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L’UNIONE BANCARIA PUÒ DAVVERO AIUTARE L’EURO? E-mail
Europa
di Emilio Barucci
28 giugno 2012
unione bancariaIl dibattito sulla crisi dell’euro è costellato di proposte che hanno una ridotta probabilità di essere varate con l’urgenza dovuta e servono a poco per risolvere i problemi. Si progetta una nuova casa mentre quella attuale brucia.

Anche la proposta di una Unione Bancaria soffre di questo limite, si parla di un insieme di misure per l’Europa che verrà con la speranza che queste proposte possano placare le turbolenze dei mercati che a dire il vero hanno ben altra motivazione. Giocare sulle aspettative è complicato, per essere convincenti occorre pensare bene le proposte.

All’ordine del giorno ci sono tre misure:
1) sistema europeo di garanzia sui depositi: i sistemi di garanzia nazionali verrebbero integrati o sostituiti da un sistema paneuropeo, non è dato ancora sapere dove si troverebbero i fondi, quelli di garanzia delle banche non bastano, ci vogliono fondi pubblici, sarà il bilancio UE a fornirli, il fondo salva stati?
2) meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie: si cerca di istituzionalizzare un meccanismo di intervento per le banche in difficoltà che in qualche misura istituzionalizzi i salvataggi bancari con l’iniezione di fondi freschi (azioni), conversione di debito in azioni, acquisto di asset di cattiva qualità.  Anche in questo caso non si capisce ancora chi sarà ad agire: l’UE, il fondo salva stati?
3) Sistema di vigilanza europea. La proposta sarebbe quella di costituire un doppio livello di vigilanza (nazionale ed europeo) con il secondo che dovrebbe avere l’ultima parola soprattutto sulle banche di grandi dimensioni. In questo caso i candidati a svolgere questo ruolo sono la BCE e l’EBA.
Entriamo nel merito della proposta. La crisi finanziaria ha mostrato che la frammentazione della vigilanza, la diversa applicazione delle regole, la cattura dei regolatori locali, l’assenza di meccanismi pubblici di salvataggio degli intermediari rappresentano punti di criticità dell’attuale sistema finanziario. E’ impensabile creare istituzioni mondiali, l’Europa rappresenta una dimensione ottimale su cui lavorare. La proposta cerca di colmare questa lacuna a livello europeo e quindi va nella giusta direzione.  

La proposta ha due punti critici. Il primo affonda le sue radici nei problemi attuali dell’euro e ruota attorno al ruolo della BCE. Nel modello tradizionale la vigilanza dovrebbe essere allocata alla banca centrale mentre le altre due funzioni dovrebbero essere gestite da un braccio armato del governo (la Commissione europea in questo caso) a stretto contatto con la banca centrale. Gioco forza la BCE dovrebbe cambiare natura e passare dall’avere un unico mandato (la stabilità dei prezzi) ad una pluralità di mandati (almeno al stabilità finanziaria). Siamo pronti a fare questo passo? Non sembra, questa è la ragione per cui entra sempre in gioco il fondo salva stati che rappresenta (per la sua indeterminatezza, la sua complessità e la limitatezza dei suoi fondi) un elemento di turbativa dei mercati. Ricorrere a lungo termine al fondo salva stati per mettere in sicurezza il sistema finanziario è un errore che rischia di vanificare gli sforzi.

Il secondo punto critico è che lo spostare a livello sovranazionale il tema della stabilità finanziaria può essere controproducente. La crisi ci ha mostrato che nei moderni mercati finanziari il rischio può essere sistemico e che anche i più raffinati sistemi di regolazione possono avere delle falle. A fronte di queste evidenze mettere tutti i paesi sulla stessa barca può essere rischioso. Lo spostamento a livello sovranazionale deve essere fatto con cura prevedendo in primo luogo forme di legittimazione politica al governo del sistema finanziario (come si sta discutendo di fare nel caso dell’unione fiscale) e meccanismi che tendano ad isolare eventuali malfunzionamenti dei mercati e degli intermediari. Meccanismi non più su base nazionale ma su base industriale o dei mercati. Se questo non avvenisse il rischio di implosione sarebbe ancora maggiore.   

Si tratta di due criticità da non sottovalutare se si vuole utilizzare davvero l’arma dell’unione bancaria per dare un segno ai mercati della volontà di andare avanti sul progetto di integrazione europea. Se si nascondesse la polvere sotto il tappeto, l’annuncio di un road map per l’unione bancaria avrebbe un effetto limitato nel tempo e soprattutto rischia di creare le basi per nuovi guai. 
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