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IL CORAGGIO DELLA VERITÀ: DUE MOSSE PER SALVARE L’ITALIA E L’EURO E-mail
Europa
di Giorgio Ragazzi
28 giugno 2012
salvare italia euroE’ ormai ben chiaro che la Spagna ed altri paesi minori potranno essere “puntellati” con ulteriori crediti da FMI ed UE ma non vi sono risorse sufficienti per “salvare” l’Italia: è sulla sorte dell’Italia che si gioca la partita dell’euro.

Siamo senza rete di sicurezza, e la “catastrofe” può avvenire improvvisa, o perché i mercati finanziari si voltano contro il nostro debito, allargando lo spread a livelli insostenibili, o perché, alle prossime elezioni, potrebbe emergere un parlamento frammentato e poco disposto a continuare nella prospettiva di stagnazione/ recessione cui ci condanna l’euro.
     Per salvare l’Italia e l’euro occorrono due cose: 1) contenere l’incremento del debito pubblico per renderne plausibile un lento assorbimento nel tempo e 2) tornare a crescere.
Consideriamo il primo punto. Non è possibile incrementare ancor più la pressione fiscale, e alla prospettiva di vendere beni pubblici per importi rilevanti nessuno crede. Dobbiamo chiedere aiuto alla UE, ma non sottoforma di prestiti/ acquisti di nostri titoli da parte dell’ESM o della BCE, che non ridurrebbero il debito e finirebbero per allarmare ancor più i mercati. Occorre avere il coraggio di chiedere alla UE “sussidi” a fondo perduto. Scandalo? Non credo.
Consideriamo cosa è stato fatto per tenere la Grecia nell’euro: tra aiuti e crediti la Grecia ha ricevuto, da FMI, UE e mercati, finanziamenti pari a quasi due volte il PIL, circa 80.000 euro a famiglia. Quasi 200 miliardi di finanziamenti dal mercato sono già stati persi, mentre UE e BCE sono esposti per circa 340 miliardi che per convenienza (e per evitare passaggi parlamentari) si chiamano crediti ma che sappiamo non verranno mai rimborsati. La realtà è che l’UE ha elargito sussidi a fondo perduto alla Grecia per importi imponenti. Se si avesse il coraggio di chiamare le cose per quel che sono non sarebbe allora ben giustificato, nell’interesse di salvare l’euro ed evitare l’incombente catastrofe, che l’UE decidesse di erogare all’Italia un sussidio a fondo perduto di 50-60 miliardi l’anno per 3-4 anni? La logica sarebbe quella di versare a fondo perduto all’Italia,  mentre è impegnata in una rigorosa politica di riduzione del disavanzo, una somma sufficiente a contenere il costo per interessi sul debito pubblico ad un tasso analogo, diciamo, a quello della Francia. Un impegno credibile in tal senso ridurrebbe certamente il tasso pagato sul mercato dall’Italia e quindi anche il costo per l’UE. Pur estendendo il sostegno a Spagna e paesi minori, il costo complessivo per i paesi “virtuosi” della UE resterebbe assai inferiore a quanto erogato alla Grecia, e sarebbe certo un ottimo investimento se servisse ad evitare la “catastrofe”.
I leaders europei dei paesi “virtuosi” sarebbero assai più credibili, anche di fronte alle loro opinioni pubbliche, se trovassero il coraggio di esporre la situazione per quella che è e di chiedere apertamente ai loro parlamenti di approvare i sacrifici necessari per salvare l’Unione: quanti ad esempio, in Germania, sanno a quanto ammontano i crediti Target 2 della Bundesbank che ben difficilmente verranno mai rimborsati e che rischierebbero di diventare anche formalmente inesigibili in caso di dissoluzione dell’euro? Occorre infine mettere alla prova la volontà effettiva delle popolazioni europee di sostenere i costi dell’unione, piuttosto che continuare a finanziare enormi trasferimenti tra stati in modo occulto tramite l’eurosistema.
Veniamo al secondo punto, quello della crescita. Nonostante decreti dai nomi roboanti ma dal contenuto esiguo, nonostante gli annunci di grandi piani europei dopo le cene di 17 capi di stato, data la politica fiscale restrittiva cui saremo costretti per i prossimi molti anni l’unica speranza per una significativa ripresa dell’economia italiana può venire solo da un forte guadagno di competitività che faccia crescere le esportazioni nette. E’ illusorio pensare di recuperare competitività in tempi ragionevoli contenendo l’aumento del nostro costo del lavoro al di sotto di quello  dei tedeschi, visto anche che abbiamo un’inflazione più alta della Germania e della media UE. Né ci si può attendere granchè dalle tanto invocate e mai attuate riforme strutturali, per ridurre il peso della burocrazia o liberalizzare i mercati.
Una misura, forte ed immediata, potrebbe essere quella di aumentare l’IVA sulle importazioni dal 21 al, diciamo, 30%. Col maggior gettito si potrebbe evitare il paventato aumento dell’aliquota ordinaria dal 21 al 23% e l’effetto sull’inflazione potrebbe essere contenuto anche riducendo al contempo le accise sui prodotti petroliferi in modo da mantenerne invariati i prezzi. Si tratterebbe di una sorta di svalutazione, a beneficio delle imprese che competono con prodotti importati. Scandalo? Certo, verrebbe incrinato il principio del mercato unico europeo, e l’introduzione di questa misura dovrebbe essere concordata in ambito UE ed armonizzata con altre simili misure che potrebbero essere introdotte da altri paesi. Ma potrebbe essere accettata dai paesi “virtuosi” come un male minore rispetto all’alternativa della dissoluzione dell’euro, magari in via temporanea, per il tempo  necessario a ristabilire condizioni di maggior equilibrio nelle bilance dei paganti correnti e ridare fiato ai “pigs”.
Anche in questo caso si richiederebbe una leadership coraggiosa, che sappia affrontare le sfide reali che ci incombono invece di applicarsi nel produrre decreti dai titoli roboanti ma di scarso contenuto o ambiziose dichiarazioni d’intenti di summit europei volte a sedare ed assopire i mercati, purtroppo ormai sempre meno credibili ed efficaci.
  Commenti (1)
Scandalo? Peggio: un similaccattonaggio
Scritto da Giorgio Casadio, il 29-06-2012 10:18
Chiaro e sintetico è il quadro delineato; altrettanto chiare, palesi ed ovvie sono le due vie d'uscita dal pantano Italia: diminuire il debito e tornare a crescere. Stupisce la strategia:farci regalare 50/60 milardi all'anno per tre anni.Giorgio Ragazzi si domanda se sarebbe scandalo. Sarebbe accattonaggio! Ma come? Non riusciamo a debellare la corruzione interna che vale annualmente la stessa cifra e chiediamo ai Paesi virtuosi di regalarci pari valore? Cominciamo a garantire i nostri debiti con i beni dello Stato (perchè dovrebbe esser così difficile?)Poi, e qui sono d'accordo, portiamo non al 30, ma al 40% l'Iva sulle importazioni incluse quelle del falso made in Italy di aziende nazionali che hanno dislocato produzione e macchinari e che in parte hanno causato la drammatica disoccupazione.

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