesi europei hanno scelto di cercare di superare le tensioni nei mercati finanziari accelerando il processo di integrazione. Molto lavoro resta ancora da fare. Uno snodo fondamentale è rappresentato dal rapporto fra BCE e autorità nazionali.
Le proposte della Commissione europea istituiscono un sistema di vigilanza unico per l’area dell’euro attribuendo alla Banca centrale europea (BCE), sulla base dell’art. 127, paragrafo 6, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), la competenza a esercitare la vigilanza su tutte le banche dell’area, indipendentemente dalle loro dimensioni. Al sistema potranno aderire anche gli altri paesi dell’Unione dopo aver adottato le misure legislative necessarie per consentire piena efficacia alle decisioni della BCE nei loro ordinamenti. Il trasferimento dei compiti alla BCE avverrà in due tempi. Dal luglio 2013 saranno assoggettate alla sua vigilanza solo le banche considerate sistemicamente rilevanti per le dimensioni o per l’attività transfrontaliera svolta. Dal 1° gennaio 2014 la BCE assumerà compiti di vigilanza su tutte le banche dell’area dell’euro.
La distinzione di competenze fra BCE e autorità nazionali prevede che a queste ultime rimangano compiti preparatori ed esecutivi, come quelli di istruttoria delle decisioni della prima, l’attività di verifica costante dell’operatività e l’attività di esecuzione di istruzioni della BCE. La BCE, quindi, assumerebbe la piena competenza delle scelte di merito.
La messa in opera nei tempi brevi previsti dalla Commissione di un sistema di supervisione pienamente efficace non è facile, considerati l’ampio novero degli intermediari da vigilare e la mancanza di una consolidata esperienza della BCE nel campo.
L’idea alla base del progetto presentato dalla Commissione europea prevede una compartecipazione degli Stati nazionali alle decisioni di vertice, attraverso la loro rappresentanza nel Supervisory board (organo di nuova istituzione), in cui siederà un membro designato dalle autorità nazionali di ogni paese dell’euro. Le decisioni assunte dalla BCE dovrebbero dettare gli indirizzi generali, mentre le conoscenze e l’expertise necessarie a un corretto funzionamento della supervisione riposerebbero sulla attività quotidiana svolta dalle autorità nazionali prossime territorialmente agli enti vigilati.
Questo modello teorico rischia di incontrare ostacoli nell’operatività concreta che potrebbero minare il raggiungimento della soluzione più efficace. La vigilanza prudenziale sulle banche è un’attività complessa in cui non è facile tracciare una linea di confine netta fra la fase decisionale e quella esecutiva; non si tratta di un mero riscontro del rispetto delle regole o di vincoli quantitativi. Il controllo sull’adeguatezza patrimoniale, ad esempio, non è riducibile alla mera verifica che la banca rispetti il coefficiente di solvibilità, ossia che il rapporto tra patrimonio e attivo ponderato per il rischio sia pari a un determinato valore. La solidità di una banca dipende da molti fattori, in primo luogo dalla qualità dell’attivo; il monitoraggio di quest’ultima implica valutazioni tipicamente discrezionali affidate in primo luogo agli stessi intermediari, ma in seconda battuta alle autorità di vigilanza.
Inoltre, le autorità europee hanno adottato approcci differenti di vigilanza, come documentato in molti studi dell’European Banking Authority (EBA), nonostante l'elevato livello di armonizzazione delle regole. Negli anni scorsi hanno convissuto in Europa, in un sistema di regole comuni, il modello di supervisione inglese c.d. light touch e modelli, come quello italiano, che entrano in maniera incisiva nei profili qualitativi della gestione, come gli aspetti organizzativi. Se la scelta del modello di vigilanza su cui basare le decisioni della BCE sarà affidato al gioco di forze contrapposte, dietro cui si nascondono gli interessi nazionali, o alla capacità di imporsi dei paesi leader, non è detto che venga adottato quello più efficace.
Nell’attuazione delle proposte della Commissione deve essere cercato un punto di equilibrio fra l’esigenza di realizzare un sostanziale trasferimento di competenze in capo alla BCE e quella di valorizzare conoscenze e professionalità formatesi presso le autorità nazionali. La divisione di competenze dovrebbe fondarsi sul principio di sussidiarietà (art. 5 del trattato sull’Unione Europea), secondo cui nei settori non di sua esclusiva competenza, l’Unione può operare soltanto se gli obiettivi dell’azione proposta non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello dell’Unione. Su quest’articolo in campo antritrust è stato adottato un meccanismo di decentramento nell’applicazione delle norme, nel rispetto di principi e regole stabiliti in maniera uniforme su tutto il territorio dell’Unione dagli organi comunitari. Per la vigilanza il decentramento dovrebbe riguardare soprattutto le banche che non presentino aspetti di carattere sistemico. La BCE potrebbe concentrare la sua attività nei confronti degli intermediari di rilevanza europea. Per questi ultimi, nella maggior parte dei casi intermediari che operano in più di uno Stato UE, dovrà essere cercato un modello comune di vigilanza attraverso la cooperazione delle autorità nazionali che porti avanti il lavoro svolto dai college of supervisors, istituti nel 2009 dalle direttive comunitarie. Solo la formazione di solide prassi comuni di vigilanza potrà comportare nel tempo la creazione di un sistema sostanzialmente unitario di supervisione bancaria.
  Commenti (1)
Scritto da Piero, il 18-11-2012 06:14
Con il controllo europeo delle banche completiamo il suicidio economico dell'Italia, ricordo a tutti che la Germania oggi controlla la politica monetaria, domani controllerà anche e banche.

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