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IL DIVIDENDO DELLA CRISI E-mail
Welfare
di Paolo Brunori, Vito Peragine
09 novembre 2012
crisiL’ultimo bollettino Istat prevede per l'anno 2012 una riduzione del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari al 2,3%, mentre per il 2013, nonostante un moderato recupero dell'attività economica dopo il secondo trimestre, la variazione media annua resterebbe leggermente negativa (-0,5%).

Se le previsioni si realizzassero, il 2012 sarebbe l’anno più duro dopo il 2009, e il 2013 non ci porterebbe ancora fuori dalla recessione.
E’ utile chiedersi chi pagherà i costi di questa ulteriore caduta del reddito. In particolare, se la recessione sarà sopportata principalmente dalle fasce più povere della popolazione oppure se si distribuirà in maniera proporzionale lungo la scala reddituale.
Purtroppo, guardando alla dinamica distributiva passata, in particolare a quella più recente1, le risposte non sono incoraggianti. Come è noto, l’Italia ha conosciuto un calo significativo della disuguaglianza fra l’inizio degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Questa spinta perequativa si è indebolita tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, invertendosi poi durante la crisi del 1992-1993, in cui vi è un forte aumento delle disuguaglianze. A partire da allora, nonostante i cambiamenti che hanno interessato la società italiana, si assiste ad  una sostanziale stabilità della disuguaglianza, fino al periodo più recente: l’effetto della crisi iniziata nel 2007 è stato significativamente regressivo.
La Figura 1 riporta2 la “curva della crescita” riferita al periodo 2006-2010, uno strumento analitico che permette di apprezzare il livello ma anche la qualità distributiva di un episodio di crescita o di recessione: per ogni percentile della popolazione, iniziando dalle famiglie più povere e passando via via a famiglie più ricche, la curva indica la variazione percentuale del reddito equivalente per il periodo considerato espressa in variazione annua. E’ evidente come gli effetti del primo periodo recessivo siano stati fortemente regressivi: a fronte di una riduzione media  del reddito dello 0,68 per cento annuo, il reddito delle famiglie più povere, ovvero di quelle che si collocano nel primo decile della distribuzione, è crollato ogni anno del 3,47% per cento. Per famiglie con un reddito equivalente mensile medio di poco superiore ai 600 Euro, si tratta di una perdita significativa. La crescita continua poi ad essere negativa per i decili successivi, ed è positiva solo per la coda più alta della distribuzione.

Dunque il “dividendo della recessione” non è stato uguale per tutte le famiglie: al contrario, le fasce a più basso reddito appaiono aver sofferto di più, e complessivamente la recessione sembra aver avuto un effetto regressivo sulla distribuzione dei redditi. Sono le famiglie più povere ad aver sopportato maggiormente le perdite di posti di lavoro e la riduzione reale dei salari nel quadriennio.
A questo quadro si devono aggiungere gli effetti distributivi attesi delle ultime previsioni di legge. Prime valutazioni sulla la legge di stabilità3, così come presentata alla Commissione Bilancio della Camera il 23 Ottobre, stimano un effetto complessivo negativo sul reddito delle famiglie più povere che risulterà particolarmente grave (l’1% del reddito) sul 10 per cento più povero, mentre il prelievo diminuirà, se pur di poco, per le famiglie con reddito medio ed alto.
Per tutti questi motivi, in assenza di un’inversione di tendenza significativa sul fronte delle politiche di redistribuzione e di assistenza, è difficile attendersi una dinamica distributiva diversa per l’anno in corso e per il 2013. E’ un tema di assoluta rilevanza: sia per la sempre più difficile sostenibilità sociale di una ulteriore caduta di reddito per le famiglie che sono già al di sotto o in prossimità della soglia di povertà; sia per gli effetti macroeconomici, in termini di riduzione della domanda interna, di una ulteriore riduzione del potere di acquisto per le famiglie con redditi bassi e medio-bassi.  

Figura 1: La curva della crescita in Italia dal 2006 al 2010 sulla base dei dati Banca d’Italia (Fonte: Peragine et al. (2012)).
fig1-brunori.jpg

1. Sulla valutazione degli effeti distributivi della crescita si veda Peragine V., Brunori P. e Palmisano F. (2011) "Economic growth and equality of opportunity," Working Papers 232, ECINEQ.
2. L’analisi si basa sull’indagine I bilanci delle famiglie italiane nel 2010 – Banca d’Italia – Supplemento al Bollettino Statistico – Anno XXII – Numero 6 – 25 gennaio 2012. Per la valutazione delle condizioni di vita delle famiglie si è utilizzata la definizione di reddito equivalente dell’OCSE che divide il reddito disponibile per la radice quadrata del numero di componenti della stessa.
3.  Si veda Baldini, Pellegrino e Zanardi  “Irpef-Iva, lo sconto fiscale medioè dello 0,1%” su Il Sole-24Ore del 21 Ottobre .

  Commenti (1)
Scritto da A.M., il 07-12-2012 15:58
Se la teoria è così semplice da comprendere...perché è così difficile metterla in pratica? I cittadini sono stanchi di leggere queste notizie...sono stanchi di vivere in uno stato i cui governanti non sono in grado di evitare che tali scenari si manifestino!  
Togliere ai ricchi per dare ai poveri...chissà se mai ci arriveremo...

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