Home arrow Scuola e Università arrow 24 ORE DI DIDATTICA PER GLI INSEGNANTI: UNA SCELTA DA RIVEDERE
24 ORE DI DIDATTICA PER GLI INSEGNANTI: UNA SCELTA DA RIVEDERE E-mail
di Mario Menegatti
19 ottobre 2012
insegnantiUno dei provvedimenti contenuti nella legge di stabilità, che è stata presentata dal governo al parlamento in questi giorni, prevede l’ aumento dell’orario di insegnamento per i docenti delle scuole medie e superiori da 18 a 24 ore settimanali.

Il provvedimento è stato in buona parte trascurato dai media o, in altri casi, ne ha raccolto il plauso. Tale disinteresse o, ancor di più, tale approvazione evidenziano, purtroppo, una scarsa comprensione del significato e delle implicazioni dell’intervento, che risulta essere criticabile per diverse ragioni.
In primo luogo, l’intervento è criticabile perché si fonda su un presupposto falso. Le 18 ore di lavoro in aula rappresentano solo una parte del lavoro degli insegnanti, a cui si affiancano le ore relative connesse all’attività didattica (consigli di classe, scrutini, colloqui con i genitori, correzione e valutazione delle verifiche scritte) che sono proporzionali alle ore della didattica stessa. Ciò implica  non solo che le ore effettivamente lavorate dagli insegnanti sono ben più di 18, ma anche che l’incremento di lavoro con il passaggio a 24 ore di lezione non sarà limitato alle sole 6 ore aggiuntive svolte in classe e comporterà un aggravio ben più significativo che accrescerà di un terzo tutte le attività svolte dai docenti.
L’intervento proposto, d’altra parte, appare discutibile anche con riferimento alle sue finalità. L’incremento delle ore di lavoro dei docenti a parità di salario viene, infatti, giustificato con la necessità di recuperare risorse (secondo alcune stime più di un miliardo di euro), che servirebbero solo in minima parte a ridurre la spesa pubblica e che sarebbero, invece, per la maggior parte reinvestite nella scuola per risolverne i problemi di funzionamento o le difficoltà connesse alle gravi mancanze dell’edilizia scolastica.
La logica appena descritta appare molto discutibile. Se la scuola ha in questo momento bisogno di investimenti, necessari per garantirne la sicurezza o, in alcuni casi, la stessa regolare prosecuzione dell’attività, i vantaggi che da essi deriverebbero ricadrebbero direttamente sugli studenti e indirettamente sull’intera società. Appare, quindi, evidente che gli investimenti nella scuola debbano essere a carico di tutti e non solo di alcuni lavoratori che hanno l’unica caratteristica peculiare di lavorare al suo interno.
Con riferimento, invece, alle risorse destinate alla riduzione della spesa, il cui valore si attesta per il 2013 a 182,9 milioni di euro, si può rilevare come la legge di stabilità preveda per il 2013 anche un intervento a favore delle scuole non statali per un valore pari a 223 milioni. Prescindendo dalle finalità di tale intervento, che sono certamente motivate, sembra evidente come, in una fase in cui si richiedono forti sacrifici, una decurtazione di questa voce rappresenti una fonte alternativa molto ragionevole per la riduzione della spesa pubblica da finanziare tramite il settore scolastico.
Le considerazioni precedenti sono già di per se stesse sufficienti  a mostrare i forti limiti dell’intervento del governo. Ad esse, peraltro, se ne aggiunge un’ultima che appare fra tutte forse la più importante. Negli ultimi anni la scuola italiana ha visto ridurre in modo ingente le risorse ad essa dedicate, in alcuni casi mettendo in gravi difficoltà lo svolgimento stesso della didattica. L’ultima cosa di cui oggi la scuola ha bisogno è di demotivare la classe insegnante, già dequalificata da stipendi inadeguati, dicendole che la sua retribuzione oraria sarà ridotta di un terzo a partire dal prossimo anno. Probabilmente il miglior intervento per garantire che la scuola perda anche la sua ultima risorsa.
  Commenti (3)
Privilegi da rivedere
Scritto da Vittorio Bacaro, il 23-10-2012 13:49
Attualmente gli insegnanti svolgono 18 ore settimanali di didattica, alle quali vanno aggiunte altre ore (in verità non moltissime, non tutte obbligatorie, e non in eguale misura per tutti)integrative alla didattica.  
Possono inoltre godere di moltissimi giorni di ferie (quasi tre mesi in estate, più altre tre settimane nel periodo natalizio e pasquale, più quasi tutti i "ponti", ormai istituzionalizzati nei calendari scolastici.  
Tutti gli altri dipendenti pubblici osservano un orario di lavoro di 36 ore settimanali e possono godere di circa 32 giorni di ferie, molti dei quali utilizzati ad assistere i figli mentre le scuole sono chiuse e i professori sono legittimamente in vacanza.  
Un provvedimento che portasse a 24 le ore di didattica non avrebbe dunque nulla di scandaloso. Il fatto poi che il risparmio derivante da tale provvedimento verrebbe reinvestito nella scuola e non disperso in un calderone indifferenziato è circostanza che dovrebbe essere apprezzata da chi difende la scuola pubblica.  
La circostanza poi che la fine di un privilegio possa demotivare chi di quel privilegio godeva è certamente verosimile e certamente irrilevante.
mah .. .articolo approssimativo
Scritto da profeta Ezechiele, il 22-10-2012 08:56
articolo approssimativo che difetta di profondità di analisi. 
Ecco gli argomenti non affrontati che tutti i cittadini vorrebbero invece affrotnare: 
 
1. perchè a fronte di un intero paese a cui viene chiesto di continuo sacrifici, ai dipendenti pubblici non viene chiesto mai nulla? solo diritti e mai doveri 
 
2. 18 ore più il backoffice non è un po' poco come produttività, se comparata a qualsiasi altra professione? sopratutto se si tiene conto che le settimane in cui la scuola è aperta sono veramente poche 
 
3 l'autore confonde investimenti con costi, tipico di sindacalisti e funzionari pubblici. La produttività ha effetti sui secondi, e di sicuro la voce "stipendi prof" è il principale driver. Gli investimenti sono tutta un'altra cosa (e competono all'intera società).  
 
Mi dispiace come un argomento così importante sia affidato a gente così incompetente. Ma chi è alla direzione tecnica del sito? certi articoli potete pure risparmiarveli....
Riforma dei cicli dell'obbligo, invece c
Scritto da antonello, il 22-10-2012 07:50
Salve, 
non vorrei spostare il discorso, o fare del "benaltrismo" ma: 
- e invece gli insegnanti elementari che già di orario hanno 24 ore e fanno tante altre ore a scuola per programmare, progettare, oppure anche loro a casa, e hanno un salario mediamente inferiore del 15% rispetto ai "colleghi" di medie e superiori? 
- più in generale, non sarebbe ora di promuovere una profondissima riforma dei cicli? Che senso ha continuare a mantenere una scuola media, inferiore di nome e di fatto, quando tutte le analisi (v. ultima fondazione Einaudi) ci dicono che il vero buco nero dell'istruzione italiana (in un panorama che certo ormai brilla sempre di meno, anche per i motivi addotti nell'articolo del dott. Menegatti) sta proprio lì. Certo si è riusciti a rovinare anche il fiore all'occhiello del sistema di istruzione italiano che era la scuola primaria, con tagli, ecc. Anche lì sono stati ormai tolti gli insegnanti specialisti di inglese, non ci sono le LIM, anche musica è lasciata alla buona volontà di qualche maestra che è interessata, ecc. ecc. Perché continuare a mantenere 3 anni che di fatto sono il doppione rivisto e corretto della scuola primaria? Non sarebbe ora che anche i sindacati mettessero qualche sforzo nell'unificare i due percorsi, fare un unico ciclo, che a questo punto avrebbe uno sviluppo unitario, magari invece che di 8 di 7+2 anni (col biennio delle superiori), in modo da farci recuperare quell'anno in più che ormai abbiamo solo noi, e far uscire gli studenti a 17 invece che a 18 anni, per andare o all'università o dove preferiscono? 
 
Grazie, cordialmente 
antonello oliva (che non è un maestro)

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >