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PER UNA CARTA DI INTENTI DI GOVERNO* E-mail
Politica e Istituzioni
di Emilio Barucci
05 ottobre 2012
intenti governoDi fronte alla proposta di un Monti bis, la risposta di Bersani è stata netta: deve tornare la politica valorizzando l’azione del governo Monti. Per essere credibili queste parole richiedono un programma di governo convincente che si collochi almeno parzialmente in continuità con quello attuale.

Leggendo la carta di intenti presentata dal PD a fine luglio, si ha l’impressione che così non sia: c’è ancora molto da lavorare. Quattro punti saltano agli occhi.  
In primo luogo, il tema dell’equità. Nella carta degli intenti si parte dallo ‘‘scandalo di rendite o emolumenti cresciuti a livelli indecenti, di ricchezze e proprietà smodate che si sottraggono a qualunque vincolo di solidarietà’’. C’è del vero, il paese negli ultimi venti anni è arretrato in modo eclatante in tema di uguaglianza, occorre agire. Si auspica una nuova centralità del lavoro inteso non più come lavoro dipendente ma come complesso dei produttori (dipendente, precario, piccolo imprenditore, professionista) che sarebbero sfruttati a vantaggio dalla rendita finanziaria. Chiave di lettura difficilmente condivisibile. Cosa si propone? Un’azione in tre mosse: alleggerire il fisco sul lavoro e sull’impresa attingendo alla rendita dei grandi patrimoni (via patrimoniale), maggiori tutele contro il precariato; aiutare le imprese a competere sul lato della qualità e dell’innovazione.
L’equità dovrebbe essere il motore dello sviluppo. Difficile da credere. Un innalzamento delle tutele nel mercato del lavoro finirebbe per ingessare l’economia e questo messaggio rischia di non parlare a larga parte del mondo produttivo che chiede soltanto di poter lavorare in condizioni ambientali migliori. Anche la proposta di aggredire la rendita per via fiscale appare irrealistica: una patrimoniale genererebbe pochi frutti e sarebbe addirittura dannosa con una fuga dei capitali. Sarebbe bene piuttosto concentrarsi sull’impedire l’accumulo della rendita.  
Il secondo punto riguarda la crescita del paese. Una maggiore equità e l’estensione delle tutele da sole non portano una maggiore crescita. Nella carta di intenti invece si sostiene che questo sia possibile sottovalutando le controindicazioni (inflazione e calo della produttività) e soprattutto che non ci possiamo permettere questa ricetta in quanto le risorse pubbliche necessarie sarebbero davvero ingenti. La carta di intenti dice poi assai poco riguardo alla riqualificazione della struttura produttiva del paese: attenzione al capitale umano, ma poco su liberalizzazioni e funzionamento della pubblica amministrazione e delle istituzioni. Insomma la proposta è il rilancio della domanda interna non soltanto come via (condivisibile) per uscire dalla crisi ma anche come modello di sviluppo.
Terzo punto, sempre in tema di sviluppo. Nella carta d’intenti si giunge a parlare di ‘‘orientamento’’ dell’economia. Oltre allo sviluppo dell’economia verde e agli investimenti pubblici in ricerca e in infrastrutture, cosa si intende fare? Chi decide su cosa puntare e con quali risorse? Un ritorno alla programmazione dell’economia ci può stare, ma dove vogliamo arrivare? Dagli incentivi al credito facile e all’intervento diretto dello Stato nelle aziende in crisi il passo potrebbe essere davvero breve.
Infine, il richiamo ai beni comuni. Una lista molto lunga: energia, acqua, welfare, formazione. Beni che dovrebbero essere ‘‘presi in carico da parte della comunità’’ garantendo ‘‘l’universalità di accesso e la sostenibilità nel lungo periodo’’. Anche qui un’estensione dei diritti. Bene, ma in pratica: quale deve essere la tariffa per il cittadino? Quale ruolo svolgerà il privato? Sono tutte domande cui occorre dare una risposta in un’ottica di governo.
E’ vero l’agenda Monti non è un programma di governo, nasce come una risposta all’emergenza europea ma ha alcuni punti fermi (in parte inespressi) quali l’aumento del potenziale di crescita del paese con un’apertura al mercato  e un dimagrimento del ruolo pubblico. Una strada che sembra essere ortogonale a quella della carta di intenti. Questo non ce lo possiamo nascondere senza scordare che la carta rischia di entrare in rotta di collisione con l’Europa prima che con l’agenda Monti: se le condizioni europee rimangono queste, gli spazi di manovra saranno ridotti e non si potrà che portare avanti l’azione di questo governo correggendola nel senso di una maggiore equità. Una cosa è sicura: non ci sarà spazio per un cambio di rotta.
Due suggerimenti per un centrosinistra di governo: un’azione decisa in Europa per mutare lo scenario, recuperare lo slancio riformatore per ammodernare il sistema produttivo e le istituzioni del paese.

* articolo uscito anche sul quotidiano l’Unità.
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