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QUALITĄ DEL CREDITO, RECESSIONE E CATTIVA SELEZIONE E-mail
Finanza
di Stefano Di Colli, Juan Sergio Lopez
01 agosto 2012
qualita creditoTra gli effetti della crisi economica in corso, uno dei più delicati per il sistema bancario è quello del forte deterioramento della qualità del credito. Come evidenziato nel Grafico 1 e come ricordato da Carlo Milani su lavoce.info1, a partire dalla prima metà del 2009, il tasso di crescita delle sofferenze su crediti è aumentato in modo esplosivo, raggiungendo picchi superiori al 50 per cento sui crediti alle imprese e al 60 per cento sui crediti alle famiglie.

Tra giugno del 2009 e aprile del 2012, le sofferenze totali sono aumentate di oltre 60 miliardi di euro (+122,8 per cento), quelle su crediti alle imprese di oltre 40 miliardi di euro (+128,1 per cento), mentre quelle sui crediti alle famiglie di circa 14,7 miliardi di euro (+138,1 per cento).  Contestualmente, il rapporto sofferenze su impieghi è arrivato a livelli significativamente superiori alla media storica di lungo periodo, collocandosi all’8,1 per cento per le imprese e al 5,0% per le famiglie. Se si tiene conto del fatto che, come ricordato prima, le sofferenze sono aumentate in misura maggiore per le famiglie, l’allargamento della differenza del rapporto sofferenze su impieghi tra imprese e famiglie è interamente riconducibile a una maggiore riduzione del credito erogato alle prime (-14 miliardi di euro, - 1,7% contro +106,9 miliardi di euro, +28,7%).

Grafico 1. Sofferenze su crediti a famiglie e imprese e rapporto sofferenze su impieghi
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Perché la qualità del credito, misurata in questo come aumento delle sofferenze, si deteriora in modo così vistoso nei periodi di crisi economica? In buona misura dipende dalla congiuntura economica. Se questa peggiora, aumenta la disoccupazione, si riducono i consumi, un certo numero di imprese entra in difficoltà e fallisce, il che aumenta ulteriormente la crescita della disoccupazione. Questo circolo vizioso che si innesca fa sì che un numero sempre maggiore di famiglie (per via della disoccupazione) e di imprese (per via dei fallimenti e della riduzione del volume di attività) riesca a ripagare il credito ottenuto in passato. Il meccanismo appena descritto, però non spiega tutto. Vi è anche un altro fattore: se nelle fasi positive del ciclo, precedenti la crisi, si è verificato un eccesso di erogazione del credito, una parte delle sofferenze successive è frutto di una cattiva selezione degli impieghi. Quando periodi di crescita economica si susseguono uno dopo l’altro, la memoria delle perdite su crediti avute in passato tende infatti a diluirsi. Le banche diventano più propense a concedere prestiti, le procedure di selezione del credito rischiano di diventare meno stringenti, la qualità del credito si abbassa e, nel momento in cui il ciclo economico si inverte, le sofferenze aumentano in misura più che proporzionale rispetto  a quanto giustificato dal peggioramento delle condizioni economico-finanziarie dei prenditori di fondi.
Un articolo pubblicato sul XVI Rapporto della Fondazione Rosselli2 e su Cooperazione di Credito3 ha cercato di verificare  l’esistenza di un eccesso di sofferenze su crediti rispetto alle determinanti macroeconomiche dell’attuale crisi economica. Il lavoro ha, in primo luogo, individuato le determinanti macroeconomiche di sofferenze e impieghi (si veda anche Bofondi e Ropele4, in secondo luogo ha testato empiricamente l’esistenza di un eccesso di sofferenze nella recessione del 2008-2009 e, infine, ha analizzato quale fosse l’effetto di uno shock persistente degli impieghi sull’eccesso di sofferenze nelle epoche successive. L’eccesso di sofferenze viene riscontrato quando la cumulata dei residui della regressione delle sofferenze rispetto alle proprie determinanti macro-finanziarie è persistentemente superiore a due. Come si vede dal Grafico 2, a partire dalla seconda metà del 2010 le sofferenze crescono significativamente e in modo persistente al di là di quanto giustificato dal ciclo economico. Allo stesso tempo, i risultati presentati nell’articolo mettono in evidenza come, per il sistema bancario nel suo complesso, questo eccesso sia stato indotto da un eccesso di impieghi nella fase positiva del ciclo (confermata quindi l’ipotesi di cattiva selezione del credito).

Grafico 2. Eccesso di sofferenze rispetto al ciclo economico
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Un ultimo obiettivo dell’analisi è stato quello di verificare se tale fenomeno fosse riscontrabile anche per il sottoinsieme delle Banche di Credito Cooperativo (sempre considerate in forma aggregata). Come noto, le BCC sono banche locali che sfruttano la cosiddetta soft information per effettuare valutazioni del medito creditizio basate su procedure meno standardizzate e che tengono conto di una migliore conoscenza della clientela affidata. Per il Credito Cooperativo, contrariamente a quanto visto per il sistema bancario nel suo complesso, non è vi una chiara evidenza dell’esistenza di un eccesso di sofferenze durante e dopo la recessione del 2008-2009 (si veda il Grafico 3). Inoltre, anche il test di causalità tra impieghi nella fase positiva del ciclo e sofferenze nelle epoche successive non consente di affermare che shock generati sugli impieghi influenzino in modo statisticamente rilevante e persistente le sofferenze su crediti delle BCC-CRA.

Grafico 3. Eccesso di sofferenze rispetto al ciclo economico
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1. C. Milani “Le sofferenze delle banche. E quelle delle imprese”, lavoce.info del 17/05/2012
2. S. Di Colli, R. Di Salvo, J. S. Lopez (2011) “Prociclicità degli impieghi bancari e qualità del credito durante la crisi del 2008-2009”, XVI Rapporto sul Sistema Finanziario, Fondazione Rosselli, Edibank
3. S. Di Colli, R. Di Salvo, J. S. Lopez (2010) “Eccesso di credito nelle fasi positive del ciclo economico e sofferenze nei periodi successivi: il caso della crisi del 2008-2009” , Cooperazione di Credito n. 207, ECRA
4. M. Bofondi  – T. Ropele (2011), “Macroeconomic determinants of bad loans: evidence from Italian banks”, Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers) della Banca d’Italia, n. 89, Marzo.


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