Home arrow Europa arrow L’AFFAIRE BANKIA: UN ULTERIORE PASTICCIO PER L’EURO?*
L’AFFAIRE BANKIA: UN ULTERIORE PASTICCIO PER L’EURO?* E-mail
Europa
di Emilio Barucci
30 maggio 2012
bankiaAdesso le notizie preoccupanti vengono dalla Spagna: venerdì il governo spagnolo annuncia che deve intervenire per salvare Bankia (la terza banca del paese) con un’iniezione di 19 miliardi di euro, ieri il governatore della banca centrale spagnola annuncia le sue dimissioni.

Una crisi quella dell’euro, del debito sovrano e del sistema bancario europeo che si sta avvitando su se stessa. Non si tratta più di un paese periferico, si tratta di un bersaglio grosso che può mettere a rischio l’esistenza dell’euro. Tutto questo avviene mentre in Europa si oscilla tra le dichiarazioni rassicuranti dei leader politici e i rifiuti della Germania: no ad interventi della BCE in difesa degli Stati in difficoltà, no (per adesso) agli eurobonds, sì (forse) ad un allentamento del patto di stabilità.  E’ vero che con la vittoria di Hollande si è rotto l’asse franco-tedesco, ma lo scenario sembra essere sempre più sconsolante.
Mentre la casa brucia aspettiamo il prossimo summit europeo che si preannuncia come al solito decisivo. Il rischio concreto è di non arrivarci. Le lezioni che ci vengono dalla Spagna sono almeno due: la prima riguarda l’euro, la seconda il ruolo della politica (spagnola ma non solo) nella gestione di questa crisi.
Sul primo fronte occorre un’azione decisa immediata che non può venire che dalla BCE. L’idea di mettere un freno alla crisi del debito sovrano e delle banche rilanciando solo la crescita è una pia illusione. La proposta di ricorrere agli eurobonds va nella giusta direzione ma rischia di non essere tempestiva. Occorre un intervento da parte della BCE con acquisti significativi di titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. Una monetizzazione del debito associata a bassi tassi di interesse, svalutazione dell’euro e sostegno alla domanda aggregata. Il prezzo da pagare sarà un ritorno dell’inflazione ma questo è proprio l’ultimo dei problemi vista l’emergenza. Il vantaggio di un intervento di questo tipo sarebbe di permettere agli Stati di intervenire nel salvataggio delle banche spezzando il circolo vizioso per cui le banche stanno diventando il ricettacolo di crediti dubbi sia privati che pubblici via acquisto titoli di Stato. Un legame che rischia di affondare l’euro. Il dato preoccupante è che la Spagna per salvare Bankia va nella direzione opposta:  non vuole andare sul mercato per reperire le risorse necessarie, intende conferire alla stessa titoli di Stato con cui la banca potrebbe ottenere liquidità dalla BCE. Una strategia che la BCE non intende accettare e che rischia di essere suicida: decidendo di non reperire le risorse sul mercato il governo spagnolo lancia un segnale di estrema debolezza. Siamo di fronte all’ennesimo artificio per fronteggiare un problema tramite strumenti di finanza creativa (ci ricordiamo l’ESM,l’EFSF?). Una strategia che ha finito per rafforzare la spirale della crisi. Cosa dobbiamo attendere prima che le istituzioni europee imparino la lezione? Piuttosto che ricorrere a strumenti e operazioni complessi occorre agire per via diretta tramite la politica monetaria.
Veniamo alla gestione di questa crisi da parte del governo spagnolo. Bankia è una banca ‘‘nuova’’, frutto della fusione avvenuta nel 2010 tra sette casse di risparmio che navigavano in cattive acque. All’epoca della fusione Bankia ricevette un prestito pubblico di 4.5 miliardi euro. Nel luglio 2011 la banca viene quotata in borsa piazzando i titoli prevalentemente presso i risparmiatori che hanno sottoscritto 1.7 miliardi dei 3.1 del collocamento. Un’operazione gestita dal gotha del sistema finanziario internazionale che ha lucrato interessanti commissioni. Quella che si potrebbe definire un’operazione di sistema che faceva comodo a tutti i partiti politici sotto elezioni: i socialisti che tentavano la rimonta e i popolari da sempre legati al mondo delle casse di risparmio. Il titolo da inizio anno ad oggi ha perso oltre il 60% del suo valore. Una perdita ingente per gli azionisti.
Che lezione si può apprendere da questa storia? Che i mercati sono sì irrazionali e miopi ma non si può fare ‘‘andare l’acqua all’insù’’, la gestione politica della crisi non può prescindere dalla compatibilità finanziaria ed economica. Un’osservazione da tenere bene a mente in un paese come l’Italia dove si invocano a più riprese operazioni di sistema per porre una pezza alle falle del sistema finanziario italiano: da Alitalia a Parmalat, da Unicredit-Capitalia, da Edison a Fondiaria-Sai.  
Torniamo all’oggi, il sentiero è davvero stretto: la politica deve inventarsi una proposta di politica economica che innovi rispetto al passato ma non può permettersi fughe in avanti. Una partita cruciale per l’Italia che si gioca oggi soprattutto a Francoforte.

*una versione ridotta è uscita sul quotidiano l’Unità.
  Commenti (1)
chi minaccia il sogno europeo
Scritto da Massimiliano Deidda website, il 04-06-2012 13:14
Il sogno europeo di pace e prosperità con cui siamo cresciuti è minacciato dall'interno e dall'esterno. All'interno sono stati anni di populismo demagogico e nazionalista, con cui si è mascherata un'orgia di denaro e potere mai visti in precedenza, accompagnati da un'opera sistematica di sgretolamento delle Istituzioni comunitarie; all'esterno, la nascita dell'euro ha impedito agli USA di continuare a inondare di dollari il mondo come aveva fatto, almeno negli ultimi 50anni.  
 
La minaccia odierna: alla crisi del '29 negli USA segue la legge bancaria del 1933, la "Glass-Steagall Act" e in Italia la "Legge bancaria del '36", ma misure analoghe vengono adottate, mi pare, anche nelle altre economie, allo scopo di rimuovere i meccanismi di trasmissione del rischio sistemico, l'effetto domino che aveva scatenato e reso possibile quella crisi. Queste misure reggono fino ai primi anni '90, quando, ad esempio, in Italia, a seguito di direttive europee, si procede alla riforma con il "Testo unico del '93". Da quel momento in poi, il denaro raccolto nella mia Sardegna, "vola" dappertutto, in qualsiasi forma, ma non è più a disposizione degli operatori locali per sviluppare il proprio business. Sappiamo come sia stato usato da player nazionali e globali! Internet, ha fatto il resto. Condivisa l'analisi, dimmi se senti parlare, in giro, di misure che evochino anche da lontano la necessità di presidiare la funzione sociale dell'intermediazione creditizia e bloccare i meccanismi di trasmissione della crisi sistemica. Io non li vedo! Così non ci salviamo! 
 
Massimiliano Deidda

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >